L'Editoriale

Eurogruppo: ora è solo politica

Eurogruppo: ora è solo politica

I media parlano di una drammatica trattativa: ieri notte, l’Eurogruppo ha posticipato a domani, giovedì 9 aprile, la stesura finale del documento in cui i Ministri delle Finanze dell’Unione europea dovranno stabilire gli strumenti per finanziare la crisi Covid-19.
Tutti sono pronti a lanciare un appello per ricordare che dobbiamo « essere all’altezza delle sfide eccezionali per ottenere una intesa ambiziosa », ma ognuno chiaramente interpreta diversamente il come essere all’altezza di una sfida eccezionale.

Il presidente dell’Eurogruppo, Mario Centeno, ha detto di essere vicino a un’intesa ma, aggiunge, « ancora non ci siamo ».

Francia, Italia e Spagna propongono la nascita di un fondo finanziato da obbligazioni congiunte, i cosiddetti Coronabond. Temono che l’aumento del deficit, assolutamente necessario per sostenere l’economia, possa essere strumentalizzato politicamente dalle istituzioni europee una volta lasciata alle spalle l’emergenza.

L’Olanda si oppone rilanciando il ricorso al MES, anche in una versione light in termini di condizionalità da imporre ai Paesi. La Germania usa l’Olanda come avamposto in prima linea in una battaglia di coerenza e relazioni che gioca all’interno dei propri confini nazionali.

La partita è tutta politica e non tecnica. La BCE, tramite il PEPP (il programma di acquisto titoli per l’emergenza pandemica), sta acquistando i bond dei Paesi per un totale di 750 miliardi. È vero che non bastano, è vero che serve di più e serve per un lungo periodo, ma è un segnale di cambiamento. La presidente della Commissione europea si è espressa in termini di sospensione temporanea del Patto di Stabilità per tutta la fase di emergenza. È la prova che tecnicamente si può fare, nulla può impedire di sostenere economia e occupazione oggi ma anche domani, in piena emergenza Covid-19 e oltre l’emergenza, di più e senza compromessi al ribasso. Non servono i Coronabond, che allungano i tempi del dibattito e della decisione, non serve il MES neanche light, che impegna i Governi in inutili e dannosi vincoli a scatola chiusa, non serve il Sure, di cui abbiamo già illustrato i limiti. Servono solo una Banca Centrale e l’aumento del deficit.

Ma la MMT insegna che le vere risorse sono quelle reali e se, dopo questa crisi, non saremo più in grado di produrle, non esisterà alcuna possibilità di uscirne. Ora dobbiamo salvare il sistema produttivo, non stare a disquisire su tecnicismi. L’articolo di Pavlina Tcherneva è assolutamente chiaro. E stiamo correndo questi rischi solo a causa delle divergenze politiche dei vari Paesi.

Ma domani ripartirà l’ennesima e drammatica trattativa in cui l’Unione europea dimostrerà di essere un nano di fronte all’enorme responsabilità che viene richiesta.


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