L'Editoriale

Il risparmio e l’investimento non sono come l’uovo e la gallina

Immaginiamo l’economia come un grande supermercato.

Caso 1: tutto quello che viene prodotto viene venduto. Per comprare tutto il prodotto esposto è necessario un reddito complessivo uguale al valore della merce in vendita.

Caso 2: non tutto quello che viene prodotto viene venduto. Le persone scelgono di non spendere tutto il reddito, ma risparmiano una parte. Una parte della merce rimane invenduta. Il produttore di conseguenza produrrà meno merce e licenzierà qualcuno dei suoi operai. Paradossalmente potrebbe licenziare proprio chi ha incominciato a risparmiare!

I due casi servono a sintetizzare il principio del paradosso della parsimonia di Keynes e nello stesso tempo ci servono per capire uno dei concetti fondamentali della MMT: Il risparmio non precede mai l’investimento ma al contrario lo ammazza!

Parlare di MMT come rivoluzione copernicana per l’economia significa comprendere questi tre punti fondamentali:

La logica economica neo liberista per contro dà una rappresentazione dei processi economici sopra illustrati, completamente ribaltata. Lo fa per farci accettare l’attuale sistema economico. L’attuale sistema è funzionale al fatto che il nostro lavoro deve essere venduto a prezzi da fame ed i nostri risparmi devono essere messi a disposizione delle banche perche facciano soldi dai soldi.

Nei precedenti articoli abbiamo spiegato i punti 1 e 2; oggi spieghiamo con un esempio estremo perché l’investimento precede il risparmio.

Supponiamo che tutti noi decidiamo di ordinare un’auto elettrica. Sicuramente non sarebbero disponibili tante macchine elettriche per tutti perché oggi la produzione è ancora molto ridotta. I fabbricanti di auto elettrica per far fronte a questa esigenza andrebbero in banca per chiedere dei prestiti necessari a costruire nuovi stabilimenti, acquistare nuovi macchinari ed assumerci come operai per produrre le macchine.

Non essendo ancora disponibili sul mercato le macchine elettriche noi compratori dovremmo mettere da parti i soldi che guadagniamo come operai, per comprare la macchina una volta prodotta.

Pertanto sono i soldi investiti nella costruzione delle fabbriche e dei macchinari, cioè l’investimento, che ci permettono di risparmiare.

L’investimento precede il risparmio che è la registrazione contabile dell’investimento.

Nella logica ribaltata degli economisti neoliberisti, succede che quando gli investimenti si riducono, gli economisti decidono che abbiamo bisogno di più risparmio per poter investire. Vengono attivati meccanismi con vantaggi fiscali, come i fondi pensione, che determinano un accumulo di riserve. Questi meccanismi però hanno l’effetto di ridurre la domanda aggregata ovvero tolgono denaro all’economia reale che serve a comprare quella produzione di beni determinando un ulteriore rallentamento dell’economia.

Da questa situazione si può uscire solo se lo Stato aumenta il deficit. Solo aumentando il suo deficit potrà mantenere costante la domanda aggregata di prodotti e garantire che tutto venga venduto nel grande supermercato dell’economia, dove si può comprare tutto quello che viene prodotto dai prodotti industriali e artigianali al lavoro degli insegnanti, dall’attività dei medici alle prestazioni degli assistenti sociali, insomma tutto quello che noi sappiamo fare e produrre; così lo stato garantisce la piena occupazione.

Ma se l’aumento del deficit è bandito dall’ortodossia mainstream e proibito dai Trattati Europei allora si innesca la spirale deflazionistica come quella che stiamo vivendo.

Infine il ribaltamento di questa regola economica per cui è necessario risparmiare prima di investire crea un ulteriore e micidiale danno per la società. Infatti facendo confluire nel mondo finanziario il risparmio accumulato, ad esempio, con la creazione dei fondi pensione o fondi assicurativi, lo stesso risparmio diventa la base per imponenti speculazioni finanziarie. Si tratta di guadagni che nulla hanno a che fare con l’economia reale ma che alimentano speculazioni che colpiscono e devastano le economie degli stati, soprattutto se questi stati sono regolati da trattati come quelli europei che li privano delle armi fondamentali per difendersi quali la sovranità monetaria.

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