Approfondimento

Verso Madrid: Speciale Pavlina Tcherneva (2ª parte)

Job Guarantee vs Basic Income

Pavlina Tcherneva sarà la protagonista di MMT Disoccupazione 0% il prossimo 25 gennaio a Madrid.

La presentiamo ripubblicando due suoi interventi:

(La Redazione)


16 motivi per cui Matt Yglesias sbaglia quando compara il lavoro garantito con il reddito di base garantito

Su Slate, Matt Yglesias ha pubblicato un altro post sarcastico sul Lavoro Garantito (LG) e… provate ad indovinare? Ciò che vede ancora non gli piace. È favorevole a garantire un reddito alle persone che non riescono a trovare un lavoro, ma è contrario al fatto che quel denaro gli venga dato “a condizione che si lavori per il governo”. In quanto una delle principali sostenitrici del LG, lasciatemi dire per l’ennesima volta questo: IL LAVORO GARANTITO NON SIGNIFICA [SOLO] “LAVORARE”. Non si tratta di una reazione ad Yglesias, ma di un principio fondamentale della primissima letteratura del [concetto di] LG (ad esempio quiqui e qui). Non è possibile che chiunque abbia familiarità anche solo con una minima parte della vasta collezione di libri, articoli, saggi, paper accademici, note politiche e post sui blog relativi al LG possa, in buona fede, continuare a sostenere che il LG sia [solo] “lavorare”.

Dopo aver argomentato in maniera illogica sul LG, Yglesias esprime il suo entusiasmo per un Reddito di Base Garantito (RBG). Preferisce semplicemente distribuire soldi ai disoccupati perché non è “complicato” come il LG (ho già sostenuto le ragioni per cui tali obiezioni non dovrebbero essere prese sul serio). Ma ancora più importante è che presume, come molti sostenitori del RBG, che questo magicamente risolva il problema fondamentale dell’instabilità economica.

Ecco sedici motivi per cui questa presunzione è sbagliata.

Questioni macroeconomiche

  1. Yglesias può non rendersene conto, ma tutto il sostegno accademico serio al RBG si basa sull’idea che molte persone smetteranno di lavorare (questo è considerato auspicabile per eliminare posti di lavoro caratterizzati da condizioni non dignitose per i lavoratori [dal punto di vista retributivo e/o di disciplina delle condizioni lavorative, NdT] e quindi per non trattare il lavoro come merce; ad esempio, qui e qui). Quindi l’obiettivo è quello di ridurre l’offerta di lavoro e la produzione.
  2. Il LG assicura un’alternativa di “lavoro a buone condizioni” alle persone impiegate in lavori [caratterizzati da] “condizioni non dignitose”. E quando i datori di lavoro privati vorranno che tornino a lavorare nuovamente per loro, dovranno garantire almeno le stesse condizioni di miglior salario minimo e benefici [normativi], se non migliori, di quelle offerte dal LG. Il LG stabilisce il livello lavorativo standard.
  3. Con il RBG, piccole flessioni della produzione ed aumenti nei consumi determinano anche un aumento dei prezzi. Improvvisamente, il valore del RBG viene ridotto. Che bel risultato: i poveri sono ancora poveri.
  4. Con il LG, l’occupazione aumenta, la produzione di beni e servizi socialmente utili aumenta, e (come abbiamo sostenuto molte volte) parte di questa produzione è destinata a beneficio dei poveri ed assorbe quindi parte dei loro salari, attraverso l’offerta di beni e servizi a livello locale che il settore privato non ha offerto. In altre parole, aumenta sia l’offerta sia la domanda.
  5. Combinato con il suo meccanismo anticiclico, il LG è uno stabilizzatore d’inflazione (non un generatore di inflazione, come il RBG). Abbiamo modellizzato questo molte volte (vedi qui e qui). Ovviamente è possibile che l’inflazione sia dovuta ad altre cause (prestiti bancari facili, speculazione, shock petroliferi, ecc., ma queste sono tutte questioni separate).
  6. Il RBG non è anticiclico. È universale, senza condizioni, ma non fluttua con il ciclo economico. Il LG è una risposta diretta a recessioni ed espansioni.
  7. Non vi è alcun meccanismo attraverso cui il RBG sia in grado di garantire la piena occupazione nel breve o nel lungo periodo. Solo il LG è in grado di garantirla.
  8. In sintesi, il RBG non si preoccupa del problema della stabilità dei prezzi (o della valuta), dei [suoi] risultati positivi o di qualsiasi altra esternalità negativa dovuta alla disoccupazione.

Povertà

  1. Come Amartya Sen ci ha insegnato, la povertà non è dovuta alla sola mancanza di un reddito adeguato. Garantire un reddito, di per sé, non elimina la povertà.
  2. I poveri e i disoccupati vogliono lavorare (vedi qui). E come ho mostrato con il mio lavoro sull’Argentina (al minuto 9 e 14″ del video), ricevere un reddito è solo il quinto motivo per cui i poveri vogliono lavorare! Perché i sostenitori del RBG presumono di sapere cos’è meglio per i poveri più degli stessi poveri? Il RBG fa ben poco per chi vuole lavorare.
  3. C’è quasi “un’ipotesi del mercato neoclassico che si autoregola” dietro la maggior parte delle analisi del [fenomeno del] RBG che recita: “fintanto che le persone hanno denaro da spendere, il mercato saprà magicamente offrire loro prodotti e servizi, permettendo l’acquisto di beni, dando loro la libertà di fare ciò che vogliono, ecc.”. Ma se ad oggi il mercato non ha mai risolto questi problemi, perché dovrebbe farlo ora, solo perché la gente ha più denaro da spendere? Tutte le condizioni che determinano emarginazione, riducono le opportunità e creano discriminazioni persisteranno. Il LG non è una panacea per tutti questi problemi, ma si preoccupa di risolvere un aspetto cruciale e sistemico dell’emarginazione sociale: l’assenza di un lavoro dignitoso garantito.
  4. Amartya Sen, inoltre, ci ha insegnato che ciò che conta non è la libertà in sé, ma la libertà sostanziale. La politica deve cioè: 1) riconoscere quello che le stesse persone vogliono e a cui danno valore; 2) offrire loro queste opportunità; 3) rimuovere gli ostacoli affinché possano sfruttare queste opportunità.
  5. Il LG realizza proprio questo concetto: riconosce che tante persone vogliono un lavoro retribuito; offre loro l’opportunità di trovarlo, rimuove gli ostacoli, permettendo loro di cogliere l’opportunità di lavorare a beneficio della comunità, ed eroga i molti servizi necessari affinché possano cogliere queste opportunità (istruzione, trasporti, assistenza, ecc.).
  6. Il RBG può dare a chi lo riceve un falso senso di sicurezza. Ma quando il RBG si rivelerà inadeguato a liberare i poveri dalla povertà e il povero – per migliorare la sua condizione – deciderà di cercare un posto di lavoro retribuito e opportunità, i posti d lavoro non ci saranno, proprio come non ci sono ora. Come la ricerca ha dimostrato, il marchio della disoccupazione è devastante e la disoccupazione genera l’inabilità a lavorare.
  7. Di nuovo, molti blogger sostenitori del RBG non hanno familiarità neppure con la letteratura di base sul RBG. Nel lavoro scientifico serio ci sono concetti come il “reddito di partecipazione” o il “minimo civico” (rispettivamente Atkison, 1995 e White, 2003), che fanno riferimento ad una società basata sul principio della reciprocità. La società garantisce un reddito di base che deve avere come contropartita la partecipazione ad attività socialmente utili. Questo è esattamente ciò che fa il LG. Non ha nessuna importanza quello che sostiene Yglesias, [il LG] non si basa sul principio coercitivo del lavoro socialmente utile, ma piuttosto sul principio di partecipazione.
  8. Trovo ironico che si debba dibattere tra RBG e LG, che in realtà si basano sugli stessi principi. Lasciamo che la politica dia a tutti l’opportunità di svolgere attività socialmente utili sulla base del “principio di partecipazione” attraverso il LG, sostenendo allo stesso tempo coloro che non possono lavorare (giovani, pensionati, persone con disabilità che sostengono onerose [spese] sanitarie) e avremo un’economia più stabile e forte, che offre attività socialmente utili a vantaggio di tutti.

Sì, la spedizione di un assegno alle persone non è così “complicata”, ma smettiamola di fingere che si tratti della panacea al problema fondamentale dell’instabilità economica.

 

Originale pubblicato il 16 gennaio 2014

Traduzione a cura di Stefano Sanna, Supervisione di Maria Consiglia Di Fonzo


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