L'Editoriale

L’austerity (s)mascherata

L'austerity (s)mascherata

La stagnazione dell’economia italiana costringe gli economisti a ripensare il linguaggio per renderlo in grado di descrivere con toni positivi una catastrofe economica determinata da folli politiche di austerità.

Anche i giornalisti spesso vengono meno alla necessaria analisi del dato che sta dietro alla narrazione. L’ennesimo caso è offerto da un articolo su Repubblica di Roberto Petrin.

Nell’articolo è riportato il commento sui dati macroeconomici italiani del FMI, al cui timone siede la nuova direttrice Kristalina Georgieva.

L’articolo dà una verniciata di ottimismo, ricorrendo a frasi quali FMI promuove l’Italia che ha permesso migliori aspettative e conti pubblici 2019 che hanno generato un migliorato atteggiamento dei mercati. Si fa anche riferimento al rapporto costruttivo con la Commissione europea del nuovo Governo Conte 2 che ha evitato lo scatenarsi di una procedura di infrazione.

Dipinta in termini positivi anche la legge di bilancio, definita prudente anche se pecca di alcune sbavature quali Quota 100 e il reddito di cittadinanza, rispetto ai quali l’FMI consiglia una maggiore flessibilità, che introduce il suggerimento dell’abolizione di fatto!

Si continua inoltre a giocare al gioco delle tre carte. L’attuale Governo si accinge a varare una manovra che non va nella direzione della riduzione del cuneo fiscale. Infatti la riduzione della tassazione sui salari sarà effettuata a scapito dell’aumento della tassazione sui consumi e sui patrimoni, ovvero: i soldi che non prendo ai lavoratori prima li prendo dopo.

La narrazione però si sgretola di fronte alla realtà dei numeri. Il dato migliorativo di una crescita dello 0,2%, superiore dello 0,1 % rispetto a quella prevista, è una dichiarazione offensiva verso quella fascia della popolazione caduta in povertà a causa delle politiche economiche che hanno generato una stagnazione economica certificata dallo 0,1%!

Il rapporto del FMI ammette: “I redditi reali personali rimangono del 7% al di sotto dei livelli pre-crisi (2007) e continuano a rimanere indietro rispetto agli altri Paesi membri dell’Unione”. Ma la causa della mancata ripresa dei redditi risiede proprio nei suggerimenti del FMI, per il quale un consolidamento fiscale di medio termine credibile è necessario per abbattere il debito pubblico.

La ricetta non cambia e quel peggio è anche gli economisti del FMI sono consapevoli delle conseguenze della riduzione del deficit.

Un consolidamento fiscale di medio termine credibile è necessario per abbattere il debito pubblico, ma deve essere supportato da misure di sostegno alla crescita, di protezione dei poveri, di contrasto al cambiamento climatico.

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