L'Editoriale

L’austerità è incostituzionale, parola di Consulta (e nostra)

Il rispetto dei vincoli di bilancio implica che lo Stato tenti di fare cassa in ogni modo finendo con l’emanare leggi incostituzionali come acclarato da due recenti pronunce della Corte Costituzionale.

Una si riferisce all’illegittimità del blocco delle rivalutazioni delle pensioni previsto dalla legge Fornero, l’altra riguarda l’irragionevole balzello fiscale del 58,5% previsto sul prezzo di vendita al pubblico delle sigarette elettroniche. L’austerità viene quindi colpita su entrambe le facce della sua medaglia: i tagli alla spesa pubblica nel caso delle pensioni, gli inasprimenti fiscali nel caso delle sigarette elettroniche.

In realtà al di là del giudizio di costituzionalità su specifiche norme, comunque figlie di un’esasperata disciplina di bilancio, a parere di chi scrive l’austerità, per come attualmente concepita, e cioè come modello permanente di politica fiscale, si pone di per sé in contrasto con la Costituzione, ciò non solo per le considerazioni qui esposte ma anche con specifico riferimento all’art. 47 della Carta Costituzionale di cui forniamo un estratto: la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme. Ricordo a tal proposito che in base ai più elementari principi della macroeconomia il risparmio è un flusso originato principalmente dal deficit pubblico. Contrarre il deficit significa scoraggiare il risparmio, l’esatto contrario del dettato costituzionale. L’attenzione dei giudici costituzionali andrebbe pertanto rivolta a quei trattati europei, viziati di palese incostituzionalità, che fissano limiti troppo stringenti al deficit pubblico. Quando lo faranno?

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