L'Editoriale

Produzione di merci a mezzo di moneta

Produzione di merci a mezzo di moneta

Distruggere i consumi per distruggere il lavoro

La storia ci dice che ovunque esista divisione del lavoro e un intervallo di tempo tra produzione e consumo, vi è necessità di una pianificazione del processo produttivo: dal neolitico in cui si seminava in una stagione e raccoglieva in un’altra fino ai giorni nostri.

Oggi la pianificazione parte dalla definizione dell’investimento con cui le imprese comprano i fattori produttivi, in primis il lavoro, in vista del livello di produzione prevista.

Ma perché le aziende diminuiscono investimenti e assunzioni? La risposta è banale ma raramente si sente: per la diminuzione delle vendite! Le aziende programmano la produzione in base ai volumi di vendita attesi!

Imprese con magazzini pieni di merce invenduta, esercizi commerciali in cui non entrano clienti, non assumeranno mai neanche mezzo lavoratore in più. Le aziende assumono quando il personale e i macchinari che già hanno lavorano a pieno regime.

In sintesi le aziende non assumono perché non vedono le vendite aumentare: vi sarà disoccupazione finché la spesa totale in un paese non sarà tale da riuscire ad assorbire, ad acquistare, la produzione di quando tutti sono al lavoro.

La disoccupazione è la prova che la capacità produttiva del paese supera il livello dei consumi e non il contrario.

La disoccupazione è la prova che i consumi sono troppo bassi!

Quando i consumi crollano non ha senso dire: “le aziende devono aumentare gli investimenti!”.

Tutte le riforme volte a migliorare l’efficienza del sistema produttivo porteranno solo a diminuire il numero di persone necessarie a generare il medesimo livello di produzione.

Il senso comune porterebbe a ritenere impossibile che in economia si possano avere problemi perché non si consuma abbastanza: consumare è facile! Il problema è che, come detto in precedenza, viviamo in un’economia monetaria e per comprare beni e servizi sono necessari i soldi.

Non sono i bisogni delle persone ad essere insufficienti, è la moneta con cui comprare la produzione ad essere resa scarsa. Se domani mattina si dimezzasse la quantità di moneta in circolazione, molte spese non verrebbero effettuate, i consumi crollerebbero e vi sarebbero immediatamente molti più disoccupati.

Quello che a molti economisti non piace ammettere è che non esistono i pozzi o le miniere di soldi. La moneta non può diminuire per cause naturali, la moneta odierna non è altro che un codice creato dal nulla dalle banche centrali e messo in circolazione con la spesa dello Stato.

La scarsità di moneta è una scelta politica, la disoccupazione è una scelta politica.

Ma come si fa a mantenere i consumi a livello di piena occupazione, come fa lo Stato a modificare la quantità di moneta nell’economia?

Ogni volta che uno Stato spende, aumentano i soldi nelle tasche di qualcuno nel settore privato, il settore di cittadini e imprese. Ogni volta che lo Stato spende aumentano i soldi in circolazione. Come ben sappiamo, quando invece uno Stato tassa imprese e cittadini, i soldi in circolazione diminuiscono.

Uno Stato che per esempio spende 100 e tassa 90, lascia 10 soldi nei risparmi di famiglie e imprese aumentandone i risparmi.

La differenza, spesa pubblica meno tassazione dello Stato in un anno, è chiamata deficit. Il deficit pubblico corrisponde ai soldi che lo Stato ha lasciato nelle tasche di cittadini e imprese in un anno: più alto è il deficit, più aumentano i nostri risparmi.

L’unico creatore di vera moneta è lo Stato e se lo Stato non ne mette in circolazione abbastanza con il suo deficit continueremo ad avere merce invenduta e disoccupazione, continueremo a non sfruttare appieno la nostra capacità produttiva.

Ma prendiamo il caso euro. L’euro è strutturato in modo tale da non consentire allo Stato di lasciare nelle tasche dei cittadini abbastanza moneta (vincolo deficit/pil 3%) ed anzi, lo Stato è costretto all’austerità che con aumento delle tasse e diminuzioni di spesa pubblica, erode risparmi e consumi dei cittadini, creando disoccupazione.

Ad oggi purtroppo nessuno nella classe politica ha intenzione (e il coraggio) di promuovere l’aumento del deficit.

Ma da ora ogni volta che vedrete un’altra azienda fallita nella vostra zona, o un altro amico disoccupato, saprete che sarà perché i consumi sono troppo bassi per via del deficit troppo piccolo.

Ogni volta che qualcuno vi parlerà di come diminuire il deficit saprete che la sua ricetta è un pericolo per aziende e lavoratori.

 

Articolo pubblicato sul numero di novembre 2014 della rivista Bergamo Economia Magazine


Crediamo nella libera circolazione del sapere. Ogni nostro progetto è fruibile gratuitamente e realizzato in forma volontaria dagli attivisti di Rete MMT Italia. Se ti è piaciuto, premiaci con una libera donazione.

Commenta