La Teoria

Un modello analitico generale per l’analisi di valute e altre merci (5ª parte)

Un modello analitico generale per l'analisi di valute e altre merci (5ª parte)

La crisi asiatica del 1997

La crisi asiatica del 1997 può essere analizzata secondo il modello d’analisi di merci generiche qui esposto. Quanto accadde può essere descritto come una situazione di scarsità di dollari. A seguito della contrazione del deficit del bilancio federale in dollari USA, nel corso della prima metà del 1997 in Asia continuò l’espansione orizzontale. Gli agenti si indebitavano in dollari USA, che spendevano direttamente in progetti o che usavano per acquistare valuta locale da impiegare nella conduzione dei loro affari. Essi si trovavano quindi in posizione corta in dollari USA e in posizione lunga nella valuta locale che, in generale, veniva investita nelle imprese locali. Spesso era la banca centrale locale a incoraggiare questo tipo di assunzione di rischio, fissando il tasso d’interesse nazionale al di sopra del tasso USA e mantenendo, allo stesso tempo, un tasso di cambio vincolato. Mentre gli uomini d’affari del posto si indebitavano in dollari USA scambiandoli con valuta locale, la banca centrale era più che disposta ad accontentarli e ad accumulare riserve in dollari USA. Tuttavia, quando il settore privato – per rimborsare i propri debiti contratti in dollari USA – si trovò nella posizione di venditore netto di valuta locale, le banche centrali furono riluttanti a rinunciare alle proprie riserve in dollari USA per supportare la valuta locale e, al contrario, lasciarono che il suo valore fluttuasse verso il basso. Con un tasso di cambio inferiore, le imprese locali non furono in grado di onorare i propri debiti in dollari USA e ne seguì una crisi di liquidità che ad oggi non ha ancora trovato soluzione.

Applicando il nostro modello per l’analisi delle merci, era come trovarsi in posizione corta in termini di mais nel momento in cui le scorte di magazzino stavano calando. Attualmente, con valute locali depresse, molti di quei Paesi stanno incorrendo in surplus commerciali in dollari USA considerevoli. Il che significa che qualcun altro sta realizzando deficit in dollari USA, visto che la componente orizzontale tra Paesi ha sempre somma zero. Fintanto che il saldo fiscale statunitense resta immutato si può far poco per alleviare la scarsità di dollari USA a livello globale, a meno che si verifichi una riduzione del desiderio di risparmio netto di attività denominate in dollari USA. Un calo dei prezzi potrebbe ridurre il desiderio di risparmio netto, dando luogo a un incremento di spesa, ma di solito questo non si verifica. In effetti è difficile identificare un settore dell’economia statunitense che possa incrementare il proprio livello di indebitamento in maniera continuativa tanto da alimentare la crescita del Pil USA. Le due maggiori aree di crescita sono state l’espansione del credito sub-prime e quella del credito asiatico ed entrambe stanno rallentando drasticamente. Inoltre sembra che, contemporaneamente, tutti i Paesi stiano spingendo per una riduzione del deficit (fiscale), allontanando la possibilità di espansioni spinte dall’esportazione.

Non ho ancora letto alcun accenno al fatto che la politica fiscale USA sia fonte di preoccupazione e concausa della crisi asiatica. Nessuno sembra comprendere l’importanza dei deficit [di bilancio] allo stesso modo in cui riconosce l’importanza dell’ammontare delle scorte di altre merci. Potrebbe essere questa la ragione per cui i mercati non reagiscono in anticipo rispetto all’inevitabile scarsità: perché nessuno degli agenti del mercato è consapevole della connessione esistente. Di conseguenza i mercati reagiscono solo dopo che la stretta ha raggiunto la fase acuta, dato che chi si trova in posizione corta non ha altra scelta che quella di vendere altri asset per ottenere i dollari USA necessari ad adempiere le proprie posizioni. Quindi colpisce duramente e all’improvviso. Si noti che l’economia giapponese, nei tardi anni ’80 del secolo scorso, si espanse tanto rapidamente da spingere il bilancio verso il surplus. Poco dopo, il mercato azionario e quello immobiliare crollarono poiché gli agenti erano obbligati a vendere i propri asset per ottenere gli yen di cui avevano necessità. Otto anni più tardi, il mercato azionario è ancora al di sotto di oltre il 60% rispetto ai suoi massimi e quello immobiliare continua a subire crolli a doppia cifra ogni anno, a dispetto degli anni a tassi d’interesse prossimi allo 0%. Una scarsità di yen si può risolvere solamente nella componente verticale. E gli obiettivi di bilancio di lungo termine sono in conflitto con tale necessità.

Conclusione

Questo saggio delinea un modo alternativo di guardare al circuito monetario che prende in considerazione il ruolo centrale dello Stato sin dal principio dell’analisi. Le componenti verticale e orizzontale del circuito monetario sono state introdotte e analizzate nella loro relazione. Si è mostrato che questo modello è applicabile non solo alla valuta, ma a qualunque merce. Questo perché, mentre la valuta non ottiene il proprio valore in virtù del suo status di merce, una volta che le viene attribuito valore, una valuta guidata dalla tassazione può essere analizzata come qualunque altra merce. Oltre a sfatare il mito secondo cui i deficit implicherebbero una tassazione futura, si è anche mostrato che tale modello si applica bene all’analisi dell’attuale crisi finanziaria asiatica.

 

Bibliografia

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  • Wray, L. Randall, “Money and Taxes: The Chartalist Approach”, Working Paper No. 222, Jerome Levy Economics Institute.

 

Originale pubblicato nel 1998

Traduzione a cura di Andrea Sorrentino, Supervisione di Maria Consiglia Di Fonzo

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