Approfondimento

Come eliminare il flagello della disoccupazione: lavoro adesso a un salario di sussistenza

Come eliminare il flagello della disoccupazione: lavoro adesso a un salario di sussistenza

Ricorderemo questo 1° maggio più di altri. È urgente progettare ora il futuro post-pandemia, un futuro ricco di lavoro. Ripubblichiamo una riflessione di Randall Wray di qualche anno fa.

(la Redazione)


È incredibile che nessuno ci abbia ancora pensato. Sette anni dopo l’inizio della crisi finanziaria globale (GFC – Global Financial Crisis), abbiamo ancora 25 milioni di persone che vorrebbero un lavoro ma non riescono a trovarlo. Ovviamente questo è un numero sulla disoccupazione molto più grande rispetto a quello ufficiale – che non tiene conto di chi lavora solo per un’ora o simili, o di chi ha addirittura smesso del tutto di cercare un lavoro.

Perbacco, mi chiedo come su questa terra potremo trovare una soluzione alla mancanza di lavoro o alle basse retribuzioni. È tutto così complicato! Come possiamo orientare la classe dirigente verso la giusta strada, così da farle creare un paio di posti di lavoro? Come possiamo evitare che le nostre aziende portino il lavoro all’estero?

Dovremmo diminuire le regolamentazioni pubbliche per sollevare lo spirito dei nostri imprenditori? Forse dovremmo semplicemente eliminare il salario minimo, così che possano permettersi la “costosa” forza lavoro americana? A quel punto potremmo competere con il Vietnam.

O abbattere le tasse per spingere l’offerta?

O forse dovremmo solo gettare la spugna e ammettere che non risolveremo mai il problema della disoccupazione? Solamente elargire più sussidi ai senza lavoro? Ampliare le classi non autosufficienti così da includere un numero maggiore di persone che sarebbero – invece – nella condizione di lavorare. Ammettere che i nostri manager industriali così come gli amministratori pubblici hanno fallito. Che abbiamo creato un sistema sociale che non funziona, che non può offrire lavoro a coloro che vogliono lavorare.

Come Hyman Minsky diceva mezzo secolo fa, erogare sussidi pubblici piuttosto che lavoro è “un rifiuto conservatore a un’antica sfida dei radicali, che il capitalismo generi necessariamente povertà nel bel mezzo dell’abbondanza’”.

Piuttosto che pagare le persone per non lavorare, Minsky sosteneva che dobbiamo perseguire un’alternativa: “Noi dobbiamo invertire l’indirizzo della politica degli ultimi quarant’anni e muoverci verso un sistema in cui è incoraggiato il fatto di entrare a far parte della forza lavoro. Ma per fare questo dobbiamo rendere disponibili posti di lavoro; qualsiasi strategia politica che non consideri la creazione di lavoro il suo obiettivo prioritario non è altro che un proseguimento della strategia d’impoverimento del decennio passato”.

Ecco un’idea: perché non creare lavoro con un salario dignitoso? Ora, perché non ci ha mai pensato nessuno prima?

Mettere la gente al lavoro per scopi socialmente utili. Prendere i lavoratori per come sono, progettare lavori che essi siano in grado di fare. Offrire un salario sufficientemente alto con buone condizioni di lavoro a supporto, così che nessuno accetterebbe gli avvilenti e sottopagati impieghi che il settore privato crea. Se il settore privato vuole competere, dovrà pagare di più e offrire impieghi più interessanti e soddisfacenti.

Qui di seguito sono riportati tre link a recenti articoli. Innanzitutto, un bell’articolo di Bryan Williams, che sembra avere familiarità con le proposte di Piano di Lavoro Garantito che portiamo avanti dalla metà degli anni ’90 (si noti il link a un articolo al CFEPS sul Piano Jefes in Argentina):

http://www.salon.com/2014/09/01/the_rights_jobs_debacle_heres_how_to_bring_unemployment_down_to_zero/

Qui un coraggioso sforzo da parte di Lambert Strether per promuovere il Piano di Lavoro Garantito:

http://www.nakedcapitalism.com/2014/09/labor-day-human-labor-human-rental-human-gift.html#comment-2300448

Notate la tipica critica avanzata: “Sono impieghi di basso valore!” (Come se confezionare hamburger non fosse un “impiego di basso valore”); “basso salario!” (Come se i confezionatori di hamburger e quelli senza un lavoro fossero ben pagati); al pari della ridicola affermazione “tutti odiano lavorare” e dell’ancora più sciocca “paghiamo tutti per stare a casa ed essere creativi”.

Io penso che i commenti dicano molto di più sui problemi personali dei commentatori. Alcuni sembrano avere ancora molti problemi infantili quarant’anni dopo l’esperienza formativa del vasino.

E infine, la seguente è una brillante proposta: un semplice aumento di $3 rende un salario adatto alla sussistenza!

http://www.etonline.com/news/148831_kristen_bell_plays_mary_poppins_funny_or_die_parody/

In realtà, $3 probabilmente non sono sufficienti. Raddoppiamolo e cominciamo a parlare di un Piano di Lavoro Garantito che inizi il mese prossimo a $14 all’ora, disponibile per chiunque voglia lavorare a beneficio della propria comunità. Decentralizziamo l’amministrazione. Creiamo buone condizioni di lavoro. Promuoviamo la creatività. Facciamo sbocciare un migliaio di fiori.

Vediamo se Burger King o Walmart riescono a competere.

 

Originale pubblicato il 2 settembre 2014

Traduzione a cura di Daniele Busi


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