La Teoria

Un modello analitico generale per l’analisi di valute e altre merci (3ª parte)

Un modello analitico generale per l'analisi di valute e altre merci (3ª parte)

Utilizzo del modello

Procediamo ora con un esempio su come questo modello può essere integrato in un’analisi del circuito monetario. In questo esempio iniziamo con le seguenti ipotesi:

  1. lo Stato impone una tassa pro capite uguale per tutti;
  2. lo Stato acquista solo forza lavoro;
  3. non esiste alcun desiderio di risparmiare attività finanziarie nette (nessuna spesa in deficit e nessun livello di disoccupazione involontaria – si veda FEPS, JPKE, dicembre 1997);
  4. lo Stato non assume tutta la forza lavoro disponibile (esiste un settore privato);
  5. i produttori hanno merito creditizio;
  6. i consumatori non hanno accesso al credito.

Il circuito monetario ha inizio con la componente verticale, nel momento in cui lo Stato dichiara quello che accetterà per il pagamento delle tasse. L’imposta pro capite può essere pagata solo attraverso unità di quella valuta. Questo fa sì che i contribuenti offrano beni e servizi in cambio di tale valuta. Lo Stato può utilizzare la valuta che emette per acquistare beni e servizi. Questo processo dà luogo alla monetizzazione delle transazioni nella valuta dello Stato. I contribuenti offrono di continuo beni e servizi in vendita, e presto, nel settore privato, altri agenti che desiderano quello che è offerto in vendita andranno in cerca dei mezzi con cui procurarsi unità della valuta richiesta dai venditori. Le forze al lavoro nella componente verticale bastano a far sì che i venditori di beni e servizi fissino il prezzo di quello che offrono in unità della valuta di Stato. Ciò dà origine a uno scambio di unità di conto [che sono trasferite] dallo Stato al settore privato e dal settore privato allo Stato, dal momento che è lo Stato che spende e riceve le tasse che vengono pagate.

Il credito (l’attività orizzontale) emerge quando un acquirente desidera effettuare un acquisto prendendo in prestito quello che il venditore richiede. L’acquirente potrebbe indebitarsi direttamente con il venditore. Questo darebbe luogo alla cessione degli oggetti venduti in cambio di una nota di credito del compratore, denominata nella valuta di Stato, accettata dal venditore. Questa nota può essere considerata come una forma di moneta, in base alla definizione di moneta che si adotta. Si presume che questa nota abbia un valore, o il venditore non l’avrebbe accettata. Ma chiaramente qualsiasi valore è soggetto a variazioni, perché le condizioni finanziarie dell’acquirente potrebbero cambiare. Non c’è neanche ragione per cui una tale nota non dovrebbe essere negoziabile e circolare nell’economia, perché ciascun nuovo titolare della nota cerca di usarla per compiere acquisti da altri venditori. Un flusso inverso si potrebbe verificare sia quando chi ha emesso originariamente la nota la ottiene di nuovo attraverso la vendita di beni o servizi, sia quando la ritira scambiandola con valuta di Stato.

Si noti che, anche se la nota era in circolazione, essa non costituiva un mezzo accettabile per il pagamento delle tasse. Tuttavia, la nota costituiva un esempio di leva sulla valuta di Stato. Si trattava di un’attività orizzontale endogena. Il titolare della nota si trovava in posizione “lunga” e l’emettitore in posizione “corta”. Il netto era sempre 0. Eppure la nota era denominata in unità della valuta di Stato. L’attività orizzontale è sempre denominata in unità di una componente verticale.

La stessa transazione avrebbe potuto essere mediata da una banca. Il venditore avrebbe potuto non voler accettare la nota dal compratore, ma un deposito bancario. L’acquirente avrebbe potuto recarsi in un istituto bancario a chiedere un prestito e, se la richiesta fosse stata approvata, il risultato sarebbe stato che la banca avrebbe trattenuto la nota del compratore e garantito al venditore un deposito presso la banca. La banca avrebbe assunto pertanto il rischio di credito del compratore (imputato al tasso d’interesse pattuito). Le banche che intraprendono questo genere di attività sono simili alle istituzioni assicurative, che gestiscono il rischio attraverso analisi e diversificazione. Si tratta anche qui di attività orizzontale.

I depositi bancari sono le registrazioni contabili dei prestiti. Si ha un’espansione lorda delle attività finanziarie, ma il netto è sempre nullo. Per ciascun deposito esiste un prestito che l’ha originato. Si noti comunque che, siccome i depositi bancari sono accettati per il pagamento delle tasse, essi possono funzionare come parte della componente verticale. Di nuovo, le banche che agiscono in questo modo stanno, nel caso in cui i depositi siano usati per il pagamento delle tasse, mediando un’attività verticale.

I contribuenti che non desiderano un lavoro pubblico, o che non hanno i requisiti per un impiego pubblico, andranno in cerca di modi alternativi per ottenere valuta. Direttamente o indirettamente, i fondi necessari, date le ipotesi iniziali, devono provenire da coloro che sono impiegati dallo Stato. Nel caso più semplice, le persone offrono beni e servizi a chi lavora per lo Stato in cambio di parte della valuta originariamente guadagnata dallo Stato.

Anche i non-contribuenti sono inclini a monetizzarsi poiché, quando vedono beni e servizi in vendita, desiderano unità della valuta di Stato in cui i beni e i servizi sono denominati. Per esempio, essi potrebbero vendere il loro lavoro a chi è assunto dallo Stato e quindi, grazie alle unità di valuta così ottenute, potrebbero fare acquisti dai contribuenti che non lavorano per lo Stato.

A un certo punto potrebbe comparire un imprenditore, che tenta di organizzare la produzione con l’obiettivo di trarne un profitto da utilizzare per effettuare acquisti personali. Potrebbe iniziare indebitandosi per pagare gli stipendi e terminare recuperando le spese e un profitto attraverso la vendita del prodotto finale. L’esempio descritto in questo paragrafo è rappresentativo dell’analisi del circuito esistente. Ma ora possiamo andare oltre, visto che anche le interazioni più complesse tra imprese, consumatori, contribuenti e Stato possono essere facilmente esaminate nel contesto del nostro modello.

Per questo esempio abbiamo ipotizzato un’imposta pro capite. Avremmo potuto ipotizzare una tassa sulle transazioni, per esempio un’imposta sul reddito. Si noti, comunque, che un’imposta sul reddito guadagnato dal settore privato attraverso un lavoro pubblico non guiderà il modello. Lavorando per lo Stato, una persona potrebbe semplicemente ottenere un pagamento netto di unità di valuta per cui non ci sarebbe alcun uso ulteriore. Sarebbe necessaria un’imposta sul reddito figurativo [1] per le transazioni che avvengono nel settore privato. Queste transazioni – impiego nel settore privato – genererebbero quindi una passività fiscale sul settore privato che renderebbe necessaria la vendita di beni e servizi allo Stato. Si noti che questo dovrebbe comprendere una tassa figurativa, altrimenti il settore privato continuerebbe a effettuare transazioni con altri mezzi di pagamento.

È chiaro anche che le imposte sulle transazioni hanno l’effetto di scoraggiare le transazioni che vi sono soggette. Pertanto il modello si presta all’analisi delle differenze tra diverse imposte sulle attività e le imposte sulle transazioni.

 

Note del Traduttore

1.^ Il reddito figurativo è il valore di benefit e servizi offerti a un dipendente. I datori di lavoro devono aggiungere il reddito figurativo al salario lordo del dipendente per calcolare le trattenute fiscali.

 

Bibliografia

  • Deleplace, Ghislain e Edward J. Nell (eds.), 1996, Money in Motion: The Post Keynesian and Circulation Approaches, London: Macmillan.
  • Graham, Benjamin, 1937, Storage and Stability, New York: McGraw Hill.
  • Graziani, Augusto, 1988, “Le financement de l’économie dans la pensée de J. M. Keynes”, Cahiers d’Economie Politique, 14-15.
  • Keynes, John Maynard, 1936, The General Theory of Employment, Interest, and Money, New York: Harvest Harcourt Brace.
  • Lavoie, Marc, 1992, Foundations of Post-Keynesian Economic Analysis, Aldershot: Edward Elgar.
  • Lerner, Abba P., and David C. Colander, 1980, MAP: a market anti-inflation plan, New York: Harcourt Brace Jovanovich.
  • Moore, Basil, 1988, Horizontalists and Verticalists, Cambridge: Cambridge University Press.
  • Mosler, Warren, 1997-98, “Full Employment and Price Stability”, Journal of Post Keynesian Economics, Vol. 20. No. 2., “Soft Currency Economics” http://www.warrenmosler.com
  • Wray, L. Randall, “Money and Taxes: The Chartalist Approach”, Working Paper No. 222, Jerome Levy Economics Institute.

 

Originale pubblicato nel 1998

Traduzione a cura di Andrea Sorrentino, Supervisione di Maria Consiglia Di Fonzo


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