La Teoria

Il mito del moltiplicatore monetario

Il mito del moltiplicatore monetario

Realizzare che la Fed non controlla la base monetaria ha portato Mosler a concludere che il concetto di moltiplicatore monetario è inaccurato. Autonomamente Mosler è arrivato a comprendere che andrebbe invertito il rapporto di causalità tra le variabili descritte in un tipico libro di testo sulla moneta e sul sistema bancario. È interessante notare come la sua analisi sia simile ad altre interpretazioni Post-Keynesiane del modello del moltiplicatore monetario.

La definizione convenzionale recita:

Il moltiplicatore monetario (m) […] ci dice in che misura l’offerta di moneta (M) varia rispetto a una certa variazione della base monetaria (MB). Ossia M = m x MB. (Mishkin, 1995, p. 390)

Mosler critica questa interpretazione:

Il moltiplicatore va inteso semplicemente come il rapporto tra l’offerta di moneta e la base monetaria (m = M/BM). Variazioni nell’offerta di moneta causano variazioni nella base monetaria, non viceversa. Il moltiplicatore monetario è descritto più precisamente da un quoziente (BM = m/M). (Mosler, 1995, p. 10)

Consideriamo le affinità tra l’analisi di Mosler e il rifiuto di Lavoie della definizione ortodossa:

[…] la variabile dipendente è l’ammontare della base monetaria […] la moneta determina la base monetaria […] Si può quindi parlare di un divisore monetario pari all’inverso del moltiplicatore monetario. (Lavoie, 1992, p. 174)

Abbiamo toccato molte questioni sollevate in Soft Currency Economics che mostrano come l’analisi di Mosler sia coerente con la discussione Post-Keynesiana sul tema della moneta endogena e come Mosler stesso faccia parte di coloro che propongono l’approccio Post-Keynesiano alla moneta.

 

Originale pubblicato nel giugno 1996

Traduzione a cura di Andrea Sorrentino, Supervisione di Maria Consiglia Di Fonzo


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