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Al Festival “Officina Futuro” Rete MMT si confronta con chi dice NO all’austerità: intervista a Giorgio Cremaschi

La partecipazione di Rete MMT al Festival “Officina Futuro” (Milano, 29-31 gennaio) è ruotata intorno ad un principio: da qualsiasi punto di vista si analizza la situazione attuale per poter creare crescita, ridare dignità al lavoro e ristabilire la democrazia, è necessario prima di tutto avere uno Stato che persegue l’interesse pubblico tramite la spesa a deficit.

Noi riteniamo che questo possa essere il comune denominatore tra chi lotta per la difesa dei diritti dei lavoratori, chi cerca di salvare la propria impresa, chi chiede uno vero stato sociale.

Ivan Invernizzi durante il dibattito

Consapevoli che per far conoscere la MMT sia necessario utilizzare modalità comunicative accessibili a tutti, abbiamo presentato al Festival le due produzioni Rete MMT: il docufilm “Primavera Economica” che verrà proiettato al pubblico a marzo e “Crisi € Cra[s]i“, un cortometraggio scritto e diretto da Daniela Corda, referente economico di Rete MMT Sardegna che narra le vicende di persone comuni accomunate dalla crisi e da un evento annunciato al telegiornale. A Crisi € Cra[s]i (che in lingua sarda significa “la crisi, la chiave e il futuro” dedicheremo maggiore spazio nelle prossime settimane.

Il Festival è stata l’occasione per confrontarci con alcune personalità che da punti di vista diversi hanno capito i reali fini delle politiche economiche e sociali dell’Unione Europea: Giorgio Cremaschi, Diego Fusaro, Paolo Becchi, Nino Galloni.

Al Festival abbiamo intervistato Giorgio Cremaschi sulla riforma del lavoro tedesca a cui si ispirano le riforme del lavoro in corso oggi nell’eurozona. Queste le sue parole:

Dobbiamo sfatare il mito che esistano paesi dove si sta bene perché sono stati bravi e altri Paesi che oggi pagano con maggiore povertà il fatto di aver fatto le cicale. Il primo Paese ad avere massacrato i diritti e i salari dei lavoratori è stata la Germania, che a partire dalla metà degli anni 1990 ha assistito alla più grande compressione dei salari rispetto all’economia mai vista prima in Europa.

La riforma Hartz o Agenda 2010, ovvero la riforma di liberalizzazione del lavoro ad opera del Ministro del Lavoro Hartz (incriminato successivamente per corruzione) del governo socialdemocratico Schröder, ha creato un fenomeno di precarizzazione del lavoro senza precedenti e ha dato origine ai mini jobs. È importante ricordare che in Germania di recente è stata fatta la legge sul salario minimo che scatterà nel 2017 e che è stata presentata dai socialdemocratici come una grande conquista. In realtà si tratta di un salario molto basso, di 8 euro all’ora, che crea dumping sociale.

In Italia abbiamo un grande fenomeno di precarizzazione del lavoro, ma il fenomeno tedesco è peggiore. Prendiamo l’esempio del lavoro interinale: mentre in Italia il lavoratore interinale deve essere pagato con il contratto dell’azienda che lo ha preso “in affitto”, in Germania il lavoratore interinale è pagato con il contratto dei lavoratori interinali e non con quello dell’azienda, ovvero può prendere 7 euro all’ora mentre il suo collega con la stessa mansione guadagna 24 euro all’ora.

La Germania ha coperto l’opera di distruzione del lavoro con l’ideologia; al lavoratore tedesco veniva detto “tu stai male ma i lavoratori greci che non hanno il lavoro stanno peggio di te”. Il Jobs Act si ispira alle riforme del lavoro tedesche.

La tavola rotonda al festival OFFICINA FUTURO

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