Approfondimento

Eurozona: non è un Paese neanche per i vecchi

Eurozona: non è un Paese neanche per i vecchi

L’Eurozona non è un Paese per giovani. Non è però neanche un Paese per vecchi.

La narrazione mainstream è volta a dipingere un mondo in cui gli anziani tolgono ai giovani, come in un gioco a somma zero: i giovani non hanno perché gli anziani hanno troppo. Far credere che i giovani siano condannati a un futuro privo di sicurezze perché gli anziani ne hanno avute troppe è un modo astuto per smorzare la voglia di riscatto dei ragazzi e far sentire in colpa i più anziani.

Ma la narrazione non è la realtà, bensì una rappresentazione parziale e distorta volta a far indirizzare lo sguardo disperato della nuova generazione verso un obiettivo sbagliato.

Non c’è discorso sulle pensioni che non ruoti intorno a questa narrazione. Ma per dare ai giovani dobbiamo necessariamente togliere ai vecchi come in un’economia à la Robin Hood?

Ricordiamo le parole di Alain Parguez:

La moneta esiste per rimuovere i vincoli di assoluta scarsità per tutte le fasce sociali; esiste per creare il futuro che va oltre l’orizzonte del vivere alla giornata; esiste per rimuovere una volta per tutte le antiche economie alla Robin Hood, dove ciò che guadagna uno viene perso da un altro. Può essere provato con facilità che in un’economia che non sia “alla Robin Hood”, il cosiddetto Orrore delle Pensioni non può esistere.
[Bliek e Parguez, 2006]

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Il peggior inganno che la nostra generazione ha subito e che, se non cambiamo le cose, le generazioni future continueranno a subire, è il falso problema delle pensioni.

A partire dagli anni ’90 in Italia è partita una campagna comunicativa di taglio terroristico secondo la quale, nel giro di pochi anni,i contributi al sistema pensionistico dei lavoratori non sarebbero più bastati per pagare le pensioni di tutti: i troppi pensionati a carico di ogni singolo lavoratore rendevano inevitabile il passaggio verso una pensione calcolata sulla base dei contributi versati.

Con l’adozione del sistema contributivo, ognuno di noi deve pensare a mettere da parte qualcosa, a risparmiare oggi per avere nella vecchiaia i soldi con cui vivere. Ma tutto questo ha un solo obiettivo: privatizzare il sistema pensionistico.

Qual è il vantaggio del passare a un sistema pensionistico privato? Secondo chi ci ha spinto dentro questo modello, i vantaggi sarebbero due:

  • lo Stato riduce la propria spesa assistenziale;
  • i gestori dei fondi pensione privati, con l’acquisto di azioni effettuato impiegando i fondi versati dai lavoratori, rivitalizzano il sistema economico delle imprese.

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Che la “sostenibilità delle pensioni” sia mera narrazione lo dimostra anche questo video, in cui Alan Greenspan, allora Presidente della Banca Centrale degli Stati Uniti, spiega perché gli Stati Uniti non corrono il rischio di finire la moneta necessaria a pagare le pensioni.

Lo Stato deve porsi il problema di creare quella ricchezza reale che la moneta dei pensionati può comprare. Lo Stato ha un ruolo decisivo nel fare in modo che i giovani concorrano alla costruzione di quella ricchezza reale. Quando rinuncia a questo ruolo per abbracciare i dogmi dell’austerità, lo Stato condanna il Paese a non essere né un Paese per i giovani, né un Paese per gli anziani.

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