Approfondimento

Riforma costituzionale: un’occasione clamorosamente mancata

Riforma costituzionale: un'occasione clamorosamente mancata

Com’è noto, la proposta di riforma costituzionale si concentra sulla parte seconda della Carta, dedicata all’Ordinamento della Repubblica, di cui intende modificare numerosi articoli. Al di là dei contenuti e del merito delle modifiche, all’attenzione dello scrivente sono balzate soprattutto le non modifiche. Il riferimento è, in particolare, all’art. 81 ed all’art. 117 della Carta. Il primo riguarda la previsione del cosiddetto pareggio di bilancio, inserito in Costituzione nel 2012 sotto la minaccia finanziaria dello spread, il secondo si sofferma sui limiti alla potestà legislativa.

Per quanto riguarda l’art. 81, il testo attuale prevede al secondo comma che il ricorso all’indebitamento è consentito al solo fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali. La norma impedisce, pertanto, di ricorrere all’indebitamento, quindi di fare o espandere il deficit pubblico, per contrastare gli effetti della crisi economica a meno che non ricorrano condizioni eccezionali quale potrebbe non più essere le cronica e consolidata, seppur drammatica, situazione socioeconomica del Paese, determinata dal perdurante ciclo economico avverso. È prevista altresì una maggioranza qualificata per approvare il ricorso all’indebitamento e ciò, obiettivamente, ne rende più difficile l’adozione. L’art. 81 rimane invariato nella nuova formulazione, nel menzionato secondo comma come negli altri, modificando solamente che ad intervenire, ove previsto, sia la sola Camera dei deputati invece delle Camere.

Per quanto riguarda l’art. 117, l’attenzione si concentra sul primo comma: la potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali. La parola comunitario viene sostituita dall’espressione dell’Unione europea, rimane invariato il resto. In questo caso, ciò che preoccupa è il mantenimento del cosiddetto vincolo esterno europeo.

Ora, mi domando, ma Renzi è la stessa persona che propone e sostiene la riforma costituzionale, ritenendola necessaria al bene dell’Italia, e che, recentemente, ha più volte dichiarato che l’Europa dovrebbe espandere il deficit pubblico, come hanno fatto gli Stati Uniti, per uscire dalla crisi? E che non ha mancato di evidenziare che i Paesi che sono cresciuti di più in Europa lo hanno fatto perché hanno macroscopicamente violato i vincoli di bilancio? E che continua a criticare l’Europa per il suo immobilismo? Perché se fosse la stessa persona, e mi sa tanto che lo è, non capisco come mai non abbia colto l’occasione della riforma costituzionale, impostata peraltro sul prendere o lasciare, per eliminare dall’art. 117 il riferimento al vincolo esterno europeo e per riformulare l’art. 81 semplicemente prevedendo: il ricorso all’indebitamento è consentito tenuto conto delle fasi avverse del ciclo economico. Punto.

Noi Italiani possiamo mai immaginare che questa riforma sia fatta per il bene del Paese nel momento in cui il suo principale sostenitore, il capo del Governo, non propone di attuare quelle modifiche che lui stesso, a parole, ritiene indispensabili alla ripresa del Paese? Evidentemente la riforma non va in questa direzione ma in tutt’altra e noi di Rete MMT, anche per questo, con ferma decisione voteremo ed inciteremo a votare NO.

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