Approfondimento

L’inflazione? Un finto mostro di cui non avere paura

Che cos’è l’inflazione

L’inflazione è una diminuzione del prezzo relativo della valuta rispetto ai beni, ed è determinata dalle scelte del monopolista della valuta (lo Stato nazionale normalmente e, nel caso dell’eurozona, l’UEM, a cui gli Stati nazionali sono organici).

Il monopolista fissa il prezzo (in termini di merci o lavoro) che il settore privato deve pagare per comprare l’unità di valuta. Può insomma scegliere di scambiare un’unità di valuta con una determinata quantità di tempo di lavoro astratto [1]. Decide quindi in modo unilaterale il valore dalla valuta in termini di altri beni.

Il monopolista può stabilizzare il livello dei prezzi fissando il valore della valuta, ancorandolo al valore dell’ora di lavoro generico. L’ora di lavoro generico, infatti, poiché è ciò che guida la domanda aggregata, presenta le due qualità fondamentali di una buona ancora dei prezzi: stabilità e liquidità. Il lavoro costituisce un’ancora stabile dei prezzi perché è di per sé stabile rispetto agli altri beni e perché nessun agente può comprarne una quantità tanto consistente da farne variare il prezzo. Se il monopolista ancora il prezzo dell’unità di valuta al lavoro, tutti gli altri prezzi rifletteranno il valore relativo tra il lavoro e gli altri beni.

Ciò non significa che l’Indice dei Prezzi al Consumo sia determinato unilateralmente dal monopolista. La MMT distingue l’inflazione, ovvero la diminuzione continua del prezzo relativo della valuta rispetto agli altri beni (determinata dal monopolista), da semplici aggiustamenti del livello dei prezzi, i quali sono cambiamenti dei valori relativi tra i beni. Il primo fenomeno è ascrivibile all’azione del monopolista della valuta, il secondo dipende da eventi non controllabili dal monopolista, quali carestie o, comunque, diminuzione della quantità disponibile di beni necessari.

L’ancora dei prezzi: come il monopolista garantisce la stabilità dei prezzi in regime di piena occupazione.

1. Definizioni iniziali

I prezzi relativi

Il prezzo del bene X è il valore del bene rispetto alla valuta. Tutti i beni possono avere due prezzi: il prezzo relativo rispetto agli altri beni e l’incremento del proprio valore nel tempo (prezzo proprio). Agli altri beni non è mai applicato un prezzo proprio, alla valuta sì: il tasso d’interesse.

  • Il valore di un bene è il valore di quel bene espresso in termini di un altro bene. Per esempio il prezzo dei pomodori in termini di valuta (1 pomodoro = ½ euro) è l’inverso del prezzo della valuta in termini di pomodori (1 euro = 2 pomodori).
  • In generale bisogna parlare di prezzi “relativi” tra beni, tuttavia si usa il termine “prezzo” per indicare il valore di un bene rispetto all’unità di conto (valuta).

Esistono prezzi relativi dei beni tra loro e tra i beni e la valuta. Nello schema che segue poniamo un esempio di prezzi relativi:

  • 1 PC vale 10 orologi, quindi il prezzo relativo di un orologio rispetto a un PC è 10;
  • 1 orologio vale 200 pomodori, quindi il prezzo relativo di un pomodoro rispetto a un orologio è 200;
  • 1 pomodoro vale 0,5 euro;
  • l’ora di lavoro di un liutaio vale 20 euro, ovvero 40 pomodori.

Prezzi in regime di monopolio

Nei grafici precedenti, Q = quantità offerta del bene X e p = prezzo del bene X.

Il monopolista di un bene può fissarne il prezzo o la quantità, in questo modo la domanda si adatterà all’offerta di quel determinato bene in due modi differenti.

  • Schema 1: il monopolista fissa la quantità; per qualsiasi prezzo, la quantità offerta è sempre la stessa. Il prezzo è determinato dal mercato.
  • Schema 2: il monopolista fissa il prezzo; la quantità offerta varia, il monopolista la diminuisce o la aumenta per tener fisso il prezzo del bene. Se l’economia è disposta a comprare una quantità maggiore di quel determinato bene a quel prezzo fissato, il monopolista aumenterà la quantità; se invece l’economia non compra tutta la quantità offerta al prezzo fissato, il monopolista diminuisce la quantità offerta.

Il monopolista può fissare sia prezzo che quantità?

Che cosa succede se il monopolista sceglie di fissare il prezzo al di sotto della curva di domanda?

Se ad esempio il monopolista delle mele volesse vendere 100 mele al prezzo di 1 euro l’una, ma il mercato fosse disposto a comprare le 100 mele a 1,5 euro, il monopolista non riuscirebbe a fissare sia prezzo sia quantità perché ci sarebbe qualcuno, nel settore privato, disposto a rivendere le mele a qualcun altro disposto a comprarle a un prezzo superiore a quello deciso dal monopolista.

Se al contrario volesse farlo ponendo il prezzo al di sopra della curva di domanda, ad esempio a 1,6 euro, registrerebbe un invenduto, non riuscendo quindi a fissare la quantità.

Il corridoio del prezzi

Il monopolista è in grado di fissare, per il bene X:

  • il tetto del prezzo, garantendo di vendere un’infinita quantità di X al prezzo massimo pmax (a nessuno infatti converrà comprare il bene X a un prezzo superiore);
  • il pavimento del prezzo, garantendo di acquistare un’infinita quantità di X al prezzo minimo pmin (a nessuno converrà vendere il bene X ad un prezzo inferiore).

Fissaggio del prezzo

Il monopolista può fissare il prezzo del bene X solo se:

  • garantisce di vendere un’infinita quantità di X al prezzo p0 (a nessuno converrà comprare il bene X a un prezzo superiore);
  • garantisce di acquistare un’infinita quantità di X al prezzo p0 (a nessuno converrà vendere il bene X a un prezzo inferiore).

2. L’ancora è il bene che il monopolista usa per fissare il prezzo della valuta


Il monopolista fissa il prezzo relativo di un bene-ancora rispetto alla valuta. Esistono due tipi di ancore: una buona e una cattiva. Una buona ancora dei prezzi deve soddisfare le seguenti condizioni:

  1. Stabilità: naturale tendenza a mantenere invariato il proprio prezzo relativo rispetto agli altri beni (la remunerazione del lavoro alimenta la domanda aggregata, dunque non è possibile che il lavoro si deprezzi in modo drastico rispetto agli altri beni).
  2. Liquidità: impossibilità di compravendita in grandi quantità (non è possibile, per un solo soggetto, comprare quantità di forza-lavoro paragonabili alla totalità della forza-lavoro offerta sul mercato, quindi non è possibile influenzarne il prezzo speculativamente).

Una cattiva ancora: l’oro

L’oro, essendo soggetto a speculazione, presenta brusche e ampie variazioni del proprio prezzo relativo rispetto agli altri beni. Pochi soggetti possono muoverne infatti grosse quantità, influenzandone il prezzo.

Una buona ancora: il lavoro

Il finanziamento di un Piano di Lavoro di Transizione (PLT) da parte dalla Banca Centrale, che remuneri a salario fisso chiunque sia disponibile a lavorare ma non abbia trovato un’occupazione nel settore privato, sarebbe un metodo efficace per ottenere la piena occupazione mantenendo la stabilità dei prezzi.

Il monopolista della valuta, adottando il PLT, può fissare il prezzo che gli utilizzatori devono pagare per ottenere un’unità di valuta.

Ovvero il monopolista dice: “sono disposto a comprare il lavoro del settore privato con un rapporto (ad esempio) di 1: 10”. Pone così 1 unità di valuta = X ore di lavoro. Così il monopolista decide in modo unilaterale il prezzo della valuta in termini di lavoro.

È possibile quindi massimizzare la stabilità dei prezzi dei beni relativamente alla valuta se si fissa il prezzo relativo dell’unità di valuta a un bene che abbia la tendenza a mantenere nel tempo un valore il più possibile costante rispetto agli altri beni.

Il lavoro generico presenta le due caratteristiche di una buona ancora dei prezzi: la stabilità, ovvero la capacità di mantenere il proprio valore relativo nel tempo, e la liquidità, ovvero l’impossibilità del verificarsi di una speculazione sul prezzo perché nessun agente economico al mondo potrà comprare una grossa fetta di lavoro generico in un breve lasso di tempo.

Per esempio, assumendo che il monopolista scelga di porre:

  • 1 h di lavoro generico = 6 euro
  • 1 PC = 100 x 1 h lavoro generico = 100 x 6 euro = 600 euro
  • 1 pomodoro = 1/6 di h lavoro generico = 1 euro

L’unico agente in grado di cambiare il prezzo della valuta rispetto agli altri beni è il monopolista. Tutte le fluttuazioni di prezzi relativi tra beni sono fenomeni interni al settore privato.

3. Che cos’è l’inflazione?

Se lo Stato fissasse il valore di 6 euro a 1 ora di lavoro generico, per avere 1 euro il lavoratore dovrebbe vendere allo Stato 1/6 di 1 h di lavoro, ovvero 10 minuti. Il monopolista fissa così il prezzo dell’unità di valuta a 10 minuti di lavoro.

Se l’anno successivo ponesse ad esempio 1 euro = 7 minuti di lavoro, l’anno successivo ancora 1 euro = 5 minuti di lavoro, aumenterebbe in modo continuo il valore del bene che gli viene venduto (il lavoro) rispetto alla valuta stessa; in tal caso allora avremmo inflazione.

L’inflazione è una diminuzione del prezzo relativo della valuta rispetto ai beni, ed è determinata dalle scelte del monopolista.

4. Differenze tra inflazione e aumento dell’Indice dei Prezzi al Consumo

L’unico agente in grado di cambiare il prezzo della valuta rispetto agli altri beni è il monopolista. Tutte le fluttuazioni di prezzi relativi tra beni sono fenomeni interni al settore privato.

Ciò non significa che l’Indice dei Prezzi al Consumo sia determinato unilateralmente dal monopolista.

Inflazione: “Processo di costante e generalizzato rialzo dei prezzi…”
[Dizionario del Corriere]

Per misurare il livello generale dei prezzi si ricorre all’utilizzo di alcuni indicatori come l’IPC (indice dei prezzi al consumo):

“L’indice dei prezzi al consumo (talvolta indicato anche come indice dei prezzi al dettaglio o CPI-Consumer Price Index, nella notazione inglese) è, come tutti gli indici dei prezzi, una misura statistica formata dalla media dei prezzi ponderati per mezzo di uno specifico paniere di beni e servizi”
[Wikipedia]

Ora, supponiamo che il paniere per ponderare la media sul volume di mercato sia costituito da Ferrari, pane e letti.

Di Ferrari nell’anno 2001 ne è stata venduta 1, si ha quindi: 100˙000 euro x 1 = 100˙000
Di pane 100 kg a 10 euro al Kg 10 euro x 100 = 1000
Letti 10 per 100 euro a letto 100 euro x 10 = 1000
IPC del 2001 = 102˙000 / 111 = 918,9

Se nel 2002 la Ferrari è venduta a 200˙000 euro, si ha che l’IPC del 2002 è pari a 201˙000 / 111 = 1810. Dal 2001 al 2002 l’IPC è aumentato.

Ma si può parlare di aggiustamento del livello generale dei prezzi o di inflazione?

La MMT distingue l’inflazione, ovvero un aumento costante del livello dei prezzi, da semplici aggiustamenti del livello dei prezzi, ossia cambiamenti di valori relativi tra beni. Il primo fenomeno è ascrivibile all’azione del monopolista della valuta, il secondo dipende da eventi non controllabili dal monopolista, quali carestie o comunque diminuzione della produzione di beni importati a livello mondiale.

L’inflazione monetaria dipende dalla ridenominazione del valore della valuta in termini di lavoro da parte del monopolista, non è un semplice aggiustamento del livello dei prezzi.

Se lo Stato oggi spende 10 unità di valuta per un’ora di lavoro, domani 11, dopodomani 12, ecco che allora si può parlare di inflazione monetaria, che dipende da una ridenominazione della valuta.

Se invece nel settore privato c’è un fenomeno non riconducibile all’azione del monopolista, come ad esempio una carestia di pere, ecco allora che il valore relativo delle pere rispetto agli altri beni aumenta. C’è quindi un aumento del livello dei prezzi nel paniere dei beni considerati. Questo aumento del livello generale dei prezzi non è inflazione, ma un cambiamento dei valori relativi tra beni.

Se ad esempio un bene importato, come poteva essere il petrolio durante i primi anni Settanta del Novecento [2], diventa molto caro nei confronti degli altri beni, allora si ha un cambiamento del valore relativo di quel bene rispetto agli altri e, conseguentemente, un aumento del livello dei prezzi nel paniere considerato. Questa però non è inflazione: l’inflazione è appunto una ridenominazione del valore della valuta. Se il monopolista paga sempre lo stesso prezzo per l’ora di lavoro allora non si ha inflazione, o meglio inflazione monetaria, ma semplicemente un aggiustamento del livello dei prezzi. L’inflazione è un aumento continuo del livello medio dei prezzi in termini di valuta.

5. Che cosa genera inflazione? Il tasso d’interesse

Il tasso d’interesse è pura inflazione.

Il valore proprio di un bene è il valore di quel bene rispetto a se stesso a distanza di tempo.

Se lo Stato aumenta il prezzo proprio della valuta, crea inflazione.

Il corridoio del tasso d’interesse overnight

La Banca Centrale è in grado di fissare:

  • il tetto del tasso overnight, ovvero il tasso interbancario sui prestiti di durata 24 ore (in UE, l’EONIA) garantendo di prestare riserve al tasso IRmax (in UE, il tasso di rifinanziamento marginale). A nessuno converrà prendere in prestito valuta a un tasso superiore;
  • il pavimento del tasso overnight, garantendo di prendere in prestito (remunerare) “depositi” al tasso IRmin (in UE, il tasso sui depositi).

Il target della Banca Centrale è stabilizzare il tasso d’interesse intorno al tasso obiettivo, che in UE coincide con il Tasso di Rifinanziamento Principale (prestiti di breve durata).

Il tasso d’interesse naturale è zero [3]

Per “naturale” intendiamo “in assenza di interventi del monopolista in sostegno al tasso d’interesse”.

Quindi, ipotizzando che il settore pubblico non intervenga a influenzare il tasso d’interesse, cosa succederebbe? Ricordiamo che:

  • ogni spesa dello Stato aggiunge riserve al sistema bancario;
  • ogni ricavo dello Stato toglie riserve al sistema bancario;
  • ogni deficit dello Stato genera quindi riserve nette nel sistema bancario;
  • quando la quantità di riserve nette supera il requisito di riserva obbligatoria (se presente) si parla di “riserve in eccesso” per il sistema bancario nel suo complesso, le quali tenderanno a distribuirsi fin quando non vi sarà più alcuna banca ad averne bisogno;
  • le banche con riserve in eccesso cercano di disfarsene impiegandole in attività remunerative (titoli di Stato, prestiti interbancari);
  • l’eccesso di riserve interessa il sistema bancario nel suo complesso, quindi con un eccesso di riserve in circolazione i prestiti interbancari tenderanno a diminuire fino ad annullarsi (sempre meno banche ne avranno bisogno) e il tasso interbancario tenderà al proprio “pavimento“.

In mancanza di intervento del settore pubblico, ovvero in assenza di un tasso pavimento e di titoli di Stato (i titoli di Stato sono una forma di tasso sui depositi che concorre a determinare il pavimento del tasso d’interesse generale), il tasso d’interesse tenderà a zero.

Variazioni dei prezzi relativi indotte dal monopolista

  • Imposizione di un tasso d’interesse diverso da zero da parte della Banca Centrale (inflazione pura).
  • Valutazione dei collaterali da parte della Banca Centrale (quando la BC compie una valutazione su un bene posto a collaterale di un prestito, sta influenzando il prezzo relativo di quel bene nell’economia).
  • Influenza sui prezzi di beni diversi dal bene-ancora da parte dello Stato (acquisti o tassazione).

 

Note dell’Autore

1.^ Per tempo di lavoro “astratto” si intende tempo di lavoro a intensità media applicato a tecnica di produzione prevalente o incorporata in merci.

2.^ Per approfondire vi consigliamo di leggere La mia versione dell’era thatcheriana.

3.^ Per approfondire vi consigliamo di leggere The Natural Rate of Interest is Zero.

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