L'Editoriale

La crisi dell’attivista

La crisi dell'attivista

Anche gli attivisti di Rete MMT sono in crisi.

Al di là della preoccupante situazione economica, gli attivisti di Rete MMT vivono anche loro una crisi personale: si può sempre riuscire a mantenere un approccio aperto e di confronto costruttivo di fronte alle frasi fatte, ai luoghi comuni e alle idee che la maggior parte delle persone esprime durante discussioni (anche accese) sulla crisi economica?

L’approccio sempre positivo dell’attivista, spesso, si infrange di fronte ad argomentazioni che solo all’apparenza sembrano sensate, ma che in realtà non lo sono affatto.

Mi capita spesso che amici, conoscenti o anche persone qualsiasi, appena inizia la discussione su disoccupazione, stipendi, prospettive di vita futura, ecc., diano la colpa all’euro.

Mi dico: “Bene! Vedo che in molti hanno capito l’essenza del problema!”.

Ma appena la discussione si fa approfondita viene presa la direzione sbagliata:

  • il debito pubblico troppo alto,
  • paghiamo troppe tasse,
  • bisogna diminuire la spesa pubblica,
  • c’è la corruzione e i politici rubano.

Ed è qui che inizia la crisi. La mia!

Con calma cerco di riprendere fiato per commentare.

Innanzitutto tento di spiegare che eliminare l’euro per un’altra valuta che se, ancorché sovrana, verrebbe utilizzata come l’euro, significherebbe passare dalla padella alla brace. Poi passo a chiarire ciascun punto.

Il debito pubblico è troppo alto

Da dove arrivano tutti i soldi che utilizziamo ogni giorno? Dando per scontato che nessuno in casa si tiene una tipografia abusiva e che, anche qualora le banche ti diano i soldi, te li stanno prestando e li dovrai restituire con gli interessi (oggi non avviene nemmeno questo: il sistema bancario è pro-ciclico e, in piena crisi, ha difficoltà a finanziare l’economia, peggiorando così la crisi stessa). Questo significa che ci deve essere, da qualche parte, un’entità che è in grado di creare soldi (dal nulla), e un’altra che ha il potere di immetterli nell’economia reale spendendo (la favola degli elicotteri che gettano soldi dall’alto è appunto una favola).

Chi li crea è la Banca Centrale, chi ha la possibilità di immetterli nell’economia reale è lo Stato, attraverso la spesa, che è quindi pubblica per definizione e che, a questo punto, non diventa più il debito cattivo ma il nostro credito, centesimo su centesimo. I soldi spesi dallo Stato sono quelli che utilizziamo nell’economia reale per comprare e vendere beni reali.

In genere, dopo questo chiarimento noto nei mie interlocutori un atteggiamento che oscilla tra il dubbioso e lo sconcerto totale!

Paghiamo troppe tasse

Cosa verissima. Ma non per pagare i servizi! Lo Stato non può aspettare i soldi dai cittadini per poterli poi spendere, dato che i cittadini, come detto in precedenza, non li possono creare per primi come fa la Banca Centrale. È esattamente il contrario: prima lo Stato spende, poi incassa le tasse. Se ne paghiamo troppe, allora non abbiamo soldi sufficienti per acquistare tutti i beni prodotti, le industrie sono costrette a diminuirne la produzione e, di conseguenza, a licenziare i lavoratori. Questa è l’austerità ragazzi, l’austerità!

Qui gli interlocutori iniziare ad andare nel panico!

Bisogna diminuire la spesa pubblica

Di solito, presi dallo sconcerto perché hanno capito che è un fatto incontrovertibile che le tasse non possono pagare i servizi, i miei amici si imbattono in un altro fatto piuttosto ovvio. Sia che le tasse siano troppo alte, sia che lo Stato spenda sempre di meno, abbiamo comunque il medesimo problema: con l’austerità, i soldi a nostra disposizione diminuiscono comunque! In più, nel caso di diminuzione della spesa pubblica, c’è un’aggravante: minor spesa significa anche meno servizi (meno scuola, sanità, strade, sicurezza, ecc.).

C’è la corruzione e i politici rubano

E qui c’è l’apoteosi! Gli Italiani soffrono di una strana sindrome, purtroppo alimentata anche da quasi tutti i mezzi d’informazione: gli Italiani credono di essere la Nazione più corrotta del mondo! In realtà, le statistiche che evidenziano questo dato si basano su rilevazioni della percezione che i cittadini hanno di se stessi. Il che significa che basta alimentare questa percezione (o sindrome auto-flagellante) perché gli Italiani abbiano la percezione che il 92% dei cittadini viva nella corruzione.

In realtà, la corruzione stimata (non percepita quindi) colloca l’Italia tra il 16% e il 30% di corruzione, in buona compagnia con la Germania, che è percepita come perfetta ma non lo è nella realtà, considerato che il più grande caso di corruzione europea lo ha organizzato proprio la tedesca Siemens.

La parola “crisi” ha molti significati, a seconda del contesto. Per ogni attivista di Rete MMT questa parola assume sempre più spesso una connotazione anche interiore: lo sconvolgimento del proprio assetto personale e interiore (inquietudine, smarrimento, ecc.).

L’informazione teleguidata da un sistema di potere ramificato ha saputo rendere possibile l’impossibile, fatale l’evitabile e bello l’austero. Ha trasformando menti e animi dei tanti in scatole chiuse ed invalicabili, che ora, necessariamente, a volte forzatamente, devono passare per una faticosa crisi interiore per rimettere le cose nel giusto ordine.

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