La Teoria

Piena occupazione e Stabilità dei Prezzi: l’impossibile razionalità dello Stato? (Prima Parte)

Piena occupazione e Stabilità dei Prezzi - L’impossibile razionalità dello Stato

Un commento a “Full employment and price stability” di W. Mosler

Paper presentato presso l’Università degli studi di Bergamo, corso di Economia Monetaria.

Il 20/04/2015, nell’ambito del seminario interuniversitario su “Full Employment and Price Stability”.

Coordinamento scientifico: Prof.ssa Anna Maria Grazia Variato.

Relatori: Prof. Warren Mosler, Visiting professor Università di Bergamo; Prof. Stefano Lucarelli, Università di Bergamo; Dott. Daniele Basciu, Resp. Scientifico Ass.ne Rete MMT; Prof. Damiano Silipo, Università della Calabria; Prof. Riccardo Bellofiore, Università di Bergamo.


Introduzione

In accordo con l’autore della proposta, Warren Mosler, sebbene la piena occupazione non costituisca la soluzione per tutti i problemi che lo Stato deve affrontare, la disoccupazione è di per sé senza dubbio un problema rilevante che potrebbe essere gestito da un intervento razionale da parte del Governo emettitore della propria valuta in regime di monopolio. Se diamo attenzione all’elevato numero di vite seriamente danneggiate o distrutte a causa della disoccupazione involontaria, possiamo affermare che l’assenza di intervento contro la disoccupazione potrebbe essere definita un crimine contro l’Umanità. La piena occupazione desiderabile dovrebbe inoltre essere intesa come orientata verso obiettivi pacifici (con il rifiuto di scopi bellici) e finalità pubbliche.

In aggiunta, i venti milioni di disoccupati attualmente esistenti costituiscono di certo il più serio e urgente problema oggi nel sistema economico dell’Eurozona.

Sebbene la struttura dell’area Euro sia atipica a causa della scissione tra autorità fiscale degli Stati (utilizzatori della valuta) e autorità monetaria della BCE (emettitore della valuta), la disoccupazione non è caratteristica esclusiva degli stati Euro, né fenomeno esclusivo delle fasi di crisi economica. La disoccupazione esiste anche fuori dall’area Euro, ed è riscontrabile anche nelle fasi economiche espansive; è stata un problema critico anche durante il “Miracolo economico” dell’Italia negli anni 1960-70.

Come illustrato dalla Mosler Economics Modern Money Theory [ME/MMT] (ed evidenziato di seguito) la disoccupazione nelle economie monetizzate è conseguenza della tassazione e della quantità insufficiente della valuta di Stato, e sebbene possa apparire ineliminabile, una adeguata conoscenza dei sistemi monetari moderni potrebbe rendere possibile un intervento adeguato. Esistono molti punti in comune tra ME/MMT e prospettive Keynesiane e Post-Keynesiane. La ME/MMT accoglie e include il punto di vista circuitista, aggiungendo il proprio fondamentale contributo: il ruolo dello Stato come emettitore monopolista degli attivi finanziari netti, e fonte dei prezzi nominali nella valuta di cui è monopolista.

Si noti che questo è un punto solitamente critico per coloro che hanno un primo approccio con l’analisi ME/MMT. A causa dell’abitudine al concepire il prezzo dei beni espresso in valuta come unità di conto, gli “studenti ME/MMT” agli inizi potrebbero avere qualche difficoltà nel ragionare nei termini dei due prezzi della valuta [1] (specialmente con riferimento al prezzo della valuta espresso in ore di lavoro retribuito). La conseguenza logica è che la ME/MMT considera correttamente lo Stato (ed anche l’attività d’impresa) come un soggetto che “utilizza” lavoro, e non come un soggetto che “concede” un posto di lavoro. Rispetto alla narrativa mainstream questa è un’inversione semantica cruciale, che sottolinea come il lavorare sia un costo reale per il lavoratore, e come il posto di lavoro retribuito non sia una “cortesia” concessa dal datore di lavoro.

Comprendere il ruolo dello Stato è fondamentale per capire che solo il monopolista della valuta, che crea la disoccupazione, può (e dovrebbe) razionalmente raggiungere la piena occupazione a proprio piacimento. Dall’altro lato, analisi scorrette riguardo le cause della disoccupazione costituiscono la base per soluzioni inadeguate che non risolvono il problema e possono in aggiunta esacerbare altri punti critici, o innescare problematiche nuove e non evidenti.

Questo documento tenta di offrire un punto di vista basato su alcuni strumenti resi disponibili da Full Employment And Price Stability e dalla letteratura ME/MMT e Post-Keynesiana, confrontando la proposta del “Datore di lavoro di ultima istanza” (ELR) con alcune delle misure più comunemente adottate (di solito non in modo coordinato) orientate a supportare i livelli occupazionali ed intervenire sulla stabilità dei prezzi, mostrando la struttura profondamente differente e le implicazioni manifeste e nascoste di questi approcci paragonati all’ELR in termini di obiettivi, produzione e risultati, costi, implicazioni politiche. Una certa attenzione sarà riservata ad alcuni punti significativi del caso italiano.

1 — Piena Occupazione e Stabilità dei Prezzi (FEPS), la struttura concettuale

Il framework FEPS sviluppa un punto chiave già presentato dall’autore nel suo “Soft Currency Economics” [2] e rende chiaro che l’intervento di deficit spending da parte del monopolista dalla valuta X è istituzionalmente necessario per ottenere la coesistenza di piena occupazione e pieno soddisfacimento del desiderio di risparmiare attivi finanziari netti (NFA) denominati in valuta X. I risparmi che non sono compensati da equivalente spesa in deficit da altri soggetti portano a cadute della domanda aggregata che causano incremento delle scorte di magazzino, riduzione della produzione, capacità in eccesso, licenziamenti di massa e crescente disoccupazione, con aumento dei lavoratori licenziati in cerca di impieghi retribuiti. I deficit del settore privato non creano in aggregato risparmi finanziari, mentre la spesa in deficit da parte del monopolista della valuta X permette al settore privato l’accumulazione di asset finanziari netti e la piena occupazione, rimpiazzando le cadute della domanda aggregata con domanda in deficit da parte dello Stato.

Una definizione esatta di “piena occupazione” è cruciale. L’ILO stabilisce che si ha piena occupazione quando:

  1. C’è lavoro per tutte le persone che vogliono lavorare e sono in cerca di lavoro;
  2. Tale lavoro esprime tutta la produttività possibile;
  3. I lavoratori hanno la libertà di scegliere l’occupazione e ogni lavoratore ha le possibilità di acquisire le abilità necessarie per essere impiegato nella posizione che maggiormente gli è confacente, utilizzando tali abilità e le altre qualifiche che ha raggiunto.

La disoccupazione non soddisfa il punto 1), mentre la sottoccupazione [3] non soddisfa il punto 2) o 3).

Da notare che questa definizione non contempla il ruolo della distanza fisica (e fenomeni migratori connessi) tra persone in cerca di occupazione retribuita, e l’occupazione retribuita. “C’è un lavoro pagato…” dove? Ciò implica diversi punti critici riguardo finalità pubblica e politiche economiche.

Ad ogni modo, la definizione precedente appare piuttosto simile allo standard ottimale quale descritto da Parguez [4]:

“si ha quando tutti coloro che hanno necessità di lavorare per raggiungere le aspettative di consumo socialmente ritenute normali (senza alcuna esclusione dallo standard di vita dominante) nel lungo periodo, sono in condizioni di ottenere un lavoro che li remuneri con un reddito sufficiente o dal settore privato in condizioni normali (al di fuori delle aspettative di profitto di lungo periodo) o dallo Stato (tutti i livelli).”

Generalmente, nel discutere varie ipotesi [5] di Datore di Lavoro di Ultima Istanza e in relazione alle opzioni retributive, possiamo vedere un “range della piena occupazione” da Retribuzione bassa a Retribuzione alta.

La proposta FEPS è relativa a uno standard di lavoro retribuito a salario minimo. Questo standard è sotto lo standard di piena occupazione ottimale come sopra descritto. Ad ogni modo potrebbe essere stabilito come “livello retributivo fissato ben al di sopra del salario minimo sulla soglia di povertà” (A. Parguez) [6].

Questo non è da intendersi come “il livello retributivo dell’intero settore pubblico”, dal momento che questo settore è un concetto più ampio di ciò che riguarda il Datore di lavoro di ultima istanza e dovrebbe includere tutte le industrie, forniture e reti strategiche sulla base di una valutazione politica [7], e FEPS rifiuta esplicitamente la sostituzione dei dipendenti pubblici pagati con salari più elevati fatta per mezzo del “workfare”.

Come monopolista, lo Stato di fatto fissa il valore della valuta esprimendolo in unità (ore) di lavoro retribuito, e lascia che la quantità fluttui per soddisfare la domanda al prezzo fissato. La logica conseguenza è che bilanci pubblici e deficit non possano essere predeterminati, ma risultino da tale processo di adattamento sopra descritto.

In ogni definizione, ed anche nella proposta di FEPS, la piena occupazione è molto differente da una mera redistribuzione statistica della disoccupazione che laddove si verificasse potrebbe essere presentata come “incremento dell’occupazione” nei report ufficiali. Riassumendo, i punti caratteristici della proposta FEPS sono che:

  • la piena occupazione è un obiettivo prioritario per motivazioni etiche e come àncora della stabilità dei prezzi;
  • si fonda sui deficit pubblici e sulla creazione di asset finanziari netti;
  • è intesa come orientata a finalità pubbliche;
  • non dovrebbe implicare un incremento significativo nel consumo di materiali e risorse non rinnovabili.

2 — Eurozona e struttura italiana

L’attuale struttura dell’eurozona limita i deficit pubblici e impone agli Stati membri di ottenere la riduzione dei rapporti Debito Pubblico/PIL, in un sistema “robotizzato” [8] posto completamente fuori dalla discussione programmata nell’agenda UE.

La BCE è l’emettitore monopolista dell’euro ma in osservanza del proprio ruolo di Banca Centrale non può compensare i risparmi che causano le cadute di domanda nell’economia reale Eurozona. In aggiunta, la BCE non rende disponibile una garanzia esplicita sui debiti pubblici degli Stati membri [9]. Se la BCE fornisse tale garanzia formalizzata, questi debiti così garantiti potrebbero essere considerati quali “base monetaria” [10] e gli Stati membri sarebbero in condizioni di poter espandere i propri deficit senza timore di default. Sfortunatamente tale misura non esiste e l’Eurozona resta un sistema in cui il monopolista non compensa i risparmi del settore privato, causa delle cadute di domanda aggregata e dei conseguenti 20 milioni di disoccupati [11]. Si noti che l’Eurosistema di per sé potrebbe tecnicamente essere adeguato in maniera tale da permettere i deficit appropriati [12]. Sebbene l’architettura Euro crei e consolidi la disoccupazione da progetto, dobbiamo evidenziare che l’Italia potrebbe avere lo stesso destino anche successivamente ad un’ipotetica euroexit/euro rottura. L’attuale assetto Costituzionale italiano pare un triste e perfetto case-study in cui si materializza una sorta di “Triello”, il duello con tre partecipanti simile a quello mostrato dal famoso western italiano “Il Buono, il Brutto, il Cattivo”, in cui almeno uno dei tre duellanti dev’essere ucciso. La Costituzione Italiana stabilisce che l’Italia è una “Repubblica fondata sul lavoro” (Art. 1), e che il lavoratore ha il diritto a una “retribuzione sufficiente a permettere una vita dignitosa al lavoratore e alla sua famiglia”. Dichiara inoltre che lo Stato garantisce l'”incoraggiamento e il supporto ai risparmi in ogni forma” [13].

Come visto sopra, la logica conseguenza dovrebbe essere l’impegno dello Stato in favore di deficit appropriati al fine di compensare le cadute di domanda aggregata causate dei risparmi finanziari, prevenendo la disoccupazione involontaria perlomeno nei termini previsti dall’Art. 1 che paiono essere molto vicini alla formulazione FEPS.

Ma l’articolo 81 (come modificato nel 2012) [14] della Costituzione italiana, stabilendo l’impegno verso conti pubblici in pareggio (conformemente alla governance europea), opera contro il ruolo dello Stato in favore della piena occupazione e del soddisfacimento dei desideri di risparmio di Asset Finanziaria Netti [15]. L’assetto costituzionale italiano limita formalmente il ruolo del monopolista e prepara un futuro di ulteriore austerità e disoccupazione. I risparmi finanziari per il settore Privato interno possono essere resi disponibili solo dal settore Estero (che al momento non può essere detentore di Asset Finanziari Netti denominati in una valuta che ancora non esiste!!!).

Oggi la Costituzione Italiana pare collocata in una grave contraddizione intrinseca, posta di fronte a un triello con sé stessa, dal momento che lo Stato non può garantire nello stesso tempo piena occupazione con una retribuzione che consenta di vivere, risparmi finanziari, conti pubblici in pareggio. Almeno uno di questi tre punti deve essere eliminato, e se questo non dovesse accadere nel disegno Costituzionale, accadrà comunque nella realtà dei fatti.

 

Note

1.^ W. Mosler, A monopolist sets two prices. The first is what Marshall called the ‘own rate’ which is how your product exchanges for itself. For the currency this is called the interest rate. The second is how it exchanges for other goods and services. The monopoly supplier sets terms of exchange. And with the govt also the creator of the nominal demand via taxes, it controls that side as well., 2009

2.^ W. Mosler, Soft Currency Economics, 1994

3.^ W. Mitchell, Full employment definition, 2012

4.^ A. Parguez, Beyond the veil of the financial crisis. The butterfly theorem or how to reconstruct out of a genuine New “New Deal” a stable long-run true growth, 2009

5.^ M. Seccareccia, What type of full employment? A critical evaluation of elr policy proposal, 2004

6.^ A. Parguez, Full Employment, The Value of Money and Deficit Financing: The Theoretical Foundations of the Employer of Last Resort Approach within a Circuitist Framework, 1998

7.^ W. Mosler, The seven deadly innocent frauds of economic policy, 2010

8.^ G. Guarino (with preface of J. Galbraith), Saggio di verità sull’Europa e sull’Euro 2, 2014

9.^ A. Terzi, The Eurozone crisis: a debt shortage as the final cause, 2015

10.^ W. Mosler, Defining “Base Money” with floating fx- The Great Reframation, 2013

11.^ A. Terzi, The austerity chart that’s worth 1000 words, 2014

12.^ W. Mosler, Economia, Europa e moneta unica; quali scenari?, 2015

13.^ Costituzione ItalianaArt. 47: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito (…)”

14.^ Parlamento Italiano, Il pareggio di Bilancio in Costituzione, 2012

15.^ Costituzione ItalianaArt. 81: “Lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico (…)”

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