Approfondimento

Piena occupazione attraverso l’impresa sociale (Parte 1)

Piena occupazione attraverso l'imprenditorialità sociale

Con oggi inizia la pubblicazione della traduzione del paper “Full Employment through Social Entrepreneurship: The Nonprofit Model for Implementing a Job Guarantee”, dell’economista Pavlina Tcherneva, che suddivideremo in più parti. Oggi la prima.

(la Redazione)


Politica fiscale dello status quo

Ogni persona, anche con una comprensione superficiale del panorama politico contemporaneo, si accorgerà che i confini delle manovre possibili delineano uno spazio sempre più angusto. Questo è particolarmente vero riguardo alla politica fiscale, ambito in cui le nostre scelte sembrano essere limitate – al meglio – a due possibilità, una delle quali è disastrosa, l’altra tristemente inadeguata. Per la maggior parte, l’austerità (tentativo di realizzare la crescita attraverso la contrazione fiscale) e la gestione della domanda aggregata convenzionale (ampliamento del deficit dei Paesi in un tentativo di stimolare la crescita economica), segnano i confini all’interno dei quali alle idee di politica fiscale è consentito spaziare. Il risultato di questo spazio limitato di [manovra] politica non è desiderabile. Mentre lo stimolo fiscale, nelle condizioni attuali, è da preferirsi al disastro che è l’austerità, la [politica di] gestione della domanda aggregata soffre di marcate debolezze. Fallisce nel raggiungere un pieno impiego effettivo, alimenta tendenze inflazionistiche e non affronta in modo significativo la disuguaglianza sociale (in realtà può [solo] cercare di indebolirla). Abbiamo bisogno di un nuovo modo di pensare la politica fiscale – un modo che rifiuti l’austerità e superi i limiti dello stimolo alla domanda convenzionale.

In questi giorni, quando così tanti Paesi sono concentrati sui tagli di budget e sull’austerità, può sembrare strano considerare le politiche fiscali espansive aggressive alla stregua di coloro che condividono lo “status quo”. Questa è comunque l’unica alternativa di politica fiscale che ottiene un minimo di attenzione seria da parte dei decisori politici. Quando si tratta di stimolo fiscale, l’approccio convenzionale si focalizza sempre sui tagli alle tasse, sui sussidi agli investimenti, sulla pratica dell’ammortamento accelerato [1], sui contratti a società con profitti garantiti e sull’estensione del sussidio di disoccupazione e sui programmi di distribuzione di buoni spesa gratuiti. Sebbene le preferenze specifiche per certe politiche possano differire da un partito politico all’altro, l’obiettivo rimane lo stesso: sostenere gli investimenti privati e la crescita con qualsiasi mezzo possibile, sperando che ne consegua occupazione.

Questo modo di pensare al problema è però al contrario. La crescita rallenta quando investimenti e consumi crollano. Gli investimenti crollano quando le vendite crollano. Vendite e consumi crollano quando l’occupazione crolla. Per invertire il circolo vizioso, la politica deve stabilire un livello occupazionale target, che porterà ad una ripresa di vendite e consumi, che a loro volta miglioreranno le condizioni delle imprese e le aspettative di profitto – tutto questo finalmente rilancerà investimenti e crescita. La crescita, in altre parole, è un effetto dell’occupazione stabile, non il contrario.

Come si innesca il circolo virtuoso? Uno dei modi più efficaci è la creazione diretta di posti di lavoro nel settore pubblico. John Maynard Keynes parlò di occupazione ad hoc, mentre Hyman P. Minsky propose il concetto di datore di lavoro di ultima istanza (ELR [2]). In entrambi i casi, l’obiettivo è offrire un contratto di lavoro ai lavoratori delle aree disagiate e delle regioni con alto livello di disoccupazione ed ottenere una piena occupazione effettiva nel lungo periodo. Una proposta moderna ispirata a Keynes e Minsky è il Job Guarantee (JG: Lavoro Garantito), [un Programma] in cui il settore pubblico offre una opportunità di lavoro nell’ambito di un progetto di Comunità che risponde ad un pubblico interesse e [che può essere accettata su base] volontaria, a chiunque abbia voglia e sia in grado di lavorare ma non riesce a trovare lavoro nel settore privato.

C’è molta letteratura sui benefici dei Programmi JG, ELR, e sulla creazione diretta di lavoro in generale, ma una domanda che affiora frequentemente è se sia possibile progettare e implementare queste politiche senza dipendere da una nuova pesante burocrazia federale. Per affrontare la questione, delineo un modello per il pieno impiego [realizzabile] attraverso l’imprenditoria sociale. È un modello di JG realizzato attraverso il settore no-profit. Gli imprenditori sociali, in questa proposta, lavorano per affrontare il problema della disoccupazione e delle esternalità negative ad essa associate. Le iniziative di impresa sociale si avvalgono delle risorse inutilizzate (lavoratori che sono in una condizione di ozio forzato) con l’obiettivo di ricostruire il capitale sociale e promuovere vari obiettivi sociali e ambientali.

 

Note del Traduttore

1.^ L’ammortamento accelerato è una tecnica contabile che consiste nell’ammortizzare il costo di un’immobilizzazione in un lasso di tempo inferiore a quello di norma praticato, con l’obiettivo di ricavarne dei vantaggi di tipo fiscale.

2.^ ELR: Employer of Last Resort

 

Originale pubblicato nel febbraio 2012

Traduzione a cura di Luca Giancristofaro, Supervisione di Maria Consiglia Di Fonzo

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