Il Commento

Warren Mosler su “Il debito è cosa buona”, di Paul Krugman

Warren Mosler Vs Paul Krugman

Commento di Warren Mosler all’articolo di Paul Krugman apparso su The New York Times il 21 agosto.

(La Redazione)


[Paul Krugman] Rand Paul ha detto qualcosa di divertente l’altro giorno. No, davvero – anche se ovviamente non era voluto. Sul suo profilo Twitter ha denunciato l’irresponsabilità della politica fiscale americana, dichiarando: “L’ultima volta che gli Stati Uniti sono stati liberi dal debito era il 1835”.

[Warren Mosler] Il che ha avuto come conseguenza la peggiore depressione nella storia degli Stati Uniti.

[PK] Wags ha rapidamente notato che l’economia statunitense, nel complesso, è andata piuttosto bene negli ultimi 180 anni, suggerendo che il fatto che lo Stato debba del denaro al settore privato potrebbe essere una cosa niente affatto negativa. Il Governo britannico, a proposito, è stato in posizione di debito per oltre tre secoli, un’epoca che abbraccia la Rivoluzione Industriale, la vittoria su Napoleone e altro ancora. Ma il punto è semplicemente: il debito pubblico non è così negativo come vuole la leggenda? O, in realtà, è possibile che il debito pubblico sia una cosa buona? Credeteci o meno, molti economisti sostengono che l’economia abbia necessità di un sufficiente ammontare di debito [pubblico] per funzionare bene.

[WM] Si, per compensare il desiderio di non spendere il reddito (risparmiare) quando l’indebitamento a scopo di spesa del settore privato non è sufficiente [a mantenere un livello di domanda aggregata che sostenga la piena occupazione, NdT], come dimostrato dalla disoccupazione.

[PK] E quanto [debito] è sufficiente? Forse più di quanto ne abbiamo attualmente. Esiste cioè un’argomentazione ragionevole, per cui parte di ciò che affligge l’economia mondiale, al momento, è che gli Stati non sono abbastanza indebitati.

[WM] Si, è nota come disoccupazione, è la prova che la spesa a deficit non è sufficiente a compensare il desiderio di risparmio del settore privato. Qualcosa che gli economisti conoscono per identità da almeno 300 anni [come paradosso della parsimonia, NdT].

[PK] So che può sembrare folle. Dopotutto, abbiamo trascorso gran parte degli ultimi cinque o sei anni in uno stato di panico fiscale, con tutte le Persone Molto Serie a dichiarare che “bisogna tagliare i deficit e ridurre il debito subito subito subito, o ci trasformeremo nella Grecia, la Grecia ti dico”. Ma il potere dei criticoni del deficit è sempre stato un trionfo dell’ideologia sulle prove, ed un numero crescente di persone genuinamente serie – più di recente Narayana Kocherlakota, il presidente uscente della Fed di Minneapolis – stanno portando avanti l’idea per cui abbiamo bisogno di un debito pubblico superiore, non inferiore. Perché?

[WM] Questa è la risposta giusta: perché il debito pubblico degli Stati Uniti, per esempio, non consiste in nient’altro che nei dollari – spesi dallo stato federale USA – che non sono ancora stati usati per pagare le tasse. Quei dollari costituiscono gli asset finanziari netti in dollari (risparmi nominali netti) detenuti da tutto ciò che non è “Stato federale USA” – alias l’economia globale – sotto forma di contante o di saldi in dollari sui conti presso la Federal Reserve Bank, detti conti di riserva e conti titoli. Da un punto di vista funzionale, non è sbagliato chiamare questi dollari “base monetaria”. E un’economia in crescita, che genera quantità crescenti di reddito non speso, ha verosimilmente necessità di un incremento del livello di spesa che ecceda il reddito – privato o pubblico – affinché la maggiore produzione possa essere venduta.

[PK] Una risposta è che emettere debito è un modo per acquistare cose utili, e dovremmo farlo di più quando il prezzo è conveniente.

[WM] Risposta sbagliata. Non si tratta mai del “momento in cui il prezzo è conveniente”. È sempre una questione politica che riguarda l’allocazione di risorse [reali] tra il settore pubblico e quello privato.

[PK] Gli Stati Uniti soffrono di ovvie carenze di strade, ferrovie, sistemi idrici e altro ancora; contemporaneamente, il Governo federale può indebitarsi a tassi d’interesse che sono ai minimi storici.

[WM] Risposta sbagliata. Si, c’è una seria carenza di infrastrutture. La domanda giusta da porsi, però, è se gli USA abbiano la disponibilità di risorse [reali, in primis lavoro, NdT] e se le vogliano allocare per tali scopi o meno. E i tassi d’interesse non sono in alcun caso un criterio di scelta.

[PK] Questo è dunque un ottimo momento per indebitarsi e investire sul futuro, ed un momento terribile per ciò che è effettivamente successo: un declino nella spesa pubblica per infrastrutture, tenuti costanti il tasso di crescita della popolazione e l’inflazione, senza precedenti.

[WM] Concordo sul fatto che sia un buon momento per finanziare l’investimento in infrastrutture, per via delle carenze citate. Tuttavia, che sia o no un buon momento per aumentare la spesa a deficit dipende da quanto va a rilento l’economia, come dimostrato dai tassi di disoccupazione, da quelli di partecipazione [al mercato del lavoro] ecc., e non dalle necessità di infrastrutture. E la mia interpretazione, in base a tale criterio, è che si tratta di un buon momento per un’espansione fiscale proattiva. La scelta di spendere o meno in deficit, qualsiasi essa sia, non riguarda – di per sé – la scelta di aumentare o meno la presa in prestito [di valuta statale] per uno stato che, se si fa particolare attenzione, in prima istanza deve necessariamente spendere o prestare [valuta statale] e poi (ri)prenderla in prestito [scambiarla per Titoli di Stato, NdT]. Come dicono gli addetti ai lavori della Fed, “non puoi drenare riserve senza prima averle aggiunte”.

[PK] Al di là di questo, quei tassi d’interesse così bassi ci stanno dicendo qualcosa su ciò che vuole il mercato.

[WM] Sbagliato, stanno dicendo qualcosa riguardo al livello [target] a cui gli agenti del mercato pensano che la Fed indirizzerà i tassi sui fondi federali nel tempo.

[PK] Ho già detto che il fatto che esista almeno un certo ammontare di debito pubblico pendente aiuta l’economia a funzionare meglio. Come, quindi?

[WM] Risposta giusta: la spesa a deficit aggiunge reddito e asset finanziari netti nell’economia per supportare una spesa sufficiente a vendere la produzione.

[PK] La risposta, secondo Ricardo Caballero del M.I.T. ed altri, è che il debito di Stati stabili ed affidabili genera “asset sicuri” che aiutano gli investitori a gestire i rischi, effettuare transazioni più facilmente ed evitare una lotta distruttiva per ottenere il contante.

[WM] Risposta sbagliata. La spesa pubblica netta, in prima istanza, mette a disposizione dell’economia dollari (crediti fiscali) sotto forma di depositi denominati in dollari su conti di riserva presso la Federal Reserve Bank. I Titoli di Stato non sono nulla più che conti alternativi per quei dollari (conti titoli) presso la Federal Reserve Bank. Entrambi sono “sicuri” allo stesso modo.

[PK] Ora, in linea di principio anche il settore privato può creare asset sicuri, come ad esempio depositi presso banche universalmente percepite come solide. Negli anni precedenti alla crisi finanziaria del 2008, Wall Street sosteneva di aver inventato classi di asset sicuri totalmente nuove, segmentando flussi di cassa da mutui subprime e altre fonti. Ma tutta quell’ingegneria finanziaria apparentemente geniale si è rivelata essere una truffa: quando la bolla immobiliare è esplosa, tutta quella carta valutata tripla A si è trasformata in liquame. Così gli investitori si sono precipitati nuovamente nel rifugio offerto dal debito degli Stati Uniti e da poche altre delle principali economie. Nel processo, essi hanno spinto una diminuzione dei tassi d’interesse su quel debito.

[WM] I tassi sono diminuiti in previsione del futuro tasso d’interesse fissato dalla Fed. Ciò che gli investitori hanno fatto è stato modificare il prezzo degli asset finanziari. Gli investitori non possono modificare la quantità totale di asset finanziari. Il totale varia solo con nuove emissioni e rimborsi/scadenze.

[PK] E quei tassi d’interesse bassi, dichiara Mr. Kocherlakota, sono un problema. Quando i tassi d’interesse sul debito pubblico sono molto bassi persino quando l’economia è forte, non c’è molto spazio per ridurli quando l’economia si indebolisce, rendendo in tal modo molto più difficile combattere le recessioni.

[WM] Vero, ma tagliare i tassi non combatte la recessione. Infatti, tassi ridotti diminuiscono il reddito da interesse pagato dallo Stato all’economia, indebolendola.

[PK] Ci potrebbero essere anche conseguenze per la stabilità finanziaria: rendimenti molto bassi su asset sicuri potrebbero spingere gli investitori ad assumere troppo rischio – o per questa ragione incoraggiare un altro round dei distruttivi giochi di prestigio di Wall Street.

[WM] Questo sarebbe dimostrato da un aumento nell’emissione di titoli a maggior rischio, ma non c’è stato alcun segnale in tal senso. In realtà – al margine – è stato il prezzo del petrolio a 100$ a guidare l’espansione del credito che ha supportato la crescita del Pil, così come dimostrato dal suo collasso nel momento in cui i prezzi sono crollati [l’aumento del prezzo del petrolio incentivò gli USA a realizzare ingenti investimenti per la sua estrazione, finchè il prezzo del greggio non è diminuito, NdT].

[PK] Cosa si può fare? Aumentare semplicemente i tassi d’interesse, così come alcuni fanatici della finanza continuano a chiedere (con un occhio puntato ai loro guadagni netti), minerebbe la nostra ancor fragile ripresa.

[WM] Più verosimilmente, la rafforzerebbe in modo molto modesto per via dell’aumento del deficit pubblico dovuto a sua volta all’aumento del reddito da interesse pagato dallo Stato all’economia. Tuttavia, ad un aumento del tasso d’interesse io preferirei una riduzione delle tasse e/o un aumento della spesa [primaria] per sostenere il Pil. Ma è soltanto la mia opinione…

[PK] Ciò di cui abbiamo bisogno sono politiche che consentano tassi superiori in tempi buoni, senza che essi provochino un crollo. E una simile politica, sostiene Mr. Kocherlakota, sarebbe quella di fissare come obiettivo un livello più alto di debito.

[WM] Mr. K non sbaglia, ma ancora una volta io preferirei un taglio delle tasse più consistente per raggiungere lo stesso obiettivo. Ma, di nuovo, è solo la mia opinione…

[PK] In altre parole, il grande panico da debito che ha distorto la scena politica statunitense dal 2010 al 2012 e che ancora domina la discussione economica in Gran Bretagna e nell’Eurozona, era persino più ostinatamente sbagliato di quanto abbiamo realizzato noi del gruppo anti-austerity.

[WM] Vero, e questo autore… [è fuor di dubbio!]

[PK] Non solo gli Stati che hanno ascoltato i criticoni della politica fiscale stavano massacrando l’economia quando era depressa, prolungando la recessione; non solo stavano riducendo l’investimento pubblico proprio nel momento in cui coloro che investivano in titoli li stavano praticamente implorando di spendere di più; è possibile che essi ci abbiano [perfino, ndt] predisposto a crisi future.

[WM] Vero, ma per altre ragioni. Non ha mai a che vedere con le implorazioni degli investitori. Si tratta sempre dell’interesse pubblico che sta dietro le politiche.

[PK] E la cosa ironica è che quelle politiche folli, e tutta la sofferenza umana che hanno creato, sono state vendute con appelli alla prudenza e alla responsabilità fiscale.

[WM] Il problema principale in questo editoriale è che le motivazioni sbagliate che fornisce per ciò che è – fondamentalmente – la politica corretta, sono fuori da ogni paradigma; motivazioni che l’opposizione bersaglia e sovrasta costantemente, convincendo senza difficoltà l’elettorato di essere dalla parte della ragione e che la “sinistra protagonista” sia in torto.

 

Traduzione a cura di Andrea Sorrentino, Supervisione di Maria Consiglia Di Fonzo

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