L'Editoriale

La prossima volta sarà peggio

La prossima volta sarà peggio

Le dinamiche che hanno posto le basi per le morti del terremoto dei giorni scorsi, dell’incidente ferroviario in Puglia, delle alluvioni di Genova e della gran parte dei disastri avvenuti, non sono ancora delegittimate, ancora peggio, non sono neanche oggetto del dibattito pubblico.

Qualsiasi cosa si degrada, senza un lavoro di manutenzione o di ricostruzione. I disastri a cui assistiamo, spesso, non sono altro che una delle espressioni dell’assenza dell’investimento e della spesa pubblica che l’austerità, nell’ossessione continua di limitare il deficit pubblico, si porta dietro.

In questo quadro fare donazioni, mobilitarsi sul territorio, sacrificare tempo e risorse personali per rispondere all’emergenza, senza però interrogarsi sulle precondizioni della stessa, è il primo passo verso la prossima tragedia, verso ulteriori morti e distruzione. Va riconosciuta e denunciata la catena: Unione Monetaria Europea ⇒ austerità ⇒ mancati investimenti ⇒ impossibile ricostruzione. Non è un’opinione arbitraria. È storia recente.

Se questa catena non cambia, la logica che sta dietro all’abbandono dei territori non verrà intaccata. Al contrario verrà rinforzata, abituando il pubblico a ragionare in termini di fatalità.

La MMT riconosce che

Qualsiasi cosa sia tecnicamente possibile è sempre finanziariamente possibile.

L’autorità pubblica, nel nostro caso l’UEM (di cui lo Stato Italiano fa parte), ha vincolato e vincola l’uso della sua stessa moneta rendendo politicamente inaccessibile ciò che è tecnicamente possibile: evitare la tragedia. Per mantenere sempre alta la disoccupazione, per disciplinare il lavoro e per costringere gli Stati nazionali a svendere progressivamente tutto ai privati, sono stati costruiti vincoli, Trattato di Maastricht e Fiscal Compact, che in modo collaterale rendono impossibile evitare che tragedie inutili continuino a riprodursi.

Ciò che è stato in passato possibile per il Friuli non lo è stato per l’Aquila e non lo sarà neanche per la gran parte delle località toccate da questo ennesimo sisma, perché l’UEM impone vincoli al deficit pubblico. Vincoli che un soggetto monopolista della valuta può avere solo se se li impone.

Anche i politici che pubblicano libri con titoli radicali, come “Rivoluzione Socialista”, affrontando il tema degli investimenti pubblici per la sicurezza, parlano di “un’economia della catastrofe che dall’Irpinia in poi ha dissestato le casse dello Stato…”, affermano che in quanto quota debito, saranno a carico di chi verrà dopo di noi, consolidando l’idea che esista una qualche insostenibilità finanziaria, che a livello macroeconomico spendere oggi impedisce di spendere domani, creando un peso per le generazioni future. Ridicoli. Colpevoli… forse colposi, ma colpevoli anche loro.

Paradossalmente, chi promuove le politiche di austerità, chi è parte del problema, è il primo a mostrarsi pronto a rispondere all’emergenza. Confindustria, una delle maggiori promotrici delle politiche vigenti, l’altro ieri parlava di scelte selettive per la crescita della legge di stabilità e, subito dopo il terremoto, si è messa a disposizione per lanciare una raccolta fondi. Della serie: “Evitiamo che si facciano investimenti che non sono mirati alla ‘produttività’, ma dopo i disastri siamo i primi a metterci a disposizione per lanciare una raccolta fondi”. Dai, dona 2 euro anche tu!

Non tutto è rispettabile.

Non ho rispetto per tutto ciò che copre le mancanze del passato, giustifica con il fato il presente e distrugge il futuro. E non dovresti averne neanche tu.

Non ho rispetto per Confindustria, non ho rispetto per il Governo, non ho rispetto per l’Unione Monetaria Europea e per chi, dopodomani, ricomincerà a parlare della necessità dei tagli alla spesa per ridurre il debito pubblico. Il debito è un problema solo per chi non crea moneta, e l’UEM crea l’Euro. Se questi disastri avvengono, è perché politicamente si accetta che avvengano. PUNTO.

Ci sono responsabilità e responsabili che in questi giorni passano per salvatori della Patria.

A costo di apparire inopportuni al lavoro, con gli amici, o in famiglia, introduciamo il dubbio che l’austerità dell’Unione Monetaria Europea, e di chi la promuove ed attua, è alla base della distruzione dei giorni scorsi come dell’arretramento degli ultimi decenni. Se volete discutiamone, invitate me o qualcun altro di Rete MMT a fare un dibattito con la comunità locale, con i politici, con chi vi pare… ma facciamolo.

Potete contattarmi quando volete.

Questo è il capitolo di un documentario che vuole far riflettere sui fenomeni che vanno oltre il fatto del giorno, dando una soluzione che consenta di mobilitare le potenzialità dell’economia nell’interesse pubblico. Facciamolo girare.

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