Il Commento

Voce al popolo o resa della politica?

Euro si o euro no? Referendum o accordo last minute? Ad ogni istante che passa quello che sembrava una situazione consolidata viene capovolta o almeno così pare di capire dai resoconti di TG e quotidiani.

Indipendentemente da come si concluderà questa settimana, alcuni punti focali sembrano emersi in modo evidente.

  1. Il governo greco in carica (almeno per bocca di Tsipras) non vuole uscire dall’euro, pur contestando apertamente le condizioni vessatorie a cui è stato sottoposto l’intero paese; vorrebbe negoziare delle condizioni di rimborso del debito più morbide e un taglio dello stesso, senza però comprendere che il folle meccanismo dell’euro in cui sono intrappolati la Grecia e tutti stati dell’eurozona riporterà prima o poi il paese nella medesima situazione, questo perché si agisce sui sintomi e non sul vero problema;
  2. gli eurocrati non gradiscono la democrazia, lo dimostra il fatto che per la seconda volta in Grecia si parla di referendum e scoppiano crisi di panico tra i sacerdoti dell’euro (oltre che tra illustri leader politici mondiali). Quest’ultimo è considerato talmente irreversibile che per non rischiare si preferisce non dare possibilità alla popolazione di esprimersi, questo nonostante il bombardamento mediatico che ne influenzerebbe pesantemente l’opinione (ovviamente a favore);
  3. pur contestando a parole le politiche di austerità imposte negli ultimi anni, nessun governo ha mai realmente messo in dubbio i trattati sottoscritti; in particolare nessuna contestazione per il vincolo del 3% che impedisce agli stati di ampliare il deficit per creare occupazione, far ripartire la domanda interna e tirare l’eurozona fuori dall’attuale disastro economico.“Pacta sunt servanda” anche a costo di far morire in miseria un intero continente. Vista da questo punto di vista quella del referendum sembra quasi una non scelta, un governo eletto che non è in grado di prendersi la responsabilità politica di una scelta netta a favore del proprio paese: fuori dall’euro e nessuna trattativa con chi ha infierito contro il proprio popolo. Al contrario vengono assunte, continuamente e senza troppi scrupoli, responsabilità politiche che impongono continui sacrifici senza senso, il cui unico scopo è quello di affermare il predominio di una finanza predatrice, agevolata da una classe politica inesistente e purtroppo molte volte compiacente.

Al momento la partita è aperta, ovviamente si spera che indipendentemente dallo svolgimento e dall’esito del referendum, la mossa del governo Tsipras sia una prima breccia nel muro di omertà che avvolge l’euro e i trattati europei, alla quale seguano da più parti altre azioni più decise per riaffermare il primato dei diritti sociali dei popoli europei sulle dannose politiche liberiste che continuano ad imperversare.

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