Eventi e Iniziative

“PIIGS”: tre film-maker italiani contro l’austerità

Ci siamo chiesti perché, in questi anni, i registi italiani non abbiano fatto un film su quello che stava accadendo nell’Eurozona, testimoniando l’esperimento sociale in corso. Non sapevamo che tre film-maker italiani – Adriano Cutraro, Mirko Melchiorre e Federico Greco – stavano lavorando ad un importante progetto: PIIGS – Ovvero come imparai a preoccuparmi e a combattere l’austerity.

PIIGS è un film di straordinaria potenza, che spiega la lucida follia delle politiche di austerità dell’Unione europea legandola al destino delle sue vittime, i più deboli; come la Cooperativa sociale di Monterotondo che, a causa dei tagli alla spesa sociale, rischia di chiudere e mandare a casa 100 lavoratori, lasciando così senza assistenza 150 ragazzi disabili.

Il progetto è totalmente autofinanziato. Hanno aderito gratuitamente: Noam Chomsky, Stephanie KeltonWarren Mosler, Paul De Grauwe, Erri De Luca, Yanis Varoufakis.

La propaganda è sempre finanziata da capitali ingenti, ma la testimonianza diretta no e ha bisogno del sostegno economico di tutti noi, di chi in Italia, in modi diversi, sta lottando contro le politiche di austerità.

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Abbiamo intervistato gli autori.

Redazione: A che punto siete nella realizzazione e distribuzione di PIIGS?

Federico Greco: « Siamo ad un punto chiave. Al famoso novantanovesimo cancello su cento. Solo che l’ultimo cancello, da soli, non ce la facciamo a scavalcarlo. Dopo cinque anni di ricerche e studio e più di due di riprese e montaggio, in cui bene o male ce la siamo cavata anche senza un produttore che ci finanziasse, adesso ci manca la parte più importante e costosa: la post-produzione. Il lavoro che abbiamo fatto è stato così impegnativo che dobbiamo mantenere a tutti i costi il livello tecnico sugli standard molto elevati della distribuzione audiovisiva internazionale, e questo ha un costo. »

R: PIIGS unisce la spiegazione della macroeconomia alla storia del destino dei singoli. Com’è stato seguire e testimoniare le vicende della cooperativa sociale?

Adriano Cutraro: « Questa domanda ce la fanno in molti, ma ogni volta è sempre un piacere rispondere, perché abbiamo modo di far conoscere una meravigliosa realtà che, a causa dei tagli alla spesa sociale, rischia di chiudere, lasciando a casa 100 lavoratori e senza assistenza più di 150 ragazzi disabili. La Cooperativa sociale “Il Pungiglione” l’abbiamo scoperta per caso, su suggerimento di un amico. Fin da subito ci siamo accorti che disponeva di quel potenziale umano in grado di rendere universale anche una piccola realtà locale e quindi di essere elevata ad esempio emblematico di welfare state, pertanto abbiamo deciso si seguirne le vicende. Sinceramente non avevamo una strategia di approccio, piuttosto sono stati loro ad accoglierci cogliendo la nostra buona fede (e probabilmente la nostra goffaggine!) e per noi è stato tutto molto più facile. Stando a contatto con i ragazzi ci siamo resi conto di quanto sia incredibile il lavoro dell’operatore sociale, con quale naturalezza e affiatamento riesca ad interagire con ragazzi vittime di gravissime patologie motorie e cognitive, vedevamo la serenità nei loro occhi. “Il Pungiglione” è stata un’esperienza che ci ha segnato, davvero. Tutt’oggi ci sentiamo spesso con molti degli operatori. »

R: Cinque anni di indagini. Torniamo indietro nel tempo: come e perché vi è venuta l’idea di dar vita ad un film?

A.C.: « Ormai sono diversi anni che l’Italia attraversa una crisi economica gravissima, che ha prodotto sofferenze sociali devastanti. L’Istat, qualche giorno fa, ha pubblicato i dati relativi alle persone che vivono in condizioni di povertà assoluta: sono 4,6 milioni! Mentre Reuters afferma che la disoccupazione giovanile in Italia ha raggiunto il 44%. Numeri spaventosi. Le ricette economiche basate sull’austerità sono risultate fallimentari, ma nonostante ciò continuano ad essere perpetrate. Di fronte a questo scenario, e seriamente preoccupati per questa perenne stagnazione, ci siamo chiesti se effettivamente si fossero vagliate tutte le soluzioni possibili, e se il cinema potesse contribuire a creare dibattito pubblico in merito a questioni così complesse ma così determinanti per la vita di ognuno di noi. Ecco, è attorno a queste riflessioni che ha avuto origine la genesi del progetto. »

R: Perché, secondo voi, in Italia i film-denuncia sull’austerità sono nati fuori dai circuiti tradizionali come nel caso di PIIGS, o dalle associazioni di attivisti come i nostri Primavera Economica e Crisi € Cra[s]i?

F.G.: « Forse perché in Italia l’austerità è un dogma introiettato universalmente senza alcuna elaborazione? E dunque non dubitabile? E dunque poco interessante? Può darsi. O forse perché il cinema italiano, nella sua ormai quasi totale innocuità, non osa più – come faceva invece negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso – mettersi contro il pensiero dominante che lo nutre economicamente? O forse perché si ritiene l’economia una “roba da nerd”? In ogni caso, quando abbiamo cominciato abbiamo tenuto presente tutti questi e molti altri aspetti: “Ma siamo sicuri di quello che stiamo facendo?! Un documentario sull’austerità? E come fai a raccontarci una storia?”. Ci abbiamo pensato un po’ e infine la soluzione è stata: “In effetti… bella sfida”. E siamo partiti. Dopo tanto tempo e diversi momenti difficili, siamo molto soddisfatti di come è andata. Ma è stata dura. »

Guarda il teaser trailer in italiano

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