Approfondimento

Neanche il Ministero unico del Tesoro è fatto per la tua felicità

Neanche il Ministero unico del Tesoro è fatto per la tua felicità

Ci chiediamo spesso come spiegare al pubblico in modo facile la realtà che si cela dietro i discorsi dei tecnocrati dell’Eurozona. Questo sforzo forse non è più necessario, basta semplicemente pubblicare le parole dei tecnocrati così come le dicono e così come le scrivono. Parlano ormai senza mezzi termini e fuori dai denti.

Il documento di Jens Weidmann (Presidente della Bundesbank) e François Villeroy De Galhau (Governatore della Banca di Francia) che propone l’istituzione di un unico Ministero del Tesoro europeo ne è un esempio. Il documento è stato pubblicato e tradotto da La Repubblica.

Il documento va letto così come è. Leggerlo nella sua interezza è l’unico modo per smontare le interpretazioni proposte da alcuni giornalisti o politici che attribuiscono alla proposta un’intenzione salvifica che non c’è, o meglio non salvifica per i cittadini. La proposta dei due governatori non è altro che una tappa verso il percorso del progetto dell’Eurozona: la fine dello Stato come attore protagonista nella progettazione del benessere collettivo.

Lo scritto riprende il consueto mantra ossessivo:

Per rafforzare la stabilità della zona euro è necessario fare riforme strutturali nazionali.

Denunciano il quadro desolante in termini di disoccupazione ma chiaramente non fanno cenno al rilancio della domanda aggregata come soluzione ma, ohibò guarda un po’, alla flessibilità ulteriore del mercato del lavoro che soffre ai loro occhi del problema di non essere del tutto demolito.

Cosa propongono?

  • risolvere il dualismo fra contratti a tempo determinato e indeterminato (cioè eliminare le tutele del tempo indeterminato in modo che esistano solo contratti con scarse tutele)
  • ridurre il costo degli impieghi non qualificati (la fascia dei lavoratori più deboli deve essere lasciata in balia degli umori del mercato)
  • la promozione dell’apprendistato (ovvero l’eterno stato di discente del lavoratore quando nei fatti sa bene il suo lavoro)

Altro cavallo di battaglia del pensiero liberista e dunque presente nel documento è la libera concorrenza di beni e servizi. I due banchieri ci ricordano di

Sopprimere le barriere in entrata e in uscita alla libera concorrenza nei servizi.

La guerra tra lavoratori alla Uber-Taxisti nel cuore di un liberista resta un modello a cui tendere. Presente anche il riferimento alla tendenza demografica europea dell’età media in aumento; la soluzione?

Innalzare l’età di pensionamento, per allinearla all’aspettativa di vita, e accrescere il tasso di attività.

Ma affrontiamo uno dei passaggi decisivi: un programma ambizioso di “unione dei finanziamenti e degli investimenti”. Per Weidmann e Villeroy De Galhau la sfida principale è di scalfire il risparmio che reputano ancora troppo abbondante in Europa e che non viene mobilizzato per gli investimenti produttivi. Ma se il settore privato non investeè perché mancano i clienti a cui vendere. Quindi serve rilanciare gli investimenti pubblici? NO. Aumentare la spesa pubblica magari? Una bestemmia. Le aziende, per i due banchieri, vanno spinte a cercare in Borsa chi può investire e con chi condividere rischi o guadagni. Non c’è cenno al possibile ruolo della Banca Centrale Europea come prestatore di ultima istanza per un piano di investimenti nel vecchio continente.

La linea dell’austerità non è neanche per un attimo messa in discussione. Per dare una parvenza di democrazia alla proposta, ricordano che

Concepire il nuovo quadro è un compito che spetta ai leader politici

(ma che suggeriscono loro, due banchieri centrali) e propongono che il possibile unico Ministero del Tesoro venga controllato dal Parlamento, peccato che nell’infrastruttura europea non abbia quasi alcun potere.

La proposta del Ministero unico non nasce in un momento qualunque della vita dell’eurozona ma in una fase di estrema tensione. La Grecia è permanentemente avviluppata in una trappola senza uscita tanto da riparlare di Grexit, il Portogallo si piega al diktat del rigore ma recalcitra, Renzi non perde occasione ogni giorno per lanciare bordate ai tecnocrati. Un Ministero unico del Tesoro eliminerebbe anche quel poco e ininfluente margine di libertà (ma ritenuto comunque fastidioso agli occhi di un tecnocrate) di battere i pugni sul tavolo prima di accettare i diktat.

L’Unione Europea conosce un unico modo per difendersi dalle spinte centrifughe: le minacce e ancora più rigidità. Il documento dei due banchieri centrali si chiude con la minaccia e neanche velata a chi non intendesse cedere del tutto la propria sovranità

“Tuttavia, se i governi e i Parlamenti della zona euro dovessero tirarsi indietro sulle implicazioni politiche di un’Unione vera e propria, l’unica opzione rimarrebbe un approccio decentralizzato fondato sulla responsabilità individuale e su regole più stringenti. In questo scenario, le regole di bilancio, già rafforzate, con il fiscal compact e il semestre europeo, dovrebbero essere completate. In questo sistema di maggiore responsabilità individuale, dovremmo assicurarci anche che il rischio, compreso quello legato alle esposizioni debitorie degli Stati, venga tenuto in considerazione da tutti gli operatori, non foss’altro che per ridurre la vulnerabilità delle banche in caso di turbolenze che interessano il debito sovrano”.

Cioè o con le buone o con le cattive…

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