Approfondimento

Il Libro Bianco di Juncker: cinque scenari che non promettono nulla di buono

Il Libro Bianco di Juncker: cinque scenari che non promettono nulla di buono

Il primo marzo, Jean Claude Juncker ha presentato il Libro Bianco sul futuro dell’Europa. Riflessioni e scenari per l’UE a 27 verso il 2025, un documento che riassume il punto di vista della Commissione europea sull’Eurozona post-Brexit.

Il Libro Bianco è in realtà un documento voluto da Juncker, imbrigliato tra i falchi del rigore che vorrebbero infliggere più austerità (agli altri) e il Sud Europa che spera (inutilmente) nell’allentamento delle politiche di austerità.

Juncker non sa come gestire la situazione, e il documento è il goffo e inutile tentativo di trovare una via d’uscita. Inutile come lo era stato il Piano Juncker. Non esistono soluzioni orientate alla crescita e alla buona occupazione all’interno dei Trattati europei, né è possibile ottenere la pacifica collaborazione tra gli Stati membri all’interno dell’ideologia della scarsità e dell’austerità.

Quale sarà l’evoluzione della UE da qui al 2025? Juncker prefigura cinque diversi scenari e invita gli Stati membri al confronto. Mancano pochi giorni al 60° anniversario dei Trattati di Roma e il 25 marzo sarà tempo di bilanci. Bilanci amari, anche se camuffati dalla propaganda.

L’analisi

La prima parte del documento è dedicata all’analisi dell’attuale situazione:

  • gli Europei ritengono che l’Unione europea sia troppo distante e che abbia deluso le aspettative quando ha dovuto affrontare la crisi,
  • la crescita è disomogenea e la disoccupazione giovanile è un problema che permane,
  • la Gran Bretagna ha abbandonato l’Unione europea,
  • è in corso una grave crisi dei rifugiati.

Mai un cenno di autocritica. Per la Commissione europea è sempre una questione di percezione; gli Europei sbagliano ad attribuire a Bruxelles errori che in realtà sono degli Stati membri. L’Eurozona vuole il loro bene, ma i cittadini faticano a capirlo.

Il Libro Bianco ripropone le paradossali contraddizioni della strategia europea:

  • serve un’economia europea più inclusiva e al contempo più competitiva;
  • bisogna mantenere sempre al top la ricerca sanitaria, ma i sistemi di protezione sociale devono essere finanziariamente accessibili;
  • si corre il rischio di perdere, dal punto di vista occupazionale, la fascia più istruita che l’Europa abbia mai avuto nella storia. La soluzione? Bisogna puntare sullo sviluppo delle competenze;
  • la disoccupazione è un problema, ma l’Unione europea non può fare nulla perché è un problema degli Stati membri (anche se creato dall’austerità dell’Eurozona).

Il Libro Bianco pone gli Stati membri davanti alla scelta della strada da percorrere e propone cinque possibili scenari. Ma nessuno dei cinque scenari è la strada giusta per la crescita, la piena occupazione e la democrazia.

I cinque scenari

Nelle prossime settimane approfondiremo l’analisi dei singoli cinque scenari. Oggi presentiamo una veloce panoramica.

  • Scenario 1 – Avanti così
  • Scenario 2 – Solo il mercato unico
  • Scenario 3 – Chi vuole di più fa di più
  • Scenario 4 – Fare meno in modo più efficiente
  • Scenario 5 – Fare molto di più insieme

Scenario 1 – Avanti così

L’Unione europea si concentra sull’attuazione delle riforme: gli Stati sono impegnati a rivedere la propria normativa in funzione dei cambiamenti e delle priorità decise dalla UE.

“Vengono adottate ulteriori misure per rafforzare la vigilanza finanziaria, per garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche e per sviluppare i mercati dei capitali affinché finanzino l’economia reale.”

Questo scenario potrebbe essere anche intitolato “Avanti così: austerità e riforme”. È uno scenario che conosciamo.

Scenario 2 Solo il mercato unico

Gli Stati membri focalizzano l’azione comune su un’unica priorità, quella del mercato unico: libera circolazione delle merci, dei capitali, assenza di dazi. Null’altro.

Il Libro Bianco mette in guardia dall’idea di abbandonare gli altri obiettivi, ovvero la creazione di normative comuni sulla mobilità dei lavoratori, sulla tutela dei consumatori, sull’accesso alle professioni. In questo scenario si procederebbe per accordi bilaterali in qualsiasi contesto. Per Juncker questa ipotesi mette a rischio l’integrità della moneta unica così come la cooperazione in materia di rifugiati.

In questo scenario, l’Unione Europea resterebbe in piedi per un solo obiettivo: il mercato unico. È difficile vedere sostanziali differenze con la situazione attuale.

Questo scenario potrebbe essere anche intitolato “Solo il mercato unico. Come sempre”.

Scenario 3 Chi vuole di più fa di più

In questo scenario alcuni Stati membri fanno più di altri verso un obiettivo comune, altri meno.

Questa ipotesi apre all’Europa a due velocità.

Le “coalizioni dei volonterosi”, come le chiama il Libro Bianco, opererebbero in comune in ambiti specifici quali la difesa, la sicurezza interna, la fiscalità o le questioni sociali.

“Un gruppo di paesi, ossia i paesi appartenenti alla zona euro e alcuni altri, decide di cooperare molto più strettamente nell’ambito della fiscalità e delle questioni sociali. Una maggiore armonizzazione delle norme e delle aliquote fiscali riduce i costi di conformità e limita l’evasione fiscale. Grazie a norme sociali concordate è possibile garantire certezza alle imprese e contribuire a migliorare le condizioni di lavoro.”

Lo scenario 3 potrebbe essere anche intitolato “Chi vuole fa di più, chi vuole fa meno. Nessuno fa il benessere della collettività”.

Scenario 4 Fare meno in modo più efficiente

L’Unione europea intensifica l’attività comune solo in alcuni settori quali l’innovazione, gli scambi commerciali, la sicurezza, la migrazione, la gestione delle frontiere e la difesa.

Per contro, cesserebbe di intervenire o interverrebbe meno nei settori in cui viene percepita come incapace di rispettare le aspettative: lo sviluppo regionale, la sanità pubblica o parti della politica occupazionale e sociale non direttamente collegate al funzionamento del mercato unico. Il controllo degli aiuti di Stato verrebbe delegato alle autorità nazionali.

Anche in questo caso non è messa in discussione l’ideologia del rigore. Gli Stati dunque non sarebbero liberi di fare il deficit necessario a gestire le proprie politiche in quei contesti non governati dalle istituzioni europee. Fare meno, ma fare austerità, è inutile. Nel documento, purtroppo, non si parla di una ridiscussione delle politiche economiche.

Dunque, questo documento potrebbe anche essere intitolato “Fare meno, ma comunque sotto austerità”.

Scenario 5 Fare molto di più insieme

Gli Stati membri decidono di condividere in misura maggiore poteri, risorse e processi decisionali in tutti gli ambiti. Il Parlamento europeo ha l’ultima parola sugli accordi commerciali internazionali.

“In seno all’UE27, l’attenzione e le forze si concentrano, alimentando l’ambizione di completare il mercato unico nei settori energetico, digitale e dei servizi. Grazie agli investimenti congiunti nell’innovazione e nella ricerca, si affermano diverse ‘Silicon Valley’ europee che accolgono gruppi di investitori di capitali di rischio, start-up, grandi imprese e centri di ricerca. La piena integrazione dei mercati dei capitali contribuisce a mobilitare finanziamenti per le PMI e grandi progetti infrastrutturali in tutta l’UE… Aumenta significativamente il coordinamento in materia di bilancio, sociale e fiscale, così come la vigilanza a livello europeo sui servizi finanziari. Nuovi sostegni finanziari UE vengono messi a disposizione per stimolare lo sviluppo economico e per reagire agli shock a livello nazionale, regionale e settoriale.”

Questo è lo scenario che sta più a cuore a Juncker, che auspica venga condiviso dagli Stati membri. Non si parla di allentamento delle politiche di austerità, e gli aiuti finanziari dell’UE rischiano di essere come il fallimentare Piano Juncker degli investimenti.

Questo scenario potrebbe anche essere intitolato “Fare molto di più insieme: lo stesso sbaglio”.


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