La Teoria

Michael Hudson: le economie miste di oggi comparate a quelle di un tempo (Parte 1)

L'oracolo di Delfi è stato il loro Davos: Intervista in quattro parti con Michael Hudson: le economie miste di oggi comparate a quelle di un tempo

John Siman: Cosa intendi per economia mista?

Michael Hudson: Un’economia “mista” può declinarsi in diverse modalità che dipendono, in pratica, da quanto è attivo lo Stato nel regolamentare mercati, prezzi, credito e nell’investire in infrastrutture pubbliche.

Nell’era progressista del ventesimo secolo, un secolo fa, “economia mista” significava mantenere i monopoli naturali del settore pubblico: trasporto, servizi postali, educazione, sanità e così via. L’obiettivo era quello di salvare l’economia dalla rendita monopolistica [privata] attraverso la diretta proprietà dello Stato o regolamentazioni pubbliche che prevenissero la determinazione dei prezzi da parte di monopolisti [privati].

Il tipo di “economia mista” immaginata da Adam Smith, John Stuart Mill e da altri economisti classici del diciannovesimo secolo – sostenitori del libero mercato – era volta a salvare l’economia dalle rendite dei terreni pagate alla classe di proprietari terrieri ereditari d’Europa. O attraverso la tassazione delle rendite da parte dello Stato o attraverso la nazionalizzazione, ossia la confisca delle terre ai proprietari terrieri. L’idea era quella di liberare i mercati dall’economia di rendita (dal “reddito non guadagnato” [lavorando]) in generale, includendovi le rendite da monopolio, e anche di sussidiare i bisogni primari, in modo da creare un’economia nazionale che fosse competitiva.

Molto tempo prima, nell’Età del Bronzo – che descrivo in … and forgive them their debts – il palazzo invertì l’aumento graduale di debiti personali e fondiari, annullandoli in modo più o meno regolare. Questo liberò l’economia dall’aumento eccessivo di debito che tendeva a crescere in modo cronico, dalle dinamiche matematiche dell’interesse composto e dai problemi legati al fallimento dei raccolti o da altri normali fenomeni del mercato.

In tutti questi casi un’economia mista era pianificata per mantenere la stabilità ed evitare lo sfruttamento che altrimenti avrebbe portato ad una polarizzazione economica.

JS: Quindi un’economia mista resta un’economia di mercato?

MH: Sì. Tutte queste declinazioni di “economia mista” sono economie di mercato. Ma questi mercati erano regolamentati e subordinati a obiettivi politici e sociali generali, più che alla ricerca di rendite o guadagni da interesse personali. La loro filosofia economica era a lungo termine, non a breve, ed era finalizzata a prevenire gli squilibri economici che derivavano dal debito e dal regime di monopolio sulle terre.

Oggi con l’espressione “economia mista” ci si riferisce solitamente ad un settore pubblico attivo che realizza investimenti in infrastrutture, controlla la moneta e il credito e definisce il contesto legislativo nel quale opera l’economia. Questo può essere compreso meglio comparando l'”economia mista” a quella che i neoliberisti chiamano economia “pura” o “di mercato” – includendo quello di cui l’Amministrazione Trump accusa la Cina quando propone di compensare i dazi per delineare il mercato nazionale e internazionale in modo da favorire le multinazionali e le banche americane.

Quindi è necessario chiarire la lista terminologica prima di entrare in maggior dettaglio nella questione. Tutte le economie sono “economie di mercato” di un qualche tipo. La questione da determinare è quanto sia ampio il ruolo che gli Stati hanno e, in particolare, quanto questi regolamenteranno, quanto tasseranno, quanto investiranno direttamente nelle infrastrutture e nella capacità produttiva del Paese o quanto agiranno come creditori e regolatori dei sistema monetario e bancario.

JS: Cosa possiamo imparare dalle economie miste dell’antico Medio Oriente? Perché sono state così prospere e stabili per così tanto tempo?

MH: Le economie miste dell’età del bronzo di Sumeri, Babilonesi ed Egiziani e dei loro vicini del Medio Oriente erano soggette al potere assoluto dei loro re, cioè alla capacità dei re di intervenire per mantenere un’economia libera da debiti personali e rurali, al fine di mantenere una situazione in cui il popolo fosse in grado di essere al servizio dell’esercito, offrire lavoro a corvée per costruire infrastrutture di base e pagare dazi e tasse al palazzo e ai templi.

I sovrani della Mesopotamia proclamarono Stati ex novo per ristabilire il precedente status quo ideale di libero lavoro (libero dal fardello del debito). I sovrani di Babilonia avevano una visione più realistica dell’economia rispetto a quella degli economisti mainstream di oggi. Essi riconobbero che le economie tendevano a polarizzarsi tra i ricchi creditori e i debitori se le “forze di mercato” non fossero state superate – specialmente le “forze di mercato” del debito personale, della libertà personale o della schiavitù, e quelle della rendita terriera. Il compito dei sovrani dell’età del bronzo nel loro tipo di economie miste era quello di agire “dal di sopra” del mercato per impedire che i creditori riducessero i sudditi del re (che erano la forza di difesa militare) alla schiavitù, appropriandosi dei loro diritti sulla terra. Inoltre, proteggendo i debitori, i sovrani forti impedivano che i creditori diventassero una forza oligarchica di opposizione.

JS: Che tipo di teorie e modelli economici vengono proposti da coloro che criticano le economie miste?

MH: Coloro che si oppongono all’economia mista hanno sviluppato una “teoria dell’equilibrio” sostenendo che i mercati giungano a uno stato di equilibrio naturale, equo e stabile senza [necessità di] “interferenza” da parte dello Stato. La loro promessa è che se lo Stato si astiene dal regolamentare i prezzi e il credito, dal realizzare investimenti e provvedere ai servizi pubblici, le economie arriveranno naturalmente ad un elevato livello di efficienza. Questo livello sarà stabile, a meno che non sia “destabilizzato” dall'”interferenza” dello Stato. Invece che vedere gli investimenti pubblici come uno strumento per salvare l’economia dalle rendite monopolistiche e dal debito della popolazione bracciante, lo Stato viene descritto come “procacciatore di rendite”, che sfrutta e impoverisce l’economia.

JS: Ma questo tipo di teoria economica è legittima, o solo un camuffamento dal tono libertario per il saccheggio neoliberista?

MH: È il Bipensiero Orwelliano. L’attuale teoria neoliberista giustifica le oligarchie che si liberano dal controllo pubblico per appropriarsi del surplus economico indebitando le economie, fare la cresta sul surplus economico attraverso l’interesse e poi pignorare le proprietà terriere private e le proprietà pubbliche, rovesciando le “economie miste” e creando una “pura oligarchia”. La loro idea di un libero mercato è un mercato libero per i creditori e per i monopolisti che nega la libertà economica al resto della popolazione. L’estensione politica di questo approccio nell’antichità era di spodestare re e regimi civici, di concentrare il potere nelle mani di una classe sempre più predatrice che riduceva l’economia alla schiavitù, impoverendola e, alla fine, lasciandola conquistare dagli stranieri. Questo è quello che è successo a Roma nella tarda antichità.

Coloro che sostengono il ruolo forte dello Stato adottano un modello matematico diametralmente opposto. Fin dall’età del bronzo, riconoscevano che la tendenza “naturale” delle economie è quella di polarizzare tra un ricco creditore e una classe terriera contro il resto della società. I sovrani dell’età del bronzo riconoscevano che i debiti tendevano a crescere più velocemente rispetto capacità di ripagarli (cioè, più velocemente dell’economia). I sovrani babilonesi riconoscevano che senza il loro intervento per cancellare i debiti personali (principalmente i debiti fondiari dei coltivatori) quando le colture fallivano, quando l’azione militare interferiva o semplicemente quando i debiti aumentavano nel tempo, i creditori si sarebbero appropriati del surplus e persino del lavoro dei debitori come interesse e – infine – della terra. Ciò avrebbe privato l’economia regale dei contributi di terra e lavoro. E arricchendo una classe indipendente di creditori (che intendevano diventare grandi proprietari terrieri) al di fuori del palazzo, la ricchezza finanziaria si sarebbe espressa in potere economico e persino militare. Una nascente oligarchia finanziaria e terriera avrebbe lanciato la propria campagna militare e politica per spodestare i governanti e smantellare l’economia mista regale / privata per crearne una che fosse di proprietà e controllo dalle oligarchie.

Il risultato nell’Antichità Classica fu la polarizzazione economica che portò all’austerità e alla schiavitù, facendo crollare l’economia. Questa è la tendenza nelle economie “non miste” in cui il settore pubblico è privatizzato e la regolamentazione economica è smantellata. La terra e il credito furono monopolizzati e i piccoli proprietari terrieri divennero clienti dipendenti e alla fine furono sostituiti dagli schiavi.

Alla fine del XIX secolo le economie miste miravano a minimizzare i prezzi di mercato dei beni immobiliari, di quelli determinati in regime di monopolio e quelli del credito. Lo scopo economico era di ridurre al minimo il costo della vita e costituire imprese, in modo da rendere le economie più produttive. Questo era chiamato “socialismo” come la naturale evoluzione del capitalismo industriale che si proteggeva dalle eredità più gravose del feudalesimo: una classe di proprietari terrieri assenti e una classe di banche che prestavano denaro in modo non produttivo ma predatorio.

JS: Quindi le economie miste hanno bisogno di Stati forti e benevolenti.

MH: Qualsiasi economia “mista” si basa su una teoria economica che definisce quale debba essere il ruolo appropriato dello Stato. Come minimo, nel ventesimo secolo, questo prevede la limitazione delle rendite di monopolio. La reazione neoclassica (cioè anti-classica) fu di formulare una teoria eufemistica della “domanda” del consumatore – come se i consumatori americani “chiedessero” di pagare prezzi elevati per i prodotti farmaceutici e per l’assistenza sanitaria. Allo stesso modo per prezzi delle case per gli affittuari o per le spese di mutuo, per i proprietari: i locatari e coloro che comprano una casa “chiedono” effettivamente di pagare affitti sempre più alti e mutui sempre più elevati? Oppure sono obbligati a pagare per necessità, pagando qualsiasi cifra venga richiesta dai loro fornitori (ad esempio, come in “Your money or your life/health”)?

Quindi, per rispondere alla sua domanda, un’economia mista è un’economia in cui lo Stato e la società, in generale, comprendono che l’economia ha bisogno di essere regolamentata e i monopoli (guidati dal credito e dalla proprietà terriera) tenuti fuori dalla mano dei privati che ambiscono ad ottenere rendite per mantenere l’economia libera ed efficiente.

JS: Ad oggi c’è mai stata una società civile che realizzasse effettivamente un’economia mista dal 500 A.C.?

MH: Tutte le economie di successo sono state economie miste. E più sono state “miste”, più hanno avuto successo, sono state stabili e sono durano a lungo, grazie ai reciproci controlli del settore pubblico e del settore privato e i loro saldi.

L’America era un’economia mista nel tardo XIX secolo. Diventò l’economia industriale di maggior successo al mondo perché non aveva una classe di proprietari terrieri assenti come l’Europa (fatta eccezione per la piovra della ferrovia) e promulgò tariffe protettive per dotarsi di una classe manifatturiera nazionale che raggiungesse e superasse l’Inghilterra.

JS: Altri Paesi?

MH: la Germania iniziò a essere un’economia mista nei decenni precedenti alla prima guerra mondiale. Ma aveva un re mentalmente ritardato che i tedeschi non sapevano come frenare, data la loro fede culturale nei reali. La Cina è ovviamente la più recente economia mista di successo.

JS: Non è abbastanza brutale in Cina per la maggior parte della popolazione?

MH: La maggior parte della popolazione non lo trova brutale. Fu brutale sotto il colonialismo e più tardi ancora, sotto la Rivoluzione Culturale di Mao. Ma ora molte persone in Cina sembrano voler diventare ricche. Ecco perché sta avendo un periodo di consolidamento per cercare di liberarsi della corruzione locale, specialmente nelle zone rurali. Sta vedendo un periodo di consolidamento che richiede di arginare molte persone che hanno avuto successo attraverso operazioni sospette.

JS: Quindi, come descriveresti una società ideale senza una “regalità divina” in stile Hammurabi? Un’economia mista ideale?

MH: Il sistema di credito dovrebbe essere pubblico. In questo modo, le banche pubbliche potrebbero creare credito per scopi socialmente produttivi e potrebbero cancellare l’aumento eccessiva occasionale dei debiti senza che i creditori privati ne perdano e protestino. Il settore pubblico dovrebbe possedere e gestire in regime di monopolio naturale le infrastrutture. Questo era il principio base dell’economia classica da Adam Smith a Marx, anche per i libertari di un tempo come Henry George. Tutti nel diciannovesimo secolo si aspettavano un’economia mista in cui lo Stato giocava un ruolo crescente, sostituendo i proprietari terrieri assenti, banchieri e monopolisti, con una sistema pubblico di raccolta della rendita economica, di controllo pubblico del sistema creditizio e di fornitura di beni di prima necessità.

JS: Quanto dovrebbe essere ampio il ruolo giocato dal settore pubblico?

MH: Un settore pubblico classico includerebbe i monopoli naturali che altrimenti ne vedrebbero aumentare i prezzi, in particolare quelli del sistema creditizio e bancario. Questi settori dovrebbero essere di carattere pubblico. Per prima cosa, solo una banca pubblica può ridurre i debiti – come, ad esempio, i debiti degli studenti – senza danneggiare una classe finanziaria oligarchica indipendente. Se i debiti degli studenti e i debiti da mutuo fossero detenuti da banche pubbliche, potrebbero essere ridotti in modo che sia mantenuta una ragionevole capacità di ripagarli. Inoltre, le banche pubbliche non concederebbero mutui spazzatura per i mutuatari NINJA [1], così come ha fatto Citibank insieme ad altre banche disoneste. Una banca pubblica non farebbe corporate riding [2] predatori né scalate, né finanzierebbe e speculerebbe in azzardi su derivati.

Soprattutto, quando il peso del debito diventa troppo oneroso e una grande multinazionale che è essenziale per l’economia non può pagare i suoi debiti, le banche pubbliche possono acquisirne il debito in modo che non sia costretta alla bancarotta e venduta a un Fondo-avvoltoio americano o ad altro fondo-avvoltoio. La multinazionale può continuare a funzionare. In Cina lo Stato fornisce questo servizio essenziale alle banche pubbliche.

La principale preoccupazione pubblica nel corso della storia è stata quella di impedire che il debito paralizzasse la società. Quello scopo è quello che i sovrani di Babilonia e altri sovrani del Vicino Oriente del terzo e secondo millennio A.C. riconobbero abbastanza chiaramente nei i loro modelli matematici. Per creare una società ideale è necessario che lo Stato controlli le utilities di base – terra, finanza, ricchezza mineraria, risorse naturali e monopoli infrastrutturali (compreso Internet oggi), prodotti farmaceutici e assistenza sanitaria in modo che i servizi essenziali possano essere forniti al prezzo più basso.

Tutto questo è stato spiegato nel XIX secolo dagli analisti delle scuole di business negli Stati Uniti. Simon Patten [1852-1922] che disse che l’investimento pubblico è il “quarto fattore di produzione”. Ma il suo scopo non è quello di realizzare un profitto per se stesso. Piuttosto, è quello di ridurre il costo della vita e di fare affari, soddisfacendo bisogni di base sia su base sussidiaria che gratuita. L’obiettivo è quello di creare una società a basso costo senza una classe di rentier che si appropria di un reddito non guadagnato rendendo questa rendita economica un onere per l’economia in generale. Si vogliono evitare rendite.

Per fare ciò, è necessario un concetto per definire la rendita economica come reddito non guadagnato e quindi non necessario. Un’economia ben gestita farebbe ciò che Adam Smith, David Ricardo, John Stuart Mill, Marx e Veblen raccomandarono: impedirebbe a una classe ereditaria di rentier di vivere senza reddito non guadagnato e di aumentare la spesa economica della società. Va bene realizzare un profitto, ma non fare rendita da monopolio, da terra o da usura finanziaria.

JS: Gli esseri umani creeranno mai una tale società?

MH: Se non lo fanno, avremo un nuovo Medioevo.

 

Note del Traduttore

1.^ Mutuatari NINJA: mutuatari dei quali non è stato valutato il merito creditizio.

2.^ Corporate riding: appropriazione di un’impresa tramite l’acquisizione di quote di maggioranza sufficienti a dimettere il manager in carica oppure tramite metodi illegali.

 

Originale di John Siman pubblicato il 3 aprile 2019

Traduzione a cura di Luca Giancristofaro, Supervisione di Maria Consiglia Di Fonzo

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