L'Editoriale

Non vuole cambiare ma solo affascinare: lo storytelling di Baricco

Non vuole cambiare ma solo affascinare: lo storytelling di Baricco

La discussa lettera di Alessandro Baricco E ora le élite si mettano in gioco, pubblicata da La Repubblica qualche giorno fa e rilanciata da The Catcher, descrive quella che lo scrittore definisce come una rottura del patto tra le élite e la gente, che ha spinto la gente a pensare di fare da sola.

La gente ritiene che le élite abbiano fallito e pertanto pretende che se ne debbano andare. Per Baricco le élite sono rappresentate dai pochi che possiedono una bella fetta del denaro e occupano gran parte dei posti di potere. Questa definizione è in linea con la rappresentazione comune. Poi però nella categoria fa rientrare medici, insegnanti, avvocati e addirittura preti; quella di cui parla è un’élite che si estende alla classe media trascurando il fatto che queste categorie sono state in realtà travolte dalle stesse élite.

Il patto che ha iniziato a sgretolarsi circa vent’anni fa prevedeva uno scambio reciproco: la gente concedeva alle élite alcuni privilegi, e le élite in cambio si assumevano la responsabilità di costruire e garantire un ambiente comune dove tutti potessero vivere meglio. Il patto, alla base delle democrazie occidentali, ha funzionato e produceva risultati sino a quando è giunta la crisi economica, che ha rappresentato il momento di rottura. A quel punto la gente ha deciso di presentare il conto alle élite. Un esempio, riportato nella lettera, è l’attacco all’Europa, architettura istituzionale e valoriale costruita dalle élite o meglio, come precisa lo scrittore, da illuminati mossi dal desiderio di costruire una pace tra i popoli senza possibilità di ritorno ai nazionalismi.

Manca in questa descrizione un’analisi storica, sociale ed economica di quello che è avvenuto. Non è mai esistito, nella realtà, un patto tra la gente e le élite. Quello che esternamente poteva essere visto come un equilibrio tra interessi contrapposti, era un assetto politico-economico determinato dall’azione dello Stato, attore inesistente nella narrazione di Baricco. È lo Stato che orienta l’equilibrio tra interessi contrapposti tramite le politiche economiche e sociali. Nel momento in cui l’intervento dello Stato è venuto meno (qualcuno di buon cuore ricordi a Baricco l’impatto delle politiche di austerity) sono emersi i rapporti di forza, nudi e crudi, tra gente ed élite nella giungla del libero mercato. Chiaramente a vantaggio delle élite. Smantellare lo Stato è stata la migliore delle strategie che le élite, quelle vere, potevano pensare.

Nello storytelling di Baricco le élite “sbagliano” nel non farsi carico del disagio della gente, e sbagliano perché sono in preda di un torpore profondo. Respingono istanze e umori che provengono con forza dal basso tramite il dogma There Is No Alternative. Nel mondo di Baricco non esistono vantaggi, interessi, rapporti di potere che muovono le élite nel ribaltamento della democrazia, ma errori, come essere stati incapaci di pensare a qualcosa di diverso dai loro padri. Ma ci chiediamo: se anche le élite più contemporanee, digital, fluide, pensassero qualcosa di diverso, lo farebbero con l’obiettivo di cambiare o di mantenere i rapporti di potere verso la gente? Pensiamo di sì. Quello che cambierebbe, probabilmente, sarebbe solo la narrazione.

Ma Baricco, nel suo approccio apparentemente equo e fuori dalle parti, riconosce errori non solo alle élite ma anche alla gente, rea di non muoversi guardando al futuro ma al solo passato, tramite leader che si approcciano alla realtà delle cose in maniera brutale e violenta. Ogni giorno la lotta arrabbiata e brutale della gente toglie bellezza al mondo. Figurarsi.

La soluzione? La cultura. Evviva! Finalmente anche Baricco riconosce che è tempo che la gente abbia pieno accesso alla buona informazione, al dibattito, ai contenuti per ribattere al There Is No Alternative. Finalmente si dice che la gente deve avere accesso a quel sapere indispensabile per chiedere e ottenere un’economia dalla loro parte, dalla parte della piena e buona occupazione, dell’equità, del progresso tecnologico a beneficio di tutti! No. Non è questo che ha in mente Baricco. È la cultura in mano alle élite, quelle buone of course, quelle che sanno muoversi nel The Game, il nuovo mondo della rivoluzione digitale e di un nuovo Umanesimo. Non sono i rapporti di potere tra élite e gente comune a essere messi in discussione, nella riflessione di Baricco, ma il necessario cambiamento dalle vecchie e decadenti élite alle moderne che guardano a un nuovo umanesimo. Non è analisi sociale, baby, è il nuovo storytelling. Più umano, più contemporaneo, più fluido. Che non cambia le cose, le mantiene.

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