Il Commento

Il tabù scricchiola. Avvenire apre il dibattito sulla MMT

Il tabù scricchiola. Avvenire apre il dibattito sulla MMT

Avvenire ha aperto il dibattito sulla MMT e questo è un fatto positivo: si è rotto un tabù. I primi due articoli pubblicati criticano la MMT, ma proprio i punti criticati rivelano una superficiale conoscenza del suo impianto teorico. Come spesso accade, la scarsa conoscenza della MMT genera fraintendimenti ed errate interpretazioni anche sul piano più prettamente politico, ovvero quello riguardante i risvolti di uno Stato monopolista della valuta. Ora che in Italia si parla di MMT, risulta fondamentale offrire gli strumenti che servono a comprenderla nel suo intero impianto teorico.

Il primo articolo dell’Avvenire sulla MMT, La spesa pubblica senza freni, l’idea Usa che seduce e spaventa di Pietro Saccò, illustra il dibattito statunitense in corso sulla MMT e le possibili conseguenze (perlopiù disastrose, dal punto di vista dell’autore) di un approccio MMT adottato dalla classe politica italiana.

Il secondo, di Leonardo Becchetti, Denaro “gratis” senza limiti, la crescita non passa di qui, confonde i concetti di risorsa reale e risorsa finanziaria e cade nell’errore di pensare che la MMT non prenda in esame il rischio dell’inflazione. Per Becchetti è più rischioso avere uno Stato che emette la propria valuta che uno Stato che la prende in prestito dai mercati, i quali eserciterebbero una positiva disciplina sulla politica.

Sabato scorso Avvenire ha pubblicato però una voce fuori dal coro. Consigliamo la lettura dell’articolo di Francesco Gesualdi MMT, ecco la via per uscire dalla trappola del superdebito, che al di là del titolo e di alcune imprecisioni coglie in pieno il valore rivoluzionario della MMT per il nostro tempo: la priorità dell’interesse collettivo.

Lo Stato ha anche il compito di promuovere occupazione, servizi pubblici e tutela dei beni comuni. Quando vi sono alta disoccupazione e molti bisogni sociali e ambientali da risolvere, ha il compito di forzare la situazione, addirittura il dovere di imprimere un’accelerazione al sistema per spingerlo a utilizzare al meglio tutte le sue potenzialità umane e materiali al servizio del bene comune.

La Modern Monetary Theory (MMT) propone di rompere questa dipendenza in maniera radicale, sovvertendo non solo il rapporto fra Stato e banche, ma addirittura la funzione del sistema fiscale. E se sono comprensibili perplessità e timori rispetto alla sua capacità di funzionare all’atto pratico, va però riconosciuto il valore dei princìpi su cui si fonda. Due in particolare: l’interesse collettivo è preminente su quello privato; la moneta va gestita come un bene comune al servizio di tutti, anziché come merce per il lucro di pochi.

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