L'Editoriale

A Michele

A Michele
Perché il meglio della vita possa essere consegnato alla lotta

Io credo che siamo sempre responsabili di ciò che facciamo, e liberi. Alzo al mano, sono responsabile. Giro la testa a destra, sono responsabile. Sono infelice, sono responsabile. Fumo una sigaretta, sono responsabile. Fermo gli occhi, sono responsabile.
Dimentico di esser responsabile, ancor di più lo sono…

[Godard, Vivre sa vie]

Una parte dell’opinione pubblica si è stupita che la lettera di Michele, il giovane trentunenne suicidatosi a Udine, sia stata interpretata come il manifesto sofferente di una generazione che non riesce a vedere un futuro davanti a sé.

Giulia Belardelli, Giornalista dell’Huffington Post, esprime così il suo stupore:

Per me il gesto di Michele è incomprensibile, un mistero privato in cui mi rifiuto di leggere una dimensione politica, per quanto sia lui stesso a presentarlo come tale.

Non è la scelta del suicidio a rendere quella lettera “politica”, ma l’atto di accusa verso l’attuale assetto della società, fonte di tale profonda angoscia. La disoccupazione e la precarietà in tutte le loro accezioni, lavorativa, sentimentale ed esistenziale, costituiscono oggi un male che affligge larga parte di noi giovani; esse sono espressione di una società in cui larga parte degli individui ha smesso di ricercare, ha smesso di sentirsi responsabile di ciò che avviene oltre le mura della propria famiglia, del proprio giro di amicizie, del proprio paese.

Che cosa avviene quando lo Stato priva l’individuo degli strumenti per poter vivere serenamente, come ad esempio il diritto al lavoro, e l’individuo non trova dentro di sé quella forza per combattere contro questo stato di cose ingiusto? Probabilmente ci si convince che l’unico modo per esercitare la propria volontà libera sia scegliere quando mettere fine alla propria esistenza. Di fronte al gesto di Michele, a noi rimane da chiederci:

In che cosa consiste la libertà?

La libertà consiste nella continua ricerca nel determinare la propria essenza di Uomo in un’esistenza che non sia solo individuale, ma corale; la libertà consiste in questa lotta quotidiana, in questa ricerca.

Se avessi potuto incontrare Michele il giorno prima, per strada o in qualche posto in giro per Udine, alla sua inquietudine avrei provato a rispondere con le parole di Pablo Neruda:

Prendi il meglio della tua vita e consegnalo alla lotta

Questa è la libertà.

I nostri tempi sfidano i giovani in una battaglia ad armi impari: la mancanza di lavoro rende difficile esplicare serenamente la propria vita politica di cittadino nelle diverse associazioni, sindacati e nei partiti, perché il lavoro è diventato una grande fonte di angoscia costante. In questa situazione dobbiamo esercitare l’unica libertà che ci è rimasta: lottare insieme.

Relativamente al tema della libertà, i padri costituenti si sono premurati di inserire nella Costituzione Italiana un articolo per spiegare agli Italiani, da poco usciti dalla dittatura, che cosa significasse esser cittadino della Repubblica.

Art. 4: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.

La Costituzione riconosce a tutti i cittadini il diritto ad essere liberi, definendo tutti i diritti che lo Stato deve rendere effettivi e che devono orientare le politiche pubbliche. Tuttavia, nel declinare l’essenza della libertà, lega a doppio filo i diritti ai doveri che ognuno ha verso la società.

La disoccupazione 0% come obiettivo alla base di un rinnovato Patto Sociale

Lo Stato può attuare politiche economiche volte a garantire la piena occupazione comprando tutta l’offerta di lavoro, attraverso la creazione di valuta da parte della Banca Centrale. La Teoria della Moneta Moderna mette alla luce come la disoccupazione sia semplicemente offerta di lavoro in una specifica valuta non comprata dallo Stato, monopolista di tale valuta.

Che cos’è la disoccupazione?

Nel pensiero economico dominante, la disoccupazione attiene esclusivamente alla responsabilità individuale, è considerata una condizione determinata dall’incapacità da parte del singolo individuo di adattarsi a ciò che il mercato chiede e dall’incapacità di vincere la competizione contro gli altri per guadagnarsi il posto di lavoro.

Le proposte di politica economica MMT volte a garantire la piena occupazione, quali ad esempio la proposta di Piani di Lavoro di Transizione, trovano fondamento proprio nella MMT. Essa struttura un modello interpretativo della realtà sociale a partire da un elemento nuovo nel panorama scientifico: la valuta come monopolio dello Stato. Tale concetto destruttura le categorie con cui siamo abituati a guardare al mondo per riconfigurarle in un altro modo.

La domanda da cui parte tutto il discorso MMT è:

Perché i lavoratori si offrono di lavorare in cambio di una specifica valuta? Perché in Svizzera si offrono di lavorare in cambio di franchi Svizzeri, in Eurozona in cambio di euro, negli U.S.A. in cambio di dollari?

La risposta che il pensiero accademico tradizionale dà a questa domanda è: “Perché lo impone la legge”.

Che cosa fa sì che la legge di uno Stato sia riconosciuta come tale da tutti, ma proprio tutti i cittadini di tale Stato? Gli storici sono concordi nel riconoscere come la forza della legge risieda nella forza militare dello Stato. Grazie al potere coercitivo, lo Stato può imporre a tutti coloro che risiedono sul suo territorio il rispetto della legge ed il pagamento delle tasse.

Quindi le tasse servono a monetizzare l’economia in una specifica valuta: gli Svizzeri si offrono di lavorare in cambio di franchi svizzeri perché lo Stato svizzero impone le tasse in tale valuta, gli Americani ricercano lavoro remunerato in dollari perché gli U.S.A. impongono le tasse in dollari.

Dato che tutti i soggetti residenti in un territorio sono obbligati a pagare le tasse allo Stato, tutti riconoscono in tale specifica valuta un credito fiscale, valido anche come mezzo di pagamento negli scambi tra privati.

La seconda domanda che il discorso MMT tocca è:

Da dove viene la valuta? Chi è che la crea e la mette in circolazione nell’economia?

Tornando ad esempi comprensibili a tutti: se non esistesse lo Stato svizzero, potrebbero esistere i franchi? Se non esistessero gli U.S.A., potrebbero esistere i dollari? La risposta è no.

La valuta è una creazione statale, detto in termini più complessi è un monopolio pubblico. Come funziona un monopolio?

Pensiamo ad esempio ad un particolare monopolio: i biglietti dello Stadio di Bergamo. Possiamo dire che, se in circolazione esistono biglietti dello Stadio di Bergamo, essi possono provenire solo dallo Stadio di Bergamo. Lo Stadio di Bergamo prima distribuisce i suoi biglietti e solo dopo li può ritirare allo sportello d’ingresso.

Quindi, posto che la valuta sia un monopolio pubblico, può lo Stato svizzero ritirare franchi svizzeri prima di averli distribuiti? A rigor di logica, no: prima lo Stato svizzero deve distribuire i franchi, solo dopo può ritirarli.

Con quale operazione lo Stato svizzero toglie dalla circolazione i franchi? Attraverso l’operazione di tassazione, con cui gli Svizzeri riducono i propri risparmi in franchi per onorare al pagamento delle tasse. E qual è l’operazione inversa, con cui lo Stato svizzero distribuisce i franchi? La spesa pubblica.

Lo Stato svizzero spende principalmente comprando beni e servizi da alcuni soggetti del settore privato in cambio di valuta. Successivamente, con la valuta ottenuta questi soggetti comprano beni e servizi da altri soggetti sempre appartenenti al settore privato. Quindi, seguendo la logica: può lo Stato svizzero ritirare dalla circolazione franchi svizzeri (attraverso le tasse) senza prima averli spesi? No, è impossibile. Prima lo Stato spende, e solo dopo può tassare. Ogni franco svizzero che costituisce il risparmio del settore privato è un franco svizzero che è stato prima speso.

Ciò che emerge da questi accenni al nucleo teorico fondante la Teoria della Moneta Moderna è come lo Stato non abbia limiti finanziari nella creazione di valuta, perché essa è un monopolio pubblico; tuttavia lo Stato è soggetto a limiti reali. Ad esempio, pensiamo ad uno Stato che voglia assumere insegnanti di matematica, però sul suo territorio non risiedano lavoratori in cerca di lavoro che abbiano le competenze richieste; lo Stato non potrà comprare il lavoro degli insegnanti per garantire un più alto livello di istruzione pubblica, nonostante le sue capacità finanziarie. Lo Stato, attraverso la creazione di valuta, può attivare solo le risorse reali esistenti. Se tali risorse reali non ci sono, non potrà ottenere beni e servizi prodotti dal lavoro.

L’approccio MMT spiega quindi come la funzione prima del sistema monetario sia l’approvvigionamento, da parte dello Stato, di beni e servizi, i quali costituiscono la ricchezza reale. La MMT pone inoltre in luce la differenza tra ricchezza reale e ricchezza finanziaria: la prima è tutto ciò di cui si può godere e che allieta la vita dell’uomo, la seconda non è altro che uno strumento per accedere alla ricchezza reale prodotta attraverso il lavoro.

Affinché tutti in una società possano godere dei servizi pubblici necessari a garantire l’uguaglianza sostanziale, ovvero affinché i diritti sanciti in Costituzione siano effettivi, è necessario che lo Stato imponga a tutti, attraverso la tassazione, di lavorare per produrre la ricchezza reale, per poi attuare politiche redistributive della ricchezza reale prodotta dalla società intera per garantire l’uguaglianza.

Quindi la disoccupazione è offerta di lavoro espressa in una specifica valuta, creata dallo Stato attraverso l’imposizione delle tasse e non ancora comprata dalla spesa dello Stato stesso.

Tornando al recente fatto di cronaca, la scelta di Michele di suicidarsi, legata a turbamenti esistenziali prodotti dallo stato di precarietà lavorativa, è stata una scelta determinata in primis dallo Stato che ha speso al di sotto del livello necessario affinché tutta l’offerta di lavoro espressa in euro potesse essere comprata.

Questa semplice introduzione alla MMT, in un tono colloquiale, vuole essere un primo passo per incentivare ad approfondire chi per la prima volta si approccia allo studio della macroeconomia. Per ulteriori approfondimenti si rimanda alle video pillole MMT elaborate dai referenti economici di Rete MMT e ai seguenti paper scientifici, che spiegano più nel dettaglio il concetto di Monopolista della Valuta e le sue implicazioni.

Il monopolista della valuta

Piena occupazione e Stabilità dei Prezzi: l’impossibile razionalità dello Stato?

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