L'Editoriale

La ripresa non si fa con il gioco delle tre carte

La ripresa non si fa con il gioco delle tre carte

Proponiamo un nostro articolo pubblicato nel numero di dicembre di Bergamo Economia Magazine.

L’articolo fa riferimento a una stima del disavanzo 2020 del 7%. Il governo stima ad oggi un deficit intorno 10%, ancora insufficiente di fronte a una crisi economica di questa portata.

[la Redazione]


Qual è il reale impatto dell’azione di governo per fronteggiare un crollo del PIL senza precedenti.

Una pianta per vivere necessita di acqua erogata regolarmente e non di “annunci di acqua” che poi si trasformano in un’innaffiatura a piccole dosi e a distanza di mesi

Il decreto n.149 del 9 novembre 2020, noto come Decreto Ristori BIS, introduce ulteriori misure di sostegno ai settori in crisi e si aggiunge ai decreti precedenti tramite i quali il governo si propone di contenere i danni economici causati dall’emergenza Covid19.

Quali saranno realmente gli effetti di questi provvedimenti sulla ripresa economica? Partiamo dall’analisi macroeconomica dei dati prendendo il PIL 2020 dell’Italia. Se confrontiamo i primi tre trimestri 2020 con gli analoghi del 2019, emerge che il PIL si è ridotto di 25 miliardi nel primo trimestre rispetto a quello 2019, di 80 miliardi nel secondo e di 21 miliardi nel terzo. Complessivamente nel 2020 all’economia italiana sono mancati 126 miliardi di euro nei primi 9 mesi.

Per dimensionare l’impatto dell’azione di governo sull’economia evitiamo di sommare i singoli provvedimenti contenuti nei singoli decreti e guardiamo direttamente il disavanzo netto di bilancio programmato per il 2020. Analizzare quest’ultimo dato infatti equivale a sapere quanti soldi il governo intende lasciare nell’economia reale, al netto delle tasse. Il disavanzo netto dichiarato nella nota di aggiornamento al DEF (ottobre 2020) è pari al 7,3% del PIL, ovvero 122 miliardi di euro (ipotizzando ottimisticamente che il PIL del quarto trimestre 2020 sia pari a quello del 2019).

La prima conclusione immediata è che i decreti non basteranno. Anche se il quarto trimestre 2020 dovesse risultare uguale a quello 2019 (e non sarà così) avremmo un disavanzo pari a zero, il che equivale all’assenza di un’azione incisiva nell’economia. Inoltre, la lettura attenta dell’ultimo decreto ci porta ad una considerazione sconfortante: solo un terzo delle iniziative è finanziato da nuove risorse, mentre per la parte restante si tratta di soldi non spesi nei precedenti decreti, ma proposti come “nuovi” nel decreto. Mentre l’economia italiana attende di incassare i soldi stanziati precedentemente in altre misure, il governo li fa sparire per poi farli riapparire da un’altra parte. Un drammatico gioco delle tre carte quando si parla di ripresa, dato che la necessità del settore privato (imprese e famiglie) è quella di essere alimentato in maniera continuativa.

Nel DEF c’è però un elemento di novità importante: si rinuncia a rispettare il cappio del 3% come vincolo di bilancio. Perseguirlo ora significherebbe condannare a morte l’intera economia; ancora oggi paghiamo gli anni di austerità e di rigore dei conti figli dell’ideologia del pareggio di bilancio. Ma dire di abbandonare i vincoli di bilancio non basta, è necessario farlo. Il gioco delle tre carte è la dimostrazione che l’austerità è ancora lì, al suo posto. Serve deficit ora. È necessario aumentare la spesa pubblica misurando il beneficio in termini di occupazione e redditi nel Paese, nell’immediato e nel medio termine. Sono i numeri ad adattarsi alle scelte macroeconomiche e sociali e non viceversa. L’emergenza Covid ce lo ricorda.

 

Articolo pubblicato sul numero di dicembre 2020 della rivista Bergamo Economia Magazine


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