L'Editoriale

2010-2019 un decennio con la luce spenta

Quello che si chiude è stato un decennio di grandi sviluppi dal punto di vista tecnologico. Lo stesso non si può dire riguardo alle politiche macroeconomiche attuate. Per noi Europei sono stati gli anni del buio economico e dell’oscurantismo intellettuale, del mancato coraggio dei politici italiani, delle troppo poche voci di dissenso nel giornalismo italiano contro ciò che ha caratterizzato il decennio: le politiche di austerità.

Il decennio precedente si era concluso con la peggior crisi finanziaria della storia moderna e i fatti economici che hanno aperto il nuovo decennio dell’Eurozona sono stati il preludio al drammatico calvario sociale ed economico di cui siamo ancora oggi prigionieri.

Ricordiamo gli eventi che hanno inaugurato il decennio 2010-2019.

GRECIA, 3 MARZO 2010

A seguito del declassamento dei titoli greci a titoli spazzatura da parte delle agenzie di rating, Atene annuncia il primo piano di austerità (aumento dell’Iva e delle tasse, congelamento delle pensioni, tagli agli stipendi nel settore pubblico, ecc.) e nell’aprile del 2010 il Governo chiede un prestito di salvataggio. L’approvazione di ulteriori misure di austerità è una condizione imposta dalla Troika. Il 29 giugno 2011 il Parlamento greco approva un piano di austerità da 28 miliardi di euro. Saranno due giorni di violente proteste e 300 feriti tra i manifestanti.

Dopo otto anni di austerità, i giornali parlano di una ripresa dell’economia greca e di un Paese credibile agli occhi dei mercati azionari, ma la realtà è ben diversa: prezzi degli asset crollati, peggioramento delle condizioni di vita, indebitamento privato salito al 137% del Pil, stipendi calati del 40%.

La resa definitiva di Tsipras nel 2015 resta una ferita profonda all’interno dei movimenti anti-austerità europei. Emerge sempre più chiaro che, in assenza di una solida conoscenza della macroeconomia e dei sistemi monetari, non ci può essere sviluppo nelle voci di dissenso. Ma torniamo indietro…

ITALIA, ESTATE 2011

Il 1° luglio, a mercati aperti, Standard & Poor’s diffonde il bollettino sulla bocciatura di fatto del Governo Berlusconi: “Restano sostanziali rischi per il piano di riduzione del debito, principalmente a causa della debole crescita”. L’impatto sui titoli pubblici è immediato, lo spread aumenta.

Il 5 agosto 2011 i vertici entranti ed uscenti della Banca centrale europea indirizzano al Governo italiano l’elenco dei diktat che condizionano il sostegno europeo a drastiche misure di austerità. La crisi di Governo, sostenuta e alimentata da Bruxelles, Francoforte e Berlino, porta al Governo Monti, che l’edizione tedesca del Ft definisce “Asciutto, obiettivo, minuzioso, ligio alle regole e un po’ rigido, Monti ha tutte le qualità che mancano a Berlusconi”.

Il 10 novembre 2011 Il Sole 24 Ore titola: “Fate presto“, facendo ricorso in maniera opportunistica all’urlo di disperazione delle vittime del terremoto dell’Irpinia del 1980. L’obiettivo è contribuire a spingere l’opinione pubblica verso una passiva accettazione delle politiche di austerità e delle riforme strutturali imposte.

Ma il 2012 vede nascere anche quelli che diventeranno gli anticorpi delle folli politiche dell’austerità.

Febbraio 2012: L’Italia è il primo Paese in Europa che apre il dibattito sulla reale alternativa a un futuro di scarsità e austerità.

L’evento che darà i natali al movimento MMT ha un luogo e una data precisa: il primo Summit MMT, svoltosi a Rimini tra il 24 e il 26 febbraio 2012, organizzato dal giornalista d’inchiesta Paolo Rossi Barnard insieme al primo gruppo di attivisti MMT in Italia, provenienti da diverse regioni.

(Guarda il capitolo di Primavera Economica che ricorda le tappe della nascita dell’attivismo MMT)

Nel 2017 i tre registi Adriano Cutraro, Mirko Melchiorre e Federico Greco danno vita a un’importante testimonianza di questo decennio: il film documentario PIIGS. Disponibile su Open DDB e su Raiplay (per chi è iscritto).

2018, IL DIBATTITO NEGLI USA PRENDE PIEDE

Gli anni che seguono al 2012 si caratterizzano per un incessante lavoro di divulgazione della MMT da parte di Rete MMT e di aperture del mondo accademico, a volte timide, altre volte più coraggiose, verso gli economisti MMT: Warren Mosler, Randall Wray e Pavlina Tcherneva sono ospitati da alcune Università in qualità di visiting professor e qualche testata inizia a citare la MMT nelle rubriche economiche.

Ma l’elemento che rompe il tabù intorno alla MMT, dando una luce di speranza alla coda di questo decennio, è il dibattito negli USA.

La proposta del Piano di Lavoro Garantito di Bernie Sanders e la crescente visibilità di Alexandria Ocasio-Cortez contribuiscono a squarciare il muro del silenzio.

A marzo 2019 Bloomberg illustra le voci favorevoli e contrarie alla MMT: “Warren Buffett la odia. Alexandria Ocasio-Cortez la supporta. Una guida per principianti alla Teoria della Moneta Moderna” (qui prima e seconda parte in italiano).

Il dibattito prende il via e agita alcuni conservatori statunitensi, che nel maggio 2019 presentano una risoluzione di condanna della Modern Money Theory.

Nel frattempo l’economista MMT Stephanie Kelton risponde a un articolo di critica del premio Nobel Paul Krugman.

2019, NEL PAESE DEL SOL LEVANTE

Il dibattito si sposta in Giappone, dove l’opposizione chiede di prendere in esame la MMT. L’Asahi Shimbun | Asia & Japan Watch riporta la notizia che il Premier Shinzo Abe ha risposto recentemente a un’interrogazione di Shoji Nishida, parlamentare del Partito Liberaldemocratico, il quale facendo riferimento alla MMT chiede al Governo di aumentare la spesa pubblica.

2019, IN EUROPA

Gli echi del dibattito extra-europeo finalmente arrivano anche da noi. Sempre più testate giornalistiche iniziano a parlare della MMT, anche se in maniera distorta. Come Rete MMT, a fine estate decidiamo di darne visibilità aprendo la rubrica “La MMT nei media italiani“.

Ma sono due gli eventi che contribuiscono maggiormente a rompere il muro di silenzio sulla MMT in Eurozona.

APRILE 2019

Christine Lagarde, all’epoca ancora direttore del FMI, afferma che la Teoria della Moneta Moderna ha poco da offrire all’economia mondiale in questo momento, ma potrebbe rivelarsi utile in situazioni di crisi quando i prezzi sono in calo.

SETTEMBRE 2019

Mario Draghi, rispondendo a una domanda sulla MMT, afferma: “Queste sono oggettivamente idee piuttosto nuove che non sono state discusse dal Consiglio Direttivo; le dovremmo considerare, ma non sono state testate” (guarda qui l’intervento di Mario Draghi).

Il nuovo decennio inizierà all’insegna delle politiche di austerità, ma forse si concluderà con la fine del principio dogmatico che le caratterizza, che si rivelerà per ciò che è: una stupida e folle narrazione.

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