La Teoria

MMP Blog #38: MMT per gli Austriaci (prima parte)

MMP Blog #38: MMT per gli Austriaci (prima parte)

Nelle ultime due settimane ci siamo dedicati a ciò che dovrebbe fare lo Stato e la settimana scorsa abbiamo discusso il concetto di interesse pubblico.

Chiaramente vogliamo che l’economia faccia per noi molte cose, ed il settore privato può farlo in larga parte. Parte dell’offerta [di beni e servizi] privata è non-monetaria – [esiste] al di fuori dei mercati. Ad esempio, il lavoro non retribuito svolto all’interno della famiglia. Tanto è offerto dall'”economia monetaria di produzione” – la parte dell’economia in cui la produzione inizia con Moneta per poi concludersi con più Moneta (qualche lettore ne riconoscerà la fonte – offre molto, e diremo di più entro poche settimane).

Ma, anche se la produzione monetaria insieme a quella non-monetaria   possono fare molto, il settore privato non può offrire tutto ciò che vogliamo.

Si potrebbe perfino affermare che, man mano che le società diventano più ricche e sviluppate (alcuni usano anche il termine “avanzate”, ma può essere odioso), sviluppiamo bisogni e desideri di “ordine superiore”.

(Non voglio approfondire qui, ma si potrebbe affermare che nell’evoluzione, diciamo, da una società tribale ad una società capitalistica monetaria, avremo bisogno di molta più offerta [di beni e servizi] dal centro proprio perché verrà e potrà essere fatto di meno da organizzazioni affini. Per semplificare, muovendosi verso un’economia monetaria si pone inevitabilmente una maggiore responsabilità in capo all’emettitore della Moneta – lo Stato sovrano. Si tratta in qualche senso di un bivio: le economie monetarie “avanzano”, creando desideri e bisogni di ordine superiore che possono essere soddisfatti solo a mezzo monetario e [solo] da parte dello Stato che emette la Moneta)

Se riguardate quanto abbiamo discusso la settimana scorsa sul riconoscimento dei diritti umani, potrebbe essere evidente che per assicurare tali diritti abbiamo bisogno di guardare al di là della produzione interna alla famiglia e realizzata dalle imprese professionali. In altre parole, l'”interesse pubblico” potrebbe benissimo espandersi.

Inoltre, se teniamo conto di considerazioni di sostenibilità ambientale, probabilmente la portata dell’interesse pubblico si espanderà [ulteriormente] (coloro che conoscono il lavoro di Karl Polanyi [1] riconosceranno la relazione con la questione del “doppio movimento”. Lo sviluppo capitalistico crea problemi ambientali che necessitano di una risposta pubblica).

Presumibilmente, il dibattito più controverso tra sinistra e destra riguarda la modalità che meglio consente di realizzare l’interesse pubblico. Come ho ammesso la scorsa settimana, qualcuno si spingerebbe perfino a negare il concetto stesso [di interesse pubblico] e, forse, ancor più la maggior parte dei diritti umani elencati. Procediamo però con la nostra discussione presumendo che esista un qualche interesse pubblico riconosciuto. Il nodo della contesa riguarda la migliore modalità per realizzarlo.

I conservatori tendono a presumere che il raggio d’azione del Governo dovrebbe essere molto ristretto, anche nel caso vi sia accordo su [quale sia] l’interesse pubblico. Essi credono che famiglie e imprese possano provvedere alla maggior parte dei bisogni e dei desideri economici. Lo Stato è necessario in aree nettamente confinate – come forze di polizia e militari. Si fa spesso riferimento ai benefici del “libero mercato” e alla nozione della mano invisibile di Adam Smith. In breve, questa è l’idea secondo cui gli individui, nel perseguire il proprio interesse egoistico, siano guidati da una mano invisibile a fare quello che è in realtà l’interesse dell’intera società. La guida è data dal mercato e, più specificamente, da prezzi che agiscono come segnali. Se servono più avvocati, i loro salari vengono rilanciati nel mercato e gli studenti reagiscono cambiando e intraprendendo lo studio della legge. Ci arrivate tutti. È davvero una buona metafora.

Ci sono due problemi con questa storia. Primo, non è assolutamente l’ottica di Adam Smith. Secondo, la teoria economica ha sostanzialmente distrutto ogni speranza che i mercati nel mondo reale possano funzionare in questo modo. E non sto parlando della teoria keynesiana o di un’altra teoria economica fondamentale – sto parlando di economisti che desideravano disperatamente “dimostrare” che la mano invisibile funziona nella maniera proposta.

Anche stavolta sarò conciso, ma diamo uno sguardo a questi due problemi prima di spostarci all’argomento della MMT per Austriaci.

Adam Smith e la Mano Invisibile

Uno dei più grandi studenti di Adam Smith, Warren J. Samuels, ha recentemente pubblicato un libro sulla metafora della mano invisibile (Erasing the Invisible Hand: Essays on an Elusive and Misused Concept in Economics. New York: Cambridge University Press, 2011. xxviii + 329 pp. $95 (hardcover) ISBN: 978-0-521-51725-6). È stato recensito da Gavin Kennedy (qui: EH.Net (febbraio 2012). Tutte le recensioni di EH.Net sono archiviate qui: http://eh.net/book-reviews/). Poiché le approssimazioni riguardo al concetto di mano invisibile ed i riferimenti ad Adam Smith come padre dell’idea sono così usuali, voglio citare nel dettaglio la critica di Kennedy.

Cito: «Smith non “coniò” la frase. Era diffusa in epoca classica – da Eschilo fino a Sant’Agostino – e, più tardi, in numerosi testi teologici, in sermoni, commedie (Shakespeare), poemi e novelle (Defoe, Walpole) e nella retorica politica (George Washington) del ‘600 e ‘700. … Adam Smith la usò come metafora solo due volte nella sua Teoria dei Sentimenti Morali (1759) e nella Ricchezza delle Nazioni (1776), e una volta nella sua Storia dell’Astronomia (1795, postuma). Dopo Smith, la metafora della mano invisibile non fu menzionata dagli economisti sino al 1875, e quasi per nulla in seguito finché non fu riscoperta e reinventata come “concetto fondante” dell’economia moderna dagli anni ’40 del XX secolo … Samuels discute il supposto uso [del concetto] di mano invisibile da parte di Adam Smith nella sua economia politica. … Le conclusioni di Samuels nel Saggio 10 sono riassunte al meglio dalla sua domanda: “cos’è rimasto della mano invisibile” (p. 293) e dalla sua risposta: “Non esiste una mano invisibile nel senso in cui il termine è usato in economia. Il suo continuo uso è in sé un fatto imbarazzante. Quasi tutti gli usi del termine non aggiungono nulla di sostanziale alla conoscenza”.»

Cito: «Smith usò la metafora di “una mano invisibile” per “descrivere in maniera più suggestiva ed interessante” l’oggetto specifico [delle sue opere]: era l’assoluta, mutua dipendenza del “freddo padrone di casa” dai suoi schiavi, servitori ed affittuari (“niente cibo, niente lavoro”), e la mutua dipendenza di questi ultimi da lui (“niente lavoro, niente cibo”), che lo portava a condividere con loro il suo raccolto, beneficiandone involontariamente l’umanità attraverso la “propagazione delle specie” (Teoria dei Sentimenti Morali, 1759, p. 185); ed era l’insicurezza provata da alcuni, ma non da tutti, [non da]i mercanti, che portava i primi a preferire investire nell'”industria nazionale” (nominata quattro volte) piuttosto che rischiare il “commercio estero di beni di consumo” (La Ricchezza delle Nazioni, 1776, p. 456), anche in questo caso giovando involontariamente alla società con un aumento del reddito nazionale e dell’occupazione. L’uso (Storia dell’Astronomia, 1795, p. 49) del concetto di “mano invisibile di Giove” da parte di Smith esprime semplicemente le credenze pagane dei Romani sul loro dio Giove, che essi credevano (ma mai videro) lanciare i suoi fulmini sugli umani. In tutti e tre i casi, è evidente che per Smith la “mano invisibile” non esiste; è una figura retorica immaginaria ed una credenza pagana immaginata. Non possiamo vedere, ma possiamo immaginare; possiamo scegliere di crederci o di non crederci. Il concetto di “mano invisibile” “non corrisponde a nulla nella realtà”, essa “non aggiunge nulla alla conoscenza” ed è una “distrazione ed una diversione” (Samuels, p. 146).»

In realtà, dunque, ciò che osserviamo è l’uso del concetto di mano invisibile per discutere la relazione del signore feudale con i suoi contadini (ovviamente si parla di pre-capitalismo e pertanto di pre-“economia di mercato”, trattandosi di una relazione basata sulla forza visibile piuttosto che sulla mano invisibile dei prezzi), in relazione alla sua convinzione che esista una qualche inclinazione naturale a produrre per il consumo nazionale ed, infine, al movimento dei corpi celesti. Nessuno di questi ha nulla a che vedere con segnali dei prezzi e mani invisibili che portano all’efficiente allocazione di risorse scarse.

Non sorprende il fatto che gli economisti non abbiano fatto caso alla nozione di Smith della mano invisibile fino a dopo la seconda Guerra Mondiale!

Sviluppi Postbellici nella Teoria dell’Equilibrio Generale

Di certo, dagli anni ’70 del XIX secolo vi è stato un tentativo di dimostrare l’idea che i mercati tenderebbero a generare un “equilibrio generale” – anche se non si faceva riferimento a Smith o al concetto di mano invisibile.

La discussione di quest’argomento può diventare abbastanza difficile, ma ciò che gli economisti conservatori volevano mostrare è che “domanda e offerta” di tutti i beni e i servizi prodotti poteva essere portata in uno stato di equilibrio grazie a prezzi e salari flessibili. Se ogni mercato è in equilibrio, ossia [in ogni mercato] la domanda è pari all’offerta, diciamo che si ha un equilibrio generale.

Sto semplificando, ma per il momento questo è sufficiente. In ogni caso, si rivela una cosa molto difficile da mostrare e, credeteci o no, richiede un livello di matematica avanzato. In realtà, è [una questione] così complessa che provare l’esistenza dell’equilibrio generale non è stato possibile sino agli anni ’50 del 1900 – circa 80 anni dopo l’inizio del progetto. E perfino allora i risultati sono stati estremamente deludenti.

Primo, le condizioni richieste per dimostrare l’esistenza di uno stato d’equilibrio (tecnicamente, di un vettore di prezzi relativi che elimina l’eccesso di domanda in ogni mercato) richiedono un mondo molto semplice ed irrealistico. Ai nostri fini, è rilevante notare che il mondo ipotizzato non utilizzerebbe mai Moneta! (Gli studenti di economia sanno anche che richiede l’assenza di tempo, di incertezza, la presenza di un banditore d’asta Walrasiano [2] e così via. Essenzialmente, alla nascita contrattate tutte le transazioni che farete durante la vostra intera vita, con certezza assoluta e nessun rimpianto)

Secondo, si è scoperto che l’equilibrio non è né unico né stabile. In realtà, si scopre che ci sono molti equilibri, forse un numero infinito, e non possiamo affermare che uno di essi sia meglio degli altri. E se succede che non siamo nell’equilibrio, le forze di mercato non ci sposteranno verso uno degli equilibri.

Maledettamente deludente, visto che la pretesa era che i “liberi mercati” ci guideranno all’equilibrio con prezzi che ci indicano il modo migliore di allocare le risorse.

Non lo faranno. O almeno non possiamo dimostrare che lo faranno. La “mano invisibile” è [un concetto] assolutamente impotente. Potrebbe benissimo essere un dittatore. O una dittatura del proletariato. O un lancio di una monetina. O [il modello] “il vincitore prende tutto”. O qualunque altro metodo per provare ad allocare risorse. Non possiamo dimostrare che i mercati farebbero un lavoro migliore.

Chiunque vi dica che l’economia dimostra che la mano invisibile “funziona” è un folle o un bugiardo o è confuso. Chiaro e semplice, la teoria economica rigorosa non mostra nulla del genere.

(Nel 1926 Keynes scrisse un grande saggio su “La Fine del Laissez Faire”; non lo analizzerò nel dettaglio, ma ciò che egli sostenne è che nessun economista ha mai accettato il concetto per cui il libero mercato “funziona”. Disse che solo gli ideologi politici promossero tale idea, un’idea che egli distrusse meticolosamente nel suo saggio. Tuttavia, nell’ultimo terzo del saggio egli provò, fallendo, a produrre un’opinione alternativa. Gli servirono dieci anni – sino al 1936 – per creare l’alternativa, ciò che divenne La Teoria Generale. Sino a che non formulò la sua teoria della domanda effettiva e non affrontò le “proprietà speciali della Moneta”, egli non poté contrastare l’ideologia del libero mercato)

Ora, perché ho dedicato così tanto spazio ad una discussione sul concetto di mano invisibile? Perché così tanti “venditori del [concetto di] libero mercato” fanno affidamento sull’idea e sulla supposta autorità di Adam Smith per spingere la propria agenda ideologica.

Per essere chiari, l’incapacità di dimostrare che una mano invisibile “funzioni” non sistema la faccenda. Non “prova” in alcun modo che uno “Stato interventista” sia meglio di uno “Stato non interventista”. Non “prova” che il modo migliore per garantire l’interesse pubblico sia quello di affidarsi allo Stato piuttosto che ai mercati. E non dimostra che dovremmo adottare una visione espansiva e progressista dell’interesse pubblico. Ma rende estremamente scettici riguardo alle “invisibili” approssimazioni relative al “libero mercato”.

Eppure, bisogna ammettere che, in realtà, l’economia, da sola, non può rispondere a tali domande.

Torniamo ora al punto in questione: può un Austriaco adottare la MMT?

 

Note del Traduttore

1.^ Karl Paul Polanyi (Vienna, 25 ottobre 1886 – Pickering, 23 aprile 1964) è stato un sociologo, filosofo, economista e antropologo ungherese

2.^ Nella semplificazione dello schema di Walras, l’equilibrio tra domanda e offerta, e pertanto di prezzi, si ottiene grazie ad un “banditore d’asta” che “annuncia i prezzi”; se ai prezzi annunciati dal banditore vi è un eccesso di domanda o, viceversa, di offerta, starà a lui modificare i prezzi al rialzo o, viceversa, al ribasso, affinché domanda ed offerta si incontrino. Fonte: Treccani.it

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Originale pubblicato il 26 febbraio 2012

Traduzione a cura di Andrea Sorrentino, Supervisione di Maria Consiglia Di Fonzo

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