Il Commento

E Draghi non si spiega il perché

E Draghi non si spiega il perché

Il 4 marzo 2015 pubblicammo, qui su Retemmt.it, un breve articolo-intervista in cui Warren Mosler spiegava come la politica monetaria di Draghi, fatta di tassi negativi e QE, fondamentalmente rendesse l’euro più forte, mentre Draghi, come gli operatori di mercato, ne ipotizzavano un indebolimento.

Così, mentre Draghi poteva avere come obiettivo un rapporto euro dollaro di 1:1 adottando misure che lui riteneva corrette per quell’obiettivo, con i mercati che credevano a quel risultato, di fatto lui e i mercati avevano cominciato a “caricare una molla”, in quanto sostanzialmente venivano prelevati, piuttosto che aggiunti, euro netti dall’economia globale.

La conclusione a cui perveniva Warren Mosler nel 2015 è che la prossima crisi UE sarebbe potuta avvenire a causa dell’euro forte nel momento in cui si sarebbe apprezzato a un livello tale da colpire le industrie esportatrici UE, con la BCE che proseguiva a fare ancora e ancora QE e a tagliare ulteriormente i tassi, peggiorando sempre di più le cose.

Il 25 gennaio scorso, Reuters batteva la notizia che informava del viaggio fatto da Draghi negli Stati Uniti per manifestare la sua forte preoccupazione per il continuo rafforzamento dell’euro sul dollaro, come risultato della politica monetaria americana che, tra le altre cose, infrangeva un patto non scritto di non belligeranza tra le due valute. Draghi ha affermato che questo processo rischia di uccidere sul nascere il debole risveglio inflazionistico dell’euro, per cui sarebbe stato costretto ad adottare ulteriori politiche monetarie di sostegno all’inflazione.

Conclusione

Draghi brancola nel buio alla ricerca di presunti colpevoli mentre l’Europa cammina probabilmente verso una nuova crisi dovuta alla contrazione delle sue esportazioni.


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