Il Commento

Coronavirus e recessione. L’alibi che copre il colpevole

Coronavirus e recessione. L'alibi che copre il colpevole

Intervista a Mario Monti su La Stampa. All’uomo che ha fatto più danni all’economia italiana del Coronavirus viene chiesta un’opinione proprio sugli effetti economici del virus.

La narrazione di Monti si sintonizza subito sul tema del momento.

Se nella politica di questi anni si fosse fatto uso di un po’ più di Amuchina, senza nascondersi dietro tante mascherine, il virus dell’antipolitica sarebbe oggi meno diffuso.

L’epidemia determina un effetto recessivo per l’economia mondiale, la cui misura dipenderà dai singoli paesi e dalla loro situazione iniziale.

È vero, la misura dipenderà dai singoli paesi; chi partiva da una situazione difficile ed è in più è stato privato degli strumenti di contrasto, avrà maggiori difficoltà. La situazione iniziale dell’Italia era quella di un organismo privato di anticorpi e difese a cause delle pesanti iniezioni di veleno delle politiche di austerità. Gioco facile per il Coronavirus aggravare una condizione già precaria. Difficile far ripartire un paese privato della possibilità di agire incrementando la spesa pubblica.

Chiaramente Mario Monti non la pensa come noi.

L’Italia dopo due anni di pesanti sacrifici purtroppo non evitabili – era uscita dalla crisi finanziaria nel 2013. Gran parte dei sette (dico 7!) anni successivi hanno goduto di un contesto internazionale molto favorevole, che gli altri paesi hanno saputo trasformare in crescita. L’Italia no. I vari governi, anche se non li metto tutti sullo stesso piano, hanno fatto riforme strutturali insufficienti, qualche contro-riforma, come sulle pensioni, e una serie di interventi con l’occhio più attento ai voti che alla crescita. Con i tassi tenuti così bassi dalla Bce, si sarebbe dovuto spingere di più per la crescita che non sui sussidi elargiti in disavanzo (dagli 80 euro all’assegno di cittadinanza). È prevalsa la ricerca del pronto ritorno elettorale. Intanto molti politici, populisti e non, cercano riparo dall’ira dei cittadini con il solito alibi: “Perché l’Italia non cresce? Ma è ovvio, per colpa delle misure proposte da chi ha governato per poco più di un anno, oltre sette anni fa, e approvate in Parlamento da quasi tutti i nostri partiti.

Oggi il Coronavirus è l’alibi per attribuire ad un fattore imprevedibile la causa di una recessione in arrivo tacendo sulle reale colpe, le politiche di austerità che deprimono consumi, sviluppo e occupazione. Si chiede all’Unione Europea una soluzione, l’aumento del deficit, che ha negato quando la crisi ha travolto aziende, lavoratori, cittadini. Persino Mario Monti oggi arriva a chiedere più deficit (anche se con l’ottusità di chi crede nel pregiudizio del “poterselo permettere”)

I margini della politica monetaria sono limitati dopo anni di Quantitative Easing della Bce e delle altre maggiori banche centrali. Gli spazi della politica di bilancio variano da paese a paese. Sarebbe utile fare più deficit per contrastare l’effetto recessivo del virus, ma non tutti potranno permetterselo nella stessa misura.

È l’ennesimo loop in cui l’Italia resta intrappolata. Le politiche di riduzione del deficit, dettate dai Trattati Europei, indeboliscono economia e occupazione e basta un fenomeno transitorio come il Coronavirus per dare il colpo di grazia. La soluzione esiste ed è portata di mano perché si tratta di una scelta politica: più deficit. Maggiore spesa pubblica e diminuzione della tassazione. Ma non è servito un terremoto e non servirà il Coronavirus a far cambiare idea alla Commissione Europea.

Commenta