L'Editoriale

Parlare di sviluppo sostenibile ma tacere sull’austerità. E fare curriculum

Parlare di sviluppo sostenibile ma tacere sull'austerità. E fare curriculum

Ci sono quelli che, in attesa di una chiamata per rientrare in politica, lavorano per le banche e quelli che, nel frattempo, lavorano per associazioni o think-tank. In questa seconda categoria rientra Enrico Giovannini, ex Ministro del Lavoro nel Governo Letta (ed ex Presidente dell’Istat) e attualmente Portavoce dell’ASviS – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile.

L’ASviS nasce per far conoscere l’Agenda 2030 (approvata dalle Nazioni Unite nel 2015) per lo sviluppo sostenibile e per mettere in rete tra loro gli attori che si occupano degli aspetti specifici dello sviluppo sostenibile. In particolare:

  • favorire lo sviluppo di una cultura della sostenibilità orientando i modelli di produzione e di consumo,
  • analizzare le implicazioni e le opportunità per l’Italia legate all’Agenda per lo sviluppo sostenibile,
  • contribuire alla definizione di una strategia italiana per il conseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile.

Difficile non essere d’accordo con questi obiettivi.

A che punto siamo? Non possiamo che essere messi male, dato che non abbiamo in Italia né sviluppo in generale né sviluppo sostenibile. Dal Rapporto 2018 dell’ASviS:

Non ci siamo neanche in Europa. Nonostante il fatto che l’Unione europea sia l’area del mondo più avanzata in termini di benessere socio-economico-ambientale come declinato nell’Agenda 2030, dove vigono le regole più stringenti per la tutela dell’ambiente e dei lavoratori, e dove lo Stato di diritto sia maggiormente tutelato, un quarto della popolazione è a rischio di povertà ed esclusione sociale, le disuguaglianze non accennano a ridursi e la disoccupazione e la sottoccupazione sono molto diffuse, soprattutto in alcuni Paesi. Come dimostrano gli indicatori sintetici originali elaborati dall’ASviS, il progresso verso gli SDGs è troppo lento e in alcuni casi assente. D’altra parte, le Istituzioni europee non hanno ancora indicato in concreto le modalità con cui intendono assumere l’Agenda 2030 come quadro di riferimento di tutte le politiche, tema sul quale, nonostante le tante resistenze e obiezioni, la Commissione europea dovrebbe formulare.

In realtà le istituzioni europee hanno già indicato, e proprio nel concreto, come intendano recepire l’Agenda 2030: all’interno delle politiche di austerità. Depotenziare lo Stato, ridurre il suo spazio di manovra all’interno di rigidi vincoli fiscali, ridurre il deficit, rafforzare la presenza del mercato a scapito dello Stato, è questo che compone il quadro all’interno del quale si consumano quei risultati disastrosi dell’Italia in termini di inclusività, benessere, reddito e sviluppo. Ma mentre tanti economisti puntano il dito verso le politiche di austerità come causa della crescente disuguaglianza in Europa, il Rapporto 2018 dell’AsviS non ne fa cenno.

Il solito e noto cortocircuito: fotografare una situazione senza analizzare le cause che l’hanno determinata. È sempre una questione di scelte. Fotografare una situazione senza generare il dibattito sulle cause macroeconomiche che l’hanno generata può rivelarsi funzionale per il posizionamento nell’ambito degli assetti politici e di potere.

Enrico Giovannini, ex Ministro del Lavoro nel Governo Letta, denuncia in questa slide l’andamento dell’occupazione e dell’accesso al lavoro dignitoso (questo è il documento da cui la slide è stata estratta).

Giovannini indica uno strumento per promuovere lo sviluppo sostenibile:

« avviare il dibattito parlamentare per introdurre lo sviluppo sostenibile tra i principi fondamentali della nostra Costituzione » tramite l’introduzione del comma: « La Repubblica promuove le condizioni di uno sviluppo sostenibile, anche nell’interesse delle generazioni future ».

Avevamo, un tempo, una Costituzione in grado di promuovere lo sviluppo sostenibile; era la Costituzione che non prevedeva il pareggio di bilancio. Uno Stato che spende in deficit in nome dell’interesse pubblico è l’unico in grado di promuovere uno sviluppo nell’interesse delle generazioni future, perché è in grado di investire in infrastrutture e servizi per tutti laddove il mercato vede infrastrutture e servizi solo per i pochi che pagano.

Ma dire questo non facilita un ricollocamento nell’establishment. E infatti non viene detto.

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