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Mosler e Borghi, due analisi ed una soluzione

“Il futuro della crisi: due soluzioni alternative” è stato il titolo dell’incontro di martedì 18 marzo, organizzato presso l’Università di Bergamo per volontà delle associazioni Universitari Bergamaschi, Movimento Giovani Padani, e Rete MMT. Dopo una breve introduzione di Ivan Invernizzi (Rete MMT) e Matteo Villa (Mov. Giovani padani), l’incontro ha visto confrontarsi due differenti analisi della crisi dell’eurozona, proposte da Warren Mosler e dal professor Claudio Borghi (Università Cattolica Milano).

Video: parte 1, parte 2, parte 3, parte 4.

La discussione si apre con il prof. Borghi:

La crisi si sta espandendo come un’epidemia che giorno dopo giorno fa sempre più vittime. La crisi non è mondiale, perché quasi tutti i Paesi sono cresciuti a livello economico, e solo 10 Stati sono stagnanti o in recessione e 9 su 10 hanno la moneta Euro. Ció che ci viene sempre detto non è mai la vera ragione della crisi; quello che non va è nel sistema Euro, un sistema monetario che ha portato una progressiva riduzione della democrazia, l’odio fra Paesi (poiché la cassa è in comune e tutti cercano vantaggi) e disoccupazione. L’Euro non è riuscito a creare benessere perché l’euro area è quella cresciuta meno.

La situazione si è evoluta in tale modo

prosegue prof. Borghi,

per una precisa ideologia economica. Già nel 1992 con la lira inserita all’interno dello SME troviamo alcune delle stese idee che venivano esposte per evitare il disastro: Gianni Agnelli proponeva tassazione, tagli alle pensioni; Mario Monti si esprimeva dicendo che “abbiamo riserve auree, teniamole in garanzia”. Ma è proprio lui, l’economista Monti, ad affermare l’anno successivo, quando la lira si era svalutata del 20/30% rispetto al marco tedesco, che “La svalutazione ci ha fatto bene!”.

Borghi conclude dicendo che non potendo avere il controllo della moneta, non deve sorprendere che ci sia disoccupazione, se compriamo merce estera e se non si esporta, le fabbriche italiane chiudono.

La parola passa al Visiting Professor Warren Mosler, il quale apre così il suo discorso:

L’Italia è un Paese che viene punito per essere un buon risparmiatore: il problema è la disoccupazione.

Definisce e spiega da dove proviene la disoccupazione, ovvero sono persone in cerca di un lavoro che venga retribuito con denaro; il settore pubblico per ottenere persone che lavorino, fissa delle tasse:

La tassazione crea dei venditori di beni/servizi reali in cambio di valuta. La spesa del Governo può dare un’occupazione a coloro che sono disoccupati, a causa della tassazione: la disoccupazione è la conseguenza della mancata assunzione di tutti i disoccupati creati dalla tassazione. Nessuno Stato può raccogliere tasse prima che ci sia spesa: prima lo stato spende poi tassa! Non servono riforme strutturali, ma le due possibili soluzioni (anche combinate) sono: o si diminuiscono le tasse o si aumenta la spesa.

Mosler prosegue spiegando cos’è la valuta, cioè un credito fiscale che deve essere utilizzato per pagare tasse:

se lo Stato spende più di quanto toglie con la tassazione, il resto è il risparmio dell’economia. La moneta viene utilizzata per due scopi: per risparmiare o per pagare le tasse.

Il Visiting Professor passa al tema del capitalismo, la cui logica è che tutto ciò che viene prodotto deve essere venduto:

Se un soggetto spende meno del proprio reddito, un altro soggetto deve spendere più del proprio reddito perché la produzione sia venduta; se nessuno spende nulla, tutti i negozi chiuderebbero all’istante perché la produzione rimarrebbe invenduta.

La disoccupazione è la prova che la spesa è insufficiente per rendere disponibile le somme necessarie per pagare le tasse e per i risparmi netti desiderati.

A questo punto Mosler inizia una parte più tecnica del discorso trattando gli aspetti precedentemente esposti applicati all’eurozona.

La Banca Centrale Europea è il soggetto emettitore monopolista di Euro; la struttura dell’Unione Europea è stata progettata con l’obiettivo di sottoporre gli Stati membri alla disciplina dei mercati, forzandoli all’austerità fiscale.

Per quanto riguarda i vincoli finanziari e la crisi di solvibilità degli Stati, la semplice garanzia implicita della BCE, rappresentata dalla frase di Draghi:

faremo tutto il necessario per salvare l’euro

ha spodestato le forze dei mercati e ha ridotto i costi di finanziamento per gli Stati; ma le condizioni di austerità imposte dalla BCE hanno peggiorato l’economia reale e la disoccupazione ha continuato ad aumentare.

Il problema rimane sempre che non c’è abbastanza denaro per pagare le tasse e per soddisfare il bisogno di risparmio degli individui.

Le proposte di Mosler di soluzione per la crisi sono:

  1. l’aumento della spesa pubblica in deficit: alcuni soggetti devono spendere di più del proprio reddito perché l’intera produzione sia venduta; per questo occorre elevare il tetto del deficit dal 3% all’8%;
  2. una garanzia scritta ed esplicita della BCE (trasformare le parole in legge) sui debiti pubblici degli Stati così da tenere i tassi d’interesse al livello del tasso fissato;
  3. il finanziamento della BCE ad un lavoro di transizione per tutti coloro in grado di lavorare ed intenzionati a farlo, così da facilitare la transizione dalla disoccupazione a un impiego retribuito.

La replica finale del Prof. Borghi per le soluzioni alla crisi è stata

Siamo nel mezzo di un sistema predatorio

l’unica soluzione possibile è uscire da questo sistema, dove gli operatori non applicano le regole corrette della macroeconomia spiegate da Mosler ma lavorano per depredare i nostri risparmi. Un primo ministro italiano dovrebbe andare dalla Merkel non con un piano di riforma strutturale del lavoro ma con la fattura di quanto hanno già portato via con la politica da “strozzini” fino ad oggi attuata.

Il dibattito si conclude con la considerazione condivisa da entrambe i professori che se non si esce da questi sistema rischiamo di riuscire a invertire l’andamento dell’economia solo quando scorrerà “il sangue per le strade”, come un vecchio funzionario tedesco del Fmi aveva confidato mesi fa a Mosler. E tutto questo perché

ormai si sono spinti troppo avanti per ammettere che con le politiche di austerity hanno sbagliato e devono tornare indietro.

Ecco le foto dell’incontro

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