Approfondimento

Il sogno di Spinelli ha generato i mostri

Il sogno di Spinelli ha generato i mostri

La retorica su “l’Europa di Spinelli” nasce con il Manifesto di Ventotene, continuamente sbandierato nei media come unica ragione che possa dare un senso alle sofferenze imposte dall’austerità. Ma cosa ha scritto Spinelli esattamente nel manifesto? Vediamo, perché forse in pochi si sono documentati.

Il manifesto fu redatto tra il 1941 e il 1944 da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni, confinati nell’isola di Ventotene dal regime fascista. Alla sua stesura contribuirono anche le discussioni con altri antifascisti confinati.

Il manifesto si divide in quattro capitoli. Il primo capitolo, “La crisi della civiltà moderna“, è un’analisi politica e sociale degli Stati europei dei loro governi di quel periodo storico, i quali, dopo 10 anni di Keynesismo militare alimentato da dittature di destra o di sinistra, si affrontano sui campi di battaglia della seconda Guerra Mondiale. Il secondo capitolo illustra quali siano i compiti che attendono l’Europa post-conflitto. Il titolo “I compiti del dopo guerra – l’unità europea” ha una prospettiva programmatica rispetto alle scelte da compiere. Nel terzo capitolo, “I compiti del dopo guerra la riforma sociale“, gli stessi compiti vengono analizzati dal punto di vista sociale, individuando i punti fondamentali e irrinunciabili di una riforma sociale. Infine, nel quarto capitolo “La situazione rivoluzionaria: vecchie e nuove correnti“, vengono definiti i limiti delle rivoluzioni ad oggi portate avanti e viene proposta la nuova strategia europea.

Il manifesto può essere scomposto in tre elementi identificabili:

  1. l’obiettivo da raggiungere;
  2. i nemici da combattere;
  3. lo strumento da utilizzare.

L’obiettivo

L’obiettivo ultimo è “l’emancipazione delle classi lavoratrici e la creazione per esse di condizioni più umane”. Gli strumenti per raggiungere questo obiettivo sono:

  1. la nazionalizzazione delle imprese monopoliste, che se in mano ai privati possono diventare strumento di ricatto verso lo Stato e verso gli operai;
  2. la rivisitazione del diritto di proprietà nella direzione di una ridistribuzione della ricchezza in senso egualitario, eliminando privilegi e parassitismi;
  3. l’attenzione ai giovani, il diritto allo studio per tutti e la preparazione al lavoro;
  4. una solidarietà sociale in grado di garantire a tutti un tenore di vita decente senza ridurre lo stimolo al lavoro e al risparmio, così che nessuno possa essere ricattato da contratti di lavoro capestro perché costretto dalla miseria;
  5. lavoratori liberi di scegliere i propri rappresentanti, in modo che le condizioni di lavoro siano trattate da un punto di vista collettivo e grazie ad uno Stato garante degli accordi stipulati.

Questi elementi rappresentavano per Spinelli le basi su cui progettare un modello di ordine sociale a cui tendere.

I nemici da combattere

Numerosissimi sono i nemici da combattere. Proviamo ad elencarli:

  • i ceti dei proprietari terrieri e di coloro che vivono di rendite parassitarie;
  • il ceto dei monopolisti e delle società che sfruttano i consumatori succhiando i loro risparmi;
  • i ceti “plutocratici” che, nascosti dietro le quinte, tirano i fili dei politici a loro esclusivo interesse;
  • un regime economico in cui la potenza del denaro si perpetua “nello stesso ceto”, trasformandosi in privilegio sociale.

Ostacoli agli obiettivi sopra riportati anche la Chiesa cattolica e le forme di corporativismo sindacale (proprie del fascismo).

Nel linguaggio di quegli anni, che vuole essere rivoluzionario, questi soggetti sono citati come ostacolanti rispetto agli obiettivi.

Lo strumento

In questa chiave di lettura del contesto, diventa necessario dotarsi di uno strumento rivoluzionario, che Spinelli e gli altri autori del manifesto individuano nell’Europa.

L’Europa è interpretata come strumento in grado di arginare quegli Stati nazionali che, al tempo di Spinelli, hanno generato dittature e continue guerre. L’Europa rappresenta ai loro occhi il solo antidoto. Dopo 20 anni di fascismo, Spinelli non riesce a vedere, dall’angolatura del proprio confino a Ventotene, un ruolo diverso del singolo Stato da quello svolto dalle dittature europee. La Nazione è per lui lo spazio in cui operano le forze reazionarie da combattere, e si rende necessario abbattere gli Stati favorendo un’unione sovranazionale europea. Quest’ente sovranazionale può nascere solo da un movimento rivoluzionario, senza la preventiva consacrazione popolare. Il nuovo regime rivoluzionario deve rappresentare le profonde istanze della società moderna, e consegnare al popolo europeo un nuovo ordine che favorisca la partecipazione di tutti alla vita del nuovo Stato sovranazionale.

Dopo 80 anni dalla pubblicazione del manifesto, constatiamo tristemente che l’Europa che aveva in mente Spinelli è stata costruita in realtà dalle stesse classi sociali che voleva combattere. Le attuali politiche, neoliberiste e neomercantiliste, sono esattamente l’opposto dell’intento sociale che il manifesto promuoveva. Il libero mercato, la distruzione dello Stato sociale, l’aumento delle diseguaglianze e i milioni di disoccupati sono il risultato di un’Europa che doveva essere, nell’idea di Spinelli, lo strumento di civiltà, e si è invece trasformata nell’obiettivo.

Spinelli riteneva opportuno barattare le giovani e traballanti democrazie con lo slancio rivoluzionario europeo. Nella realtà dei fatti, le cose sono andate diversamente: pochi tecnocrati, non eletti da nessuno e per nulla rivoluzionari, hanno messo in piedi un sistema che smantellato la democrazia, producendo proprio quei mostri che lo tormentavano. In quest’ottica, non sorprenderà nessuno se il giovane Sandro Pertini, a cui fu chiesto, non sottoscrisse il manifesto. La peggior democrazia è sempre meglio della più illuminata dittatura. L’Europa dell’austerity e delle riforme contro il lavoro si imbelletta con lo Spinelli pensiero, ma è la dimostrazione degli effetti devastanti della fine dello Stato. Il miglior tecnocrate dell’eurozona, amante del rigore dei conti, è sempre peggio di un qualunque politico cialtrone ma rappresentante di una Nazione democratica e sovrana.

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