L'Editoriale

Riforma del MES: il cappio al collo si stringe ancor più

Riforma del MES: il cappio al collo si stringe ancor più

Il 15 novembre l’agenzia Reuters ha pubblicato le dichiarazioni di Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, sulla riforma del MES (il Meccanismo Europeo di Stabilità, ESM in inglese). Se partiamo dal presupposto che il linguaggio dei governatori delle Banche Centrali si contraddistingue per un’attenta scelta delle parole e dei toni, la dichiarazione di Visco risulta di fatto un disperato grido di allarme su quanto Conte si appresta a fare.

Ad oggi, ciò che si sta profilando all’orizzonte è una supina accettazione da parte del Governo Conte del sistema MES, che porterebbe a trasformare il fondo salva-Stati in un Fondo Monetario europeo che eroga finanziamenti ai Paesi vincolandoli a percorsi predefiniti di ristrutturazione del debito, accelerando il processo di impoverimento del Paese a favore dei Mercati Finanziari. Tutto senza consultare il Parlamento. Un modo diverso di imporre il colonialismo finanziario senza mascheramenti formali, dato che il Parlamento perderebbe del tutto la propria funzione.

Secondo Visco, la riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM) deve essere gestita con attenzione perché comporta rischi potenzialmente enormi. Parlando al seminario congiunto OMFIF-Banca d’Italia, avverte che:

I piccoli e incerti benefici di una ristrutturazione del debito devono essere ponderati rispetto all’enorme rischio che il mero annuncio di una sua introduzione possa innescare una spirale perversa di aspettative di default

e ancora:

Dovremmo tutti tenere a mente le terribili conseguenze dell’annuncio del coinvolgimento del settore privato nella risoluzione della crisi greca dopo il vertice di Deauville a fine 2010

È di ieri la notizia che il Movimento 5 Stelle ha chiesto un vertice di maggioranza perché ritiene inaccettabile qualsiasi riforma del MES in senso peggiorativo senza neanche una fase di dibattito in Parlamento. Ma quando si accettano i presupposti alla base dei meccanismo dell’austerità è difficile, successivamente, aspettarsi un’evoluzione positiva.

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