Approfondimento

Minibot: il nostro punto di vista

Minibot: il nostro punto di vista

La tematica “minibot” presenta diversi aspetti significativi, punti positivi, negativi ed altri al momento non decifrabili.

Il mini-titolo di Stato denominato in euro, utilizzabile immediatamente per il pagamento delle tasse in euro, è un credito fiscale a tutti gli effetti, così come la valuta euro.

I due strumenti condividono la natura fiscale e in uno scenario base – “base model” – sono, funzionalmente, coincidenti e sovrapponibili:

Funzionalmente è come una “normale” spesa in deficit. Sono crediti fiscali denominati in euro, così come lo sono gli euro “normali”.

[Functionally it’s just ‘normal’ deficit spending. They are euro denominated tax credits, as are ‘normal’ euro.]

[W. Mosler]

E questo è, in sintesi, il primo aspetto positivo. Lo strumento è funzionalmente moneta.

Va considerato, tuttavia, che l’introduzione non avverrebbe in uno “scenario base” e l’architettura istituzionale effettiva renderebbe i due strumenti “quasi” uguali: come nota Andrea Terzi, il minibot avrebbe validità limitata a uno Stato dell’eurozona e non godrebbe di corso legale.

Il “base model” prevede lo Stato che impone la tassazione ed emette, come monopolista, l’unico credito fiscale capace di estinguere l’obbligazione da tassazione.

È uno scenario differente da quello effettivo “post-minibot”, in cui:

  1. lo Stato “Italia” non è l’unico soggetto che spende crediti fiscali “euro normali”;
  2. lo Stato “Italia” spende crediti fiscali in due forme: la forma “minibot” e la forma “euro normali”.

La combinazione di 1. e 2. porta un rischio di percezione, da parte degli utilizzatori, dell’esistenza di “valuta” e “quasi-valuta”. Il concretizzarsi di questa minaccia appare in realtà alquanto improbabile, in quanto l’accettazione in pagamento delle tasse attesterebbe in tempi piuttosto rapidi l’equivalenza degli strumenti sul territorio nazionale.

Che questa validità operativamente resti legata al territorio nazionale (e allo Stato italiano) non sembra, funzionalmente, una criticità, se si considera che buona parte dei potenziali percettori li utilizzerebbe senza alcun problema nell’adempimento diretto di obblighi fiscali, “liberando” da tale destinazione (la distruzione in pagamento delle tasse) parte dei propri depositi denominati in euro. La stessa forma cartacea dello strumento in verità sembra spingere in questa direzione.

Gli ulteriori fattori da considerare sono il fatto che i minibot, all’introduzione, andrebbero a “commutare” debiti commerciali della PA già esistenti e fatturati dalle imprese creditrici, che nell’attuale sistema li utilizzano per accedere a credito bancario con il meccanismo di “anticipo fattura” (una forma di finanziamento basata sull’anticipo dell’importo delle fatture emesse. La banca si riserva di richiedere la restituzione in caso di mancato pagamento a scadenza avvenuta. Fonte: To.camcom.it). Si tratta in effetti di una spesa “già avvenuta” e in corso di contabilizzazione.

Lo strumento minibot andrebbe a sostituire questo meccanismo di “anticipo fattura”, eliminando un’opzione di profitto garantito per il sistema bancario (la PA è comunque il soggetto che per eccellenza “non fallisce” e paga i propri debiti) e la corrispondente esternalità negativa (il pagamento dell’interesse) che in questo assetto grava sul settore privato non bancario.

Complessivamente, possiamo affermare che il fatto che il minibot abbia puntato il faro sull’indissolubile legame “moneta-credito-debito” sia di per sé positivo, aprendo un dibattito che, per quanto distorto, è stato fino ad oggi tanto necessario quanto totalmente assente.

Ciò che potrebbe essere negativo è nel futuro. Non è noto, ad oggi, se effettivamente saranno utilizzati e in quale misura. Paradossalmente, una grande pubblicità allo strumento e un suo utilizzo effettivo limitato potrebbero, nell’architettura istituzionale attuale, avere ripercussioni negative non compensate da limitati effetti positivi. Potrebbe realizzarsi uno scenario di limitato incremento del deficit (con effetti scarsamente percepibili nel sistema economico) e parallele “ritorsioni istituzionali” dell’Eurosistema verso l’Italia, i cui effetti negativi potrebbero superare quelli positivi derivanti dall’uso dello strumento.

È difficile dire se la gestione dell’introduzione dello strumento minibot sia stata goffa o astuta. Le differenti posizioni espresse dai diversi soggetti istituzionali coinvolti e parti dello stesso schieramento di governo Lega-5 Stelle hanno creato una scena quanto più possibile confusa, ai limiti del grottesco.

E forse l’utilità futura vera e ultima dello strumento minibot potrebbe essere proprio quella di far luce definitivamente sullo stato reale attuale della superstite sovranità e capacità politica ed economica dell’Italia.

Trascorsa una prima fase in cui il minibot adempie ad una funzione propagandistica di auto-accreditamento per un “governo che non si piega a Bruxelles”, ci si potrebbe semplicemente trovare di fronte a una cortina fumogena che si dissolve, svelando che la realtà è stata una messa in scena, una pagliacciata.

Bisogna rendersi conto che la propaganda, i tweet e i talk show dicono una cosa e le azioni concrete del governo mostrano l’opposto… Lo scrivono nei documenti ufficiali in inglese per la UE che NON HANNO FATTO NESSUNA ESPANSIONE FISCALE nonostante ce ne fosse bisogno.

Nel documento appena inviato dal governo alla UE: “… abbiamo mantenuto gli impegni astenendoci DA OGNI ESPANSIONE FISCALE NEL 2018 ANCHE SE LA CONGIUNTURA ECONOMICA IMPROVVISAMENTE PEGGIORAVA” pag. 3… Cosa c’è di diverso dai governi del PD o di Monti ?

[G. Zibordi]

Il governo che oggi propone i minibot dovrà prima o poi, e comunque nella legislatura, assumere una posizione definitiva e chiara verso l’Eurozona, indirizzandosi infine verso un’Italexit o un’ammissione del fatto che il percorso storico e l’annichilimento della capacità di governo politico/economica del Paese è tale da rendere oramai impossibile l’uscita dal regime europeo, per molti anni a venire.

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