Approfondimento

Perché un reddito base universale non è un buon sostituto del lavoro garantito

Perché il reddito di base universale non è un buon sostituto del lavoro garantito

Claire Connelly è una giornalista australiana free-lance che scrive di attualità, finanza, economia e politica. Non è un’esponente della MMT, tuttavia il suo articolo offre una valida riflessione nel dibattito socio-economico e politico e Rete MMT ha ritenuto utile metterlo in evidenza.

(la Redazione)


L’istituzione di un reddito base universale come strumento per affrontare il problema della disoccupazione e quello della produttività è diventato l’argomento “del giorno“, dal momento che i lavoratori sono sempre più lontani dal sistema produttivo e percepiscono retribuzioni tanto modeste da non riuscire a coprire il costo della vita.

Di conseguenza, i contribuenti australiani hanno dovuto farsi carico di un maggior debito per vivere.

Che cosa è il reddito base?

  • Un sistema in cui tutti i cittadini ricevono una somma di denaro incondizionatamente
  • Il reddito viene offerto dal governo o da un’istituzione pubblica
  • I sostenitori dicono che metterà fine alla povertà
  • Gli oppositori sostengono che distruggerà l’incentivo a lavorare

L’istituto del reddito base universale funziona come un sostituto parziale o totale del welfare esistente o del sistema di previdenza sociale, in cui ogni cittadino adulto riceve una somma fissa forfetaria da parte del governo – indipendentemente dal fatto che abbia già un’occupazione, dall’età, dalle sue capacità, dal sesso, dallo stato di salute o dalle sue competenze.

I principali economisti sostengono che istituire un reddito base universale significa gettare soldi su un problema [sperando che così si risolva] anziché cercare effettive soluzioni.

Inoltre, dal punto di vista del costo della vita, esso potrebbe portare ad un aumento del [tasso di] inflazione poiché farebbe aumentare la domanda di beni e servizi.

Gli stessi economisti [invece] ritengono che un programma di lavoro garantito sarebbe un modo migliore per affrontare sia l’inflazione sia la disoccupazione.

Fadhel Kaboub, professore associato di economia presso l’Università di Denison dell’Ohio, ha detto: “Ci dimentichiamo che il bene più prezioso sono le persone”.

Non permettiamo che il prezzo del grano o quello del caffè possano crollare a zero, tuttavia lasciamo che il prezzo del lavoro vada a zero.

Un programma di garanzia occupazionale funzionerebbe come un “Sistema Buffer Stock” – termine coniato dall’economista australiano Bill Mitchell, professore di economia presso l’Università di Newcastle – per descrivere la stabilizzazione del costo del lavoro.

“Per parafrasare Bill Mitchell, il grano non si suicida quando è disoccupato”, ha detto sempre il professor Kaboub.

“Il grano non aumenta il tasso dei divorzi. Alla disoccupazione invece sono associate gravi e costose conseguenze sociali, oltre che effetti economici negativi. Eppure abbiamo magazzini di stoccaggio del grano per mantenere questi prodotti sempre in regime di pieno utilizzo, indipendentemente dalle condizioni.”

In sostanza, il grano gode di maggiore protezione di mercato rispetto a te.

Pavlina Tcherneva, professore associato, presidente del Dipartimento di Economia e ricercatrice presso il Levy Economics Institute, afferma che un programma di reddito base agisce sull’illusione che in qualche modo il mercato fornirà le cose di cui le persone hanno bisogno, o che desiderano.

“Già ora il mercato non è in grado di fornire le cose che desiderano i consumatori disposti a pagare bene: ad esempio, le persone che percepiscono un reddito vorrebbero servizi per l’infanzia a prezzi accessibili, ma non ci sono” ha detto la professoressa Tcherneva.

Passa per la mente anche un’assicurazione sanitaria a prezzi accessibili che non discrimini in base a condizioni preesistenti.

Che cosa è un programma di lavoro garantito?

Un programma di lavoro garantito renderebbe il settore pubblico datore di lavoro di ultima istanza, capace di offrire alle persone disoccupate posti di lavoro in settori dell’economia e della comunità in cui la domanda non è soddisfatta: assistenza agli anziani, assistenza all’infanzia, istruzione, attività al dettaglio, piccole imprese ecc.

Il programma stabilirebbe anche gli standard minimi di base accettabili per un lavoro dignitoso nel settore pubblico [svolto] ad una paga dignitosa, definendo così uno standard che il settore privato deve rispettare (come minimo) per attirare i lavoratori.

Il programma ha anche il vantaggio di scoraggiare operazioni “stile 7-Eleven” in cui le aziende concordano di pagare i lavoratori con salari ad un livello inferiore alla soglia di povertà (sfruttamento che è probabile aumenti se va avanti l’accordo di libero scambio transpacifico).

Un programma di lavoro garantito collegherebbe i redditi a[lla produzione di] cose di cui le persone –e le comunità – hanno bisogno e permetterebbe loro di far parte del contratto sociale, di partecipare a migliorare le loro comunità ed il loro standard di vita.

“Il programma stabilirebbe gli standard minimi di base accettabili per un lavoro dignitoso nel settore pubblico in cambio di una paga dignitosa, definendo così uno standard che il settore privato deve rispettare (come minimo) per attirare i lavoratori”, ha detto.

“Questo [standard] comprenderebbe condizioni di lavoro dignitose, un trattamento pensionistico di base ed altri benefici salariali. Il programma di lavoro garantito è uno strumento istituzionale che garantisce il diritto al lavoro e stabilisce un livello minimo di reddito per l’economia nel suo complesso”.

“Questo significa che non sei solo un consumatore passivo che percepisce un reddito base. [La garanzia del lavoro] ti offre il diritto di essere utile alla società e di poter spendere”.

Ma alzando le mani [in segno di resa], sostenendo che “non ce lo possiamo permettere”, il governo accetta tacitamente che per un ampio settore della popolazione ci sia poco o nulla da fare per contribuire ad aumentarne il reddito potenziale.

Il tasso di disoccupazione in Australia è pari al 5,6% circa.

Il professor Mitchell calcola che il danno economico causato dalla disoccupazione è pari a circa 60 miliardi di dollari all’anno, circa il 4% del PIL.

“Accettando che il Governo debba semplicemente offrire un reddito minimo di base, lo assolvi dalla responsabilità di offrire un lavoro e perseguire la piena occupazione”, ha proseguito Mitchell.

“In questo modo stai ratificando le posizioni politiche liberiste che creano deliberatamente la disoccupazione come incentivo [di carattere] punitivo al lavoro”.

Mitchell stima che un programma di lavoro garantito costerebbe all’Australia 22 miliardi di dollari all’anno (al netto) e darebbe lavoro a circa 595˙000 persone disoccupate. Queste sarebbero tassate allo stesso livello degli altri redditi.

“Questo porterebbe il tasso ufficiale di disoccupazione al 2% della forza lavoro disponibile ed eliminerebbe la disoccupazione nascosta”, ha scritto Mitchell di recente.

Sarebbe un investimento di trasformazione nel benessere e nella produttività del Paese.

Il dottor Steven Hail, docente presso la Facoltà di Economia dell’Università di Adelaide, rifiuta il concetto che una garanzia occupazionale interferirebbe con il settore privato.

Il dottor Hail sostiene che [anzi il settore privato] sarebbe rafforzato dalla creazione di un pool di lavoratori che l’impresa privata potrebbe assumere in qualsiasi momento per soddisfare le esigenze di produzione.

“La spesa per un programma di lavoro garantito è quella che assicura che il deficit fiscale (cioè la spesa pubblica al netto delle imposte) e la spesa totale siano sufficienti a [garantire] la piena occupazione”, ha detto alla [TV] australiana ABC.

“[Il programma di lavoro garantito] è anticiclico, fa sì che i lavoratori accedano a posti di lavoro più remunerativi nel settore privato quando quei posti sono disponibili ed assorbe lavoratori in posti di lavoro che pagano salari minimi e offrono condizioni di lavoro socialmente accettabili durante una crisi.

Se al settore privato il programma di lavoro garantito non piace, la soluzione allora è quella di assumere quei lavoratori.”

L’economista in pensione Ellis Winningham ha dichiarato alla ABC che un programma di lavoro garantito metterebbe definitivamente fine alla disoccupazione involontaria, garantendo al tempo stesso la stabilità dei prezzi.

“Trasformare gli esseri umani in unità di consumo attraverso un sistema di reddito base non risolverà il problema”, ha concluso Winningham.

Ma prima che tutto questo possa avvenire dev’essere ricostruita la fiducia nel settore pubblico.

E dopo i disastri all’interno della ATO [Australian Taxation Office] e del Centrelink, il censimento pasticciato dello scorso anno e le recenti dimissioni dell’ex Ministro della Sanità Sussan Ley, è chiaro che il settore pubblico – e lo stesso Governo – ha il suo bel da fare.

 

Originale di Claire Connelly pubblicato il 19 gennaio 2017

Traduzione di Stefano Sanna, Supervisione di Maria Consiglia Di Fonzo e Andrea Sorrentino

Commenta