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Quel 29 aprile che ha aperto una prospettiva diversa

Quel 29 aprile che ha aperto una prospettiva diversa

Breve resoconto del Forum delle prospettive economiche, politiche e sociali

È stato un evento riuscito quello di venerdì scorso, non solo per la qualità degli interventi in una sala piena e attenta per tre ore e mezza di fila, ma perché è stato raggiunto l’obiettivo che ci eravamo posti: avviare la discussione su come cambiare la rotta del Paese. Il rischio poteva essere quello di dare vita ad un confronto astratto, magari affascinante dal punto di vista teorico ma non declinabile nella realtà oppure quello che ognuno rimanesse nella propria posizione. Nulla di tutto questo. Il Forum delle prospettive economiche, politiche e sociali è stato quel dibattito economico e politico che purtroppo non vediamo nei media.

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Angelo Mincuzzi del Sole 24 Ore ha gestito in maniera eccellente gli interventi, animando un confronto sempre vivace ma ordinato. Abbiamo scoperto un giornalista curioso e convinto della necessità del dibattito.

Warren Mosler ha spiegato i motivi per cui è necessario che nel confronto con le istituzioni europee l’Italia si doti non solo di un buon “Piano A” (a cui contribuisce anche il recentissimo paper scientifico di W. Mosler e D. Silipo Maximizing Price Stability in a Monetary Economy, già annunciato sul sito del Corriere.it e presto disponibile in italiano sul nostro sito), ma anche di un “Piano B” su cui poter far leva. In assenza di un Piano B, infatti, l’Italia rischia di fare la fine della Grecia e dover infine subire una posizione di passiva accettazione dei diktat europei. Un piano B è l’unico strumento che consente di rendere evidente che il problema è politico e non tecnico, e che è sempre possibile uscire dalla deflazione, adottando scelte che ripudiano l’austerità. Il piano B illustrato da Warren Mosler si declina in 5 punti, riassunti nella slide che segue.

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Piano B: La Nuova Lira

Warren Mosler ha ribadito uno dei passaggi chiave del piano: il Governo non dovrebbe procedere alla conversione forzosa dei depositi dei cittadini da euro in nuova lira. La conversione dovrebbe avvenire gradualmente, a seguito della richiesta dei soggetti che detengono risparmi in euro, prevenendo un eccesso di offerta della nuova valuta ed oscillazioni impreviste del tasso di cambio tra la nuova valuta e l’euro.

Stefano Lucarelli, docente del Dipartimento di Economia dell’Università di Bergamo, ha ripreso uno dei concetti chiave per il rilancio del Paese richiamando il concetto di “Stato architetto del futuro” di Alain Parguez:

La Banca Centrale deve garantire politiche di deficit spending e lo Stato deve riprendere il ruolo di attivatore e guida della crescita del sistema economico nei settori produttivi strategici.

Alfredo D’Attorre, parlamentare di Sinistra Italiana, ha dato merito alla MMT di aver ridato importanza al ruolo della politica economica pubblica come impulso irrinunciabile di uno Stato, e di aver riportato al centro del dibattito la piena occupazione.

In questi anni c’è stata una lotta di classe al contrario: la rendita finanziaria contro i lavoratori. L’euro ha tutelato la guerra della rendita contro il lavoro. Il Piano B è indispensabile.

Inoltre, ha ribadito in più passaggi che le scelte economiche devono essere orientate al lavoro, tutelato dalla Costituzione, e non al reddito garantito, che rischia di rappresentare uno strumento per il mantenimento della deflazione salariale.

Marco Zanni , europarlamentare del M5S, ha ricordato come il pensiero liberista sia insito al progetto europeo, già prima della nascita dell’euro.

Non è solo una questione tecnica, ma anche di deficit democratico nei processi decisionali delle istituzioni europee. Per esempio, l’Eurogruppo si muove senza un sistema normato.

Il titolo dell’intervento di Daniele Basciu, dal titolo esplicativo “Il cigno nero nell’economia non esiste”, ha ruotato intorno al concetto che in economia non esistono eventi imprevedibili. La MMT spiega che si tratta sempre di eventi spiegabili, mossi da dinamiche determinate.

È lo stesso Osservatorio delle Regioni che individua la diminuzione dei deficit della spesa sanitaria delle singole Regioni come causa della diminuzione dell’aspettativa di vita in Italia, per la prima volta in un Paese occidentale da decenni a questa parte.

Paolo Agnelli, noto imprenditore manifatturiero e Presidente di Confimi (associazione di categoria delle piccole media imprese), è partito dai dati drammatici sulla crisi della piccola media impresa (fallimenti, chiusure, perdita di capacità produttiva)

Prima hanno indebolito le aziende italiane e dopo le hanno comprate

Perché i politici, prima di scegliere la strada dell’austerità, non hanno valutato le conseguenze e non hanno avviato una seria analisi e confronto con altri punti di vista?

L’intervento di Carlo Clericetti, giornalista della Repubblica, ha toccato un tema di grande attualità nell’ultimo periodo:

Si parla ora di necessità di helicopter money, ma attenzione: i liberisti che ne parlano lo pensano in una versione liberista, in cui lo Stato non avrebbe alcun potere di decidere e progettare gli interventi pubblici e le finalità. Dovrebbe essere gestito dai soli tecnici.

L’ultimo intervento del Forum è stato quello della Prof.ssa Anna Maria Grazia Variato, docente dell’Università di Bergamo e allieva di Minsky, che ha ricordato gli insegnamenti dell’economista eterodosso che già a partire da metà del secolo scorso aveva spiegato la connaturata instabilità del capitalismo moderno.

La Prof.ssa Variato ha concluso il Forum con una riflessione che ha strappato un lunghissimo minuto di applausi:

Lo Stato di Minsky era uno Stato grande, in termini di visione e obiettivi.

Quello che il pensiero mainstream vuole invece offuscare.

Il Forum si conclude, siamo stanchi ma appagati dall’essere riusciti ad organizzare un confronto così denso e di sostanza. Con noi di Rete MMT anche i ragazzi di JEBG, che si sono prodigati perché tutti gli aspetti organizzativi fossero sempre sotto controllo e gestiti. Un ringraziamento particolare all’Università di Bergamo, che si conferma negli anni il luogo in cui l’economia eterodossa trova spazio e voce.


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3 Commenti

  • Lavoro di transizione, ma transizione verso cosa? Perché su questo punto Mosler dichiara (al corriere) “lavoro di transizione destinato a confluire nel generale sistema privato”? Questa posizione non solo è perfettamente compatibile con il deleterio proseguimento della privatizzazione ma non intacca neppure la ormai annosa questione del superamento delle differenti tutele fra lavoratore pubblico (di ruolo) e lavoratore privato.

    • Il “lavoro di transizione” di Mosler è ben descritto nei suoi paper, in particolare in “Full Employment and Price Stability”, ed in diversi articoli presenti su questo sito (tra cui segnalo questo di Daniele Busi e gli ultimi capitoli del Modern Money Primer di Randall Wray che stiamo traducendo, seppure rappresenti la personale prospettiva di Wray).
      In breve, Mosler intende che lo Stato dovrebbe offrire un posto di lavoro a tempo pieno a chiunque sia disponibile e in grado di lavorare, retribuito con un salario di base (più eventuali benefit) che consenta una vita dignitosa. L’obiettivo primario è quello di “accogliere” temporaneamente il lavoratore e mantenerlo in “buona salute” garantendogli una continuità lavorativa, facilitando così la transizione verso la più diffusa occupazione nel settore privato (in generale le aziende non amano assumere persone disoccupate, specie se di lungo periodo). Si tratta di un posto di lavoro distinto dalla normale occupazione nel settore pubblico, ed il suo obiettivo non è quello di trattenere lavoratori ma di rimpiazzare una politica di disoccupazione con una di occupazione.
      Con la privatizzazione non ha nulla a che vedere, anzi lo Stato potrebbe decidere di offrire ancora più servizi alla comunità scegliendo il modo in cui impiegare questi lavoratori.
      Buona festa dei lavoratori!

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