L'Editoriale

L’acquario di Anna, una storia come tante

L'acquario di Anna, una storia come tante

Anna si chiede spesso se è lei quella dentro l’acquario o gli altri. O forse ci sono dentro tutti. È un pensiero che va e viene durante la giornata.

Laureata in Scienze Politiche, 35 anni, assunta da poco con il Jobs Act come segretaria in una studio di architetti si sente dire spesso:

sei stata fortunata di questi tempi…

Ma trova difficile spiegare che proprio perché si tratta di questi tempi che sono riusciti a inventarsi il Jobs Act e farlo accettare a tutti. Se fossero stati di altri tempi forse sarebbe scoppiata la rivolta nelle strade. Non la può chiamare fortuna ma non osa chiamarla neanche diversamente dato che è sempre meglio del periodo inventati un lavoro (ma non guadagnerai nulla). Se lo ricorda bene; aveva prima tentato la vendita dei prodotti di cosmesi tra le amiche (che compravano solo lo smalto in offerta) poi era andata in Inghilterra, terra promessa dei giovani laureati che non ha promesso però nulla di buono, dopo ancora era stato il periodo della pasta fresca nei cesti di Natale e quello della cameriera d’estate. Una cosa l’ha capita: puoi anche inventarti il lavoro ma se gli altri non comprano perché non possono spendere, resti un simpatico disoccupato inventore di lavori.

In verità ciò che le fa venire il fegato amaro più di tutto è la consueta frase dell’architetto:

Mi raccomando Anna, non cadere mai nella trappola della zona confort, dobbiamo essere sempre proattivi e in allerta.

Ogni tanto medita in bagno su come rispondere, tipo:

Cosa intende per zona confort, la normale serenità d’animo di non pensare ogni giorno a cosa farò domani?

Forse è meglio stare zitti, è un Jobs Act, possono lasciarti a casa da un momento all’altro e di questi tempi

L’architetto parla della ripresa in arrivo, parla di un aumento del clima di fiducia dei consumatori, ma lei che vede le commesse sa che sono quasi tutte per l’estero; Sud America e qualcosa in Inghilterra. Pochi i lavori in Italia. I consumatori italiani evidentemente sperano, ma non spendono.

L’architetto durante la pausa caffè sospira:

Povera Italia, come pensiamo di cavarcela se ci ostiniamo a non fare le riforme, non può fare tutto Draghi. E non possiamo dire che l’Europa ha torto quando ce l’ha con noi.

Anna vorrebbe rispondergli come si deve, quella frase riassume per lei così tanta ignoranza in poche righe! L’architetto si lamenta perché lo Stato non taglia in maniera selvaggia la spesa pubblica, ma si lamenta anche che lo studio non lavora più come un tempo. Se solo riuscisse a unire le due cose…

Ogni tanto risponde, poche parole lanciate nel vuoto:

Draghi crea la moneta, ma non per gli Stati. E se uno Stato non spende non può creare reddito per i cittadini. Io non penso che quello che fa Draghi sia utile per far ripartire il lavoro…

Lui la guarda con la tazzina a mezz’aria e con un mezzo sorriso le dice:

La fai facile tu…

E continua a pensare ad altro.

Il suo pensiero è sempre quello: c’è chi è convinto di nuotare libero nell’Oceano ma è invece rinchiuso dentro un acquario, come lei. La differenza è che lui non vede i vetri.

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