Approfondimento

Crescita per chi?

Crescita per chi?

Per la grande maggioranza delle persone negli Stati Uniti, la crescita economica è diventata poco più di un fenomeno statistico marginale, del tutto scollegata dai loro stipendi. Questo è illustrato chiaramente nella figura che segue, la quale mostra come la crescita dei redditi si sia distribuita in modo più iniquo praticamente ad ogni espansione economica del dopoguerra.

Nell’espansione del periodo 1949-53, la grande maggioranza della crescita dei redditi andò alla grande maggioranza delle persone – al 90% della popolazione alla base della distribuzione del reddito. Dopodiché, la quota dei redditi del 90% della popolazione alla base si è ridotta gradualmente, decade dopo decade. Questa tendenza accelerò negli anni ’80 del Novecento, al punto che il 10% più ricco della popolazione iniziò ad ottenere la maggior parte della crescita di reddito. E dal 2009 al 2012, mentre l’economia si stava riprendendo da una delle più grandi recessioni economiche di recente memoria, il 116% della crescita del reddito andò al 10% più ricco (e l’1% più abbiente si è portato a casa da solo il 95% dell’aumento di reddito); questo assurdo risultato è stato possibile perché il 90% della popolazione meno abbiente ha visto in realtà i propri redditi diminuire, in media, durante questo periodo di crescita.

Per quelli che non sono toccati da considerazioni etiche, abbiamo ragione di credere che l’iniqua distribuzione del reddito sia un elemento chiave dell’instabilità finanziaria degli Stati Uniti. In assenza di crescita del reddito, le famiglie appartenenti al 90% meno abbiente sono state costrette ad affidarsi sempre più all’indebitamento per finanziare i propri consumi, e il conseguente aumento del rapporto debito/reddito ha giocato un ruolo chiave nella crisi finanziaria del 2008. La gravità dell’iniqua distribuzione del reddito negli Stati Uniti è semplicemente insostenibile.

Distribution of Average Income Growth during Expasions

Fonte: calcoli dell’autore basati su dati Piketty/Saez e NBER

In generale, ci sono due modi per migliorare la distribuzione del reddito attraverso la politica. Uno prevede di lavorare all’interno delle strutture esistenti e di riallocare il reddito attraverso vari schemi di redistribuzione dopo che il reddito è stato ottenuto. L’altro è di cambiare proprio il modo in cui fin dal principio il reddito viene ottenuto. Sul secondo fronte, possiamo fare progressi sostanziali riorientando il modo in cui portiamo avanti le nostre politiche di stabilizzazione economica.

I nostri strumenti convenzionali per la ripresa economica – che siano monetari o fiscali, che si tratti di tagli alle tasse dal lato dell’offerta, di stimolo dal lato della domanda, o di salvataggi nel settore finanziario – hanno in comune un approccio simile: puntano principalmente a rilanciare investimento e crescita, considerando l’occupazione come un mero effetto collaterale del processo. E mentre ci sono differenze tra gli effetti redistributivi di queste politiche, il loro approccio del “prima la crescita” implica che operano tutti attraverso la struttura economica predominante, nascondendo proprio i processi che creano la disuguaglianza di reddito.

I tentativi di aumentare gli investimenti rilanciando i profitti delle imprese, o di incentivare la propensione a concedere credito migliorando i bilanci delle banche, sono esempi di politiche “dall’alto” che creano occupazione solo come conseguenza. Inoltre essi prediligono il capitale rispetto al lavoro, e il reddito dei lavoratori con stipendi alti rispetto a quello dei lavoratori con stipendi bassi. Riproducendo il comportamento prevalente dell’impiego del settore privato, queste politiche di stimoli tendono ad aiutare innanzitutto i lavoratori che fanno meno fatica a trovare lavoro, quelli più qualificati, senza alcuna garanzia che la domanda di lavoro si espanderà abbastanza da creare sufficienti opportunità di lavoro per tutte le persone che vogliono e possono lavorare, a prescindere dalle loro competenze e dal loro livello di istruzione. Le jobless recovery [1] sono diventate la norma.

In un’economia debole, politiche di stimolo fiscale sono comunque preferibili alla follia dell’austerità – ma gli strumenti convenzionali non sono le uniche opzioni. Invece di provare a produrre un certo tasso di crescita e investimenti, qualunque sia il loro effetto su lavoro e distribuzione dei redditi, un approccio “dal basso” capovolgerebbe questi obiettivi. Sarebbe un modello di stabilizzazione fiscale che avrebbe come obiettivo direttamente i disoccupati. Finanziando direttamente opportunità di impiego per tutti coloro che hanno la possibilità e la volontà di lavorare – offrendo impieghi nel settore pubblico, nel settore no-profit o delle imprese sociali – questo approccio dal basso alla politica fiscale può garantire il pieno impiego durante le fasi espansive e recessive e migliorare gli stipendi della fascia meno abbiente più velocemente rispetto a quelli delle persone ricche. Per migliorare la distribuzione del reddito dobbiamo correggere il meccanismo che genera il reddito per la grande maggioranza degli Americani. Questo significa senza dubbio il pieno impiego, stabile e con uno stipendio decente, e con redditi che crescono di pari passo alla produttività. Cambiare la rete di sicurezza per offrire una opportunità di impiego a coloro che ne vogliono uno con uno salario di sussistenza in modo continuativo è una parte fondamentale di una strategia globale.

 

Note del Traduttore

1.^ Jobless recovery: Periodi di ripresa generale di un sistema economico che mantiene tuttavia un elevato tasso di disoccupazione nel tempo. Questo può essere l’effetto di imprese che utilizzano maggiormente il lavoro esistente per incrementare la produttività, piuttosto che assumere nuova forza lavoro. Fonte: Investopedia.com

 

Originale pubblicato il 6 ottobre 2014

Traduzione a cura di Luca Giancristofaro, Supervisione di Maria Consiglia Di Fonzo

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