Per lo più gli interventi nei media, a vario titolo, dell’europarlamentare del PD Alessandra Moretti, sono tanto patetici quanto intercambiabili. Si tratta di un frullato di luoghi comuni che vanno da
Questo è un Paese che ha bisogno delle riforme
all’orwelliano
La nostra Europa difende il Made in Italy
che campeggia nella home del suo sito.
Avendola di fronte, si ha la netta sensazione che Fortebraccio 2.0 scriverebbe, oggi, di lei: C’era un talk show in TV ieri sera, ma una sedia era vuota; era Alessandra Moretti.
E ciò nonostante, non pare cattiva, anzi. Trasmette una sensazione di vuoto impalpabile, quasi una poveretta che siede in Parlamento europeo così, per caso, senza la più pallida idea di cosa sia meglio fare e di quale sia il suo ruolo. Pare angelica, inconsistente, innocua. Spesso ritratta con un neonato in braccio, un piccolo scudo umano mediatico, perché l’europarlamentare socialdemocratica dev’essere anche rassicurante.
Ma non è così. Moretti sa perfettamente quale è il suo ruolo: obbedire alle direttive che le lobby, a Bruxelles, impartiscono agli sherpa come lei:
“Sfatiamo un mito, un’ipocrisia: fare lobby è positivo! Stare dietro agli interessi che le grandi categorie economiche e sociali ti vengono a proporre… Noi abbiamo, guardate, un’attività che è molto limitata per quanto riguarda l’attività d’aula, che, avrete capito, si risolve in una volta al mese in tre giorni a Strasburgo, dove votiamo. Tutto il resto dell’attività dell’eurodeputato si sviluppa all’interno delle commissioni, ma soprattutto fuori dalle commissioni: nell’attività lobbistica. Cioè noi abbiamo, nel corso della giornata, decine di incontri con i lobbisti che vengono da noi, ci fanno la prospettiva su, diciamo quel tema, e con loro attiviamo una sorta di relazione. Ma perché? Non è mica negativo ascoltare quelli che si occupano delle questioni.“
[Alessandra Moretti, 20.9.2014]
È abbastanza chiaro che cosa sia la socialdemocrazia europea, o è necessario fare un disegno? A lei è chiaro, questo è poco ma è sicuro.
Nessun partito oggi si chiama fascista o partito anti-lavoratori: si chiamano tutti “socialdemocrazia”.
[M. Hudson, Rimini – Febbraio 2012 – 1° Summit MMT]