L'Editoriale

La Spagna dopo le elezioni: nessuno ha vinto

La Spagna dopo le elezioni: nessuno ha vinto

Sebbene le élites politiche ed economiche spagnole sembrino ignare dei fatti, pare che l’Unione Monetaria Europea abbia distrutto il sistema politico di un altro Stato.

Le elezioni politiche di domenica scorsa hanno dato risultati non chiari, generando molta confusione in Spagna ed all’estero. Il Governo tedesco è così perplesso che il suo portavoce ha dichiarato di non sapere con chi congratularsi per i risultati elettorali.

Scioccato e confuso, l’establishment spagnolo sta ancora cercando di digerire lo sgradevole menù servito dalle elezioni di domenica scorsa. Questa è la prima volta che i cittadini spagnoli sono andati a letto dopo le elezioni generali senza sapere chi sarebbe diventato il prossimo Presidente del Governo.

La tabella seguente mostra i risultati in termini di voto e di deputati eletti. Come ci si aspettava, i due nuovi partiti, Ciudadanos e Podemos sono entrati in Parlamento con un grande numero di nuovi deputati. Nessuno dei due aveva una rappresentanza in Parlamento sino ad ora. Ricordiamoci che il secondo dei due non esisteva un anno fa cosicché la loro impresa è ancora più sorprendente.

Tabella 1: Risultati elettorali e posti ottenuti nelle due Camere del Parlamento dai partiti politici

Tabella 1: Risultati elettorali e posti ottenuti nelle due Camere del Parlamento dai partiti politici

I sondaggisti hanno affrontato una sfida senza precedenti per pronosticare i risultati elettorali. Era chiaro che questi due nuovi partiti avrebbero raccolto un significativo numero di voti, specialmente perché vi erano molti cittadini indecisi alla vigilia elettorale.

Tuttavia, i sondaggi nell’ultima settimana non erano troppo distanti. Il loro errore più grande è stata la stima che hanno dato a Ciudadanos. Due settimane fa, alcuni sondaggi prevedevano che sarebbero arrivati secondi dopo i Socialisti. Comunque hanno ottenuto 40 deputati con 3,5 milioni di voti, una prodezza non minore. Molti si chiedevano cinicamente se i sondaggisti avessero scambiato i loro desideri per realtà.

Il partito conservatore, PP, è arrivato primo con il 28% dei voti, come previsto, ma è una vittoria di Pirro: hanno perso 3,6 milioni di voti dopo aver guadagnato un livello di consenso senza precedenti nelle elezioni politiche del 2011. Il sistema elettorale, dove un piccolo numero di deputati rappresenta province sotto-popolate dà al partito che arriva primo un premio di maggioranza. Grazie alle distorsioni del sistema, il PP ha ottenuto un numero di posti nella Camera Bassa del Parlamento più grande della sua parte di voti come pure il controllo del Senato. Ciononostante molti dei primi sostenitori non si sono bevuti la narrazione della ripresa economica, per di più gli scandali di corruzione hanno irritato molti elettori di centro-destra che hanno scelto di sostenere Ciudadanos. Ci chiediamo se Mariano Rajoy abbia un senso di rimorso riguardo alla sua mancanza di empatia nei confronti delle vittime della crisi economica, delle politiche di austerità o della tiepida risposta che il PP ha dato al costante flusso di scandali di corruzione all’interno del partito.

A sinistra i Socialdemocratici del PSOE hanno ottenuto i peggiori risultati della loro storia dal ritorno della democrazia. Comunque, dato che i sondaggi elettorali prevedevano un risultato ancora più catastrofico per loro, i capi partito si sono stati effettivamente sollevati e il loro leader, Pedro Sánchez non ha dovuto dare le dimissioni la stessa notte delle elezioni. Il PSOE è riuscito a tenere in alcune delle storiche roccaforti in Andalusia e Extremadura, ma sono diventati irrilevanti in regioni maggiori come Madrid, la Catalogna, e i Paesi Baschi.

Qualcuno si potrebbe chiedere se la leadership socialista non sia imbarazzata nel veder il proprio partito perdere 5.5 milioni di voti in meno di 11 anni. Andando ancor più oltre ci si potrebbe domandare se si stiano chiedendo che cosa hanno fatto di sbagliato. Tristemente, la risposta iniziale del presidente Zapatero alla crisi finanziaria globale, un importante piano di incentivi per la ripresa, era la risposta giusta. Infatti l’economia cominciò a riprendersi nel 2010.

Comunque, la rapida sottomissione di Zapatero alle politiche di austerità imposte dall’Idra Merkel-Trichet-Sarkozy ha distrutto la credibilità del suo partito. Oggi conservano la fedeltà degli attempati votanti appartenenti alla classe operaia. Hanno pagato a caro prezzo il loro europeismo. Audaces fortuna iuvat; se solo avessero mostrato qualche muscolo davanti alle richieste delle Istituzioni Europee avrebbero conservato la fedeltà degli elettori che li hanno abbandonati.

Osservando le espressioni dei principali leader politici quando hanno fatto le dichiarazioni la notte delle elezioni era chiaro come solo Pablo Iglesias, il leader dei Podemietes, fosse veramente soddisfatto. Con 69 posti in Parlamento Podemos è oggi a 340,000 voti dallo spodestare il PSOE dal posto di principale partito di sinistra. È stato un poco bizzarro che Pablo Iglesias abbia tracciato diverse linee rosse come condizione per aderire ad una coalizione con i Socialisti. Queste includono un cambiamento nel sistema elettorale per renderlo più proporzionale, un referendum per l’autodeterminazione della Catalogna e per difendere diversi diritti sociali, come il diritto ad avere una casa e sanità pubblica in Costituzione. Ci si sarebbe aspettati che mettessero più enfasi sul tema del lavoro e sulle politiche economiche volte a far uscire le persone dal condizioni di povertà.

La condizione di un referendum in Catalogna è probabilmente il prezzo pagato per aver incluso i sostenitori del sindaco di Barcellona nella coalizione di Pablo Iglesias.

Il successo di Podemos è stato spettacolare in Catalogna dove sono arrivati ai primi posti, spiazzando i partiti pro-indipendenza che insieme hanno ottenuto meno del 35% dei voti in quella regione. Molti cittadini di quella regione vogliono un referendum ma non necessariamente l’indipendenza, quindi forse, gli altri partiti potrebbero saggiamente considerare questa soluzione per l’infinita soap opera dell’indipendenza Catalana.

Podemos è arrivato primo nei Paesi Baschi e in Navarra, di nuovo spiazzando i partiti nazionali e regionali, che hanno dominato la scena politica in queste regioni per decenni; questo è uno dei risultati più inaspettati e interessanti di queste elezioni.

Se Podemos avesse formato una coalizione con la piattaforma di Alberto Garzón Unidad Popular, guidata da Izquierda Unida (IU), avrebbero guadagnato 14 posti in più, abbastanza per formare una coalizione di sinistra a la Portuguesa con il PSOE. Comunque, corrono separatamente e d il sistema elettorale ha preso a pugni IU: solo due posti nonostante abbiano preso più di 900,000 voti.

Molti ora incolpano Garzón ed Iglesias per aver lasciato il loro ego frapporsi alla formazione di una coalizione radicalmente anti-austerità.

Abbiamo ora il Parlamento più frammentato della storia di Spagna e questo complica oltre ogni immaginazione la formazione di un governo stabile. Un articolo d’opinione nel giornale El País recita: “Benvenuti in Italia.. ma senza italiani che gestiscano la situazione”. Il Congresso dei deputati, detta anche Camera Bassa, ha 350 membri. Un candidato per formare il governo ne ha bisogno di almeno 176 alla prima votazione o più voti a favore che contro al secondo turno. È arduo vedere quale leader avrà la capacità di formare una coalizione stabile con il livello di supporto richiesto. La seguente tabella mostra quanti posti ogni potenziale coalizione potrebbe prendere in totale.

Figura 1: Potenziali maggiori alleanze

Figura 1: Potenziali maggiori alleanze

Chiaramente Mariano Rajoy non può formare una coalizione di centro destra con l’unico supporto di Ciudadanos, in quanto cadrebbe, essendo a corto della maggioranza parlamentare richiesta.

Una coalizione di centro destra comprendente la moltitudine dei partiti nazionalisti conservatori [quelli che in Italia si chiamerebbero indipendentisti, NdT] e di quelli regionalisti [partiti locali che non vogliono l’indipendenza, NdT] è improbabile dato che il PP ha pochi amici tra quelli che vogliono “rompere l’unità della Spagna”. Un blocco di centro-sinistra neppure è facile da formare. Podemos, dopo tutto, è integrato da coalizioni locali differenti, hanno quindi bisogno di convincere troppi partiti con agende in conflitto. Alcuni “baroni” nel PSOE hanno avvertito che non supporteranno una coalizione con i “radicali” di Podemos che vogliono rimetter in discussione la sovranità della Spagna in Catalogna. In ogni caso, questo blocco a sinistra, cadrebbe in quanto non ha i 176 voti necessari.

Una coalizione arcobaleno con l’ala di sinistra, i regionalisti ed i partiti nazionalisti sarebbe difficile da gestire. È difficile vedere chi lotta per l’indipendenza della Catalogna in coalizione con I socialisti del PSOE.

Vedremo una “Gross Koalition” alla tedesca, tra PP, Ciudadanos e PSOE? Questa sarebbe probabilmente la scelta preferita dalla Commissione Europea, Mario Draghi, Angela Merkel e molti nell’ establishment spagnolo. Comunque, sarebbe un suicidio per il Partito Socialista. In due anni di tempo, Podemos diventerebbe la nuova Syriza ed il PSOE seguirebbe la strada del defunto PASOK. Pedro Sánchez ha recentemente dichiarato che non supporterà un governo guidato da Rajoy. Un’altro scenario è che il PSOE lasci governare il PP a patto che porti avanti una riforma costituzionale.

La nuova magna carta dovrebbe esser approvata in un referendum seguito dalla dissoluzione delle Camere e da nuove elezioni generali, probabilmente in meno di due anni. Molti, specialmente a sinistra, vogliono la riforma della Costituzione per affrontare la questione catalana e proteggere alcuni diritti sociali, in una nazione traumatizzata dalle aspre conseguenze dell’austerity. Il problema è costruire un consenso nelle Camere ora frantumate su come il nuovo testo costituzionale dovrebbe essere. In ogni caso, con questo controllo sul Senato, il PP può respingere qualsiasi emendamento alla costituzione che non sia di suo gradimento.

Il re ha due mesi per proporre un candidato che possa assicurare il mandato. Se nessun candidato si guadagna la fiducia del Parlamento, il re può indire nuove elezioni. La Spagna è entrata in un territorio sconosciuto poiché non vi è esperienza con le grandi coalizioni, che sono situazioni più comuni a nord dei Pirenei. L’unica cosa chiara è che il nuovo governo non avrebbe abbastanza legittimità per fare qualcosa di significativo, lasciando così a Bruxelles la guida per definire le riforme strutturali.

Noi speriamo che Bruxelles, Francoforte e Berlino abbiano ricevuto il messaggio che la loro austerità, la svalutazione interna e la ricetta delle riforme strutturali hanno fallito e sono controproducenti. Le politiche sponsorizzate dai leader europei e doverosamente applicate dal sistema bipartitico hanno prodotto una disoccupazione spaventosa, che ha raggiunto il 27%, più del 50% tra i giovani, l’espulsione di centinaia di migliaia dalle loro case, facendo sprofondare il 30 % della popolazione sotto la soglia di povertà.

I partiti che le hanno sostenute sono ora a rischio di sparizione dalla scena politica e stanno per esser rimpiazzati da nuovi partiti. È improbabile che un nuovo governo avrà il coraggio di far mandar giù ai cittadini ancor più “pillole amare”. Gli spagnoli vogliono crescita e lavoro, non riforme senza risultati.

La stabilità è svanita nel sistema politico spagnolo. In cambio la vita politica può diventare più democratica, interessante e trasparente. Potremmo anche assistere alla formazione di un fronte dei Paesi del sud all’interno della UE.

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