La Teoria

Commercio estero

Commercio estero

A giudicare dal tenore di recenti discussioni sul commercio è evidente che il mondo moderno ha dimenticato che le esportazioni sono il costo delle importazioni. In regime di standard aureo ciascuna transazione era definita più chiaramente. Se un agente importava auto e le pagava con valuta, le auto erano scambiate con una certa quantità di oro. Le auto erano importate e l’oro esportato. La moneta fiat ha determinato un cambiamento di sistema. Se un Paese importa auto e paga con la propria valuta fiat, le auto sono ancora importate ma non viene esportata alcuna merce in cambio. Chi possiede quel denaro detiene una valuta definita in modo assai vago. Di fatto chi la possiede ha solo la garanzia di poter acquistare da un venditore disposto a vendere qualcosa a un certo prezzo. Qualunque Paese che realizzi un surplus commerciale si sta assumendo il rischio insito nell’accumulo di valuta fiat estera: il Paese in surplus cede beni e servizi in cambio di un’incerta possibilità di importarne in futuro. Il Paese importatore, d’altra parte, riceve beni e servizi limitandosi ad accordare esportazioni future a qualunque prezzo desideri verso altri Paesi che siano in possesso della sua valuta. Questo significa che se gli Stati Uniti improvvisamente imponessero una tassa sulle esportazioni il potere d’acquisto del Giappone verrebbe ridotto.

 

Originale pubblicato nel 1995, Revisione pubblicata nel 2012

Traduzione a cura di Andrea Sorrentino, Supervisione di Maria Consiglia Di Fonzo e Daniele Basciu

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