Il Commento

Brexit: quello che è buono per te è un dramma per loro

Questo articolo pubblicato dal corriere della sera è un esempio di come il pensiero neoliberista concepisce il tema occupazione-disoccupazione. Il commentatore prende spunto dall’ultimo dato sulla disoccupazione della Gran Bretagna ovvero un dato in costante riduzione, oggi pari al 4%.

Quello che per il 99% dei cittadini è un elemento di assoluta positività ovvero quasi tutti quelli che cercano un lavoro lavorano è per il giornalista una notizia negativa perchè

molte industrie ora stanno facendo fatica a trovare dipendenti e questo spinge verso l’alto i salari, intaccando i profitti delle aziende.

 Si tratta di un’affermazione che sintetizza l’obiettivo delle politiche neoliberiste:non la piena occupazione ma la riduzione dei salari a vantaggio dell’aumento dei profitti. Nulla di nuovo sotto il cielo.

Per comprendere la natura dell’avversione del pensiero neoliberista alla piena occupazione possiamo fare riferimento al lavoro dell’economista Michal Kalecki che in un paper del 1943 spiegava gli aspetti politici del pieno impiego. L’avversione dei capitani d’industria del suo tempo era rivolta verso:

1) l’ingerenza dello Stato nella questione dell’occupazione in generale

2) La spesa pubblica per investimenti pubblici e sovvenzioni del consumo

3) Le trasformazioni sociali e politiche derivanti dal mantenimento costante  del pieno impiego

Per quanto riguarda il primo punto Kalecki fa osservare che uno strumento di pressione che l’èlite finanziaria utilizza per fare pressione sui governi è rappresentato dall’atmosfera di fiducia; quando questa è intaccata, il mercato riduce gli investimenti con conseguente riduzione della produzione e dell’occupazione. Per garantire la “giusta” (per il mercato) atmosfera di fiducia è necessario che lo Stato implementi delle politiche favorevoli al mercato. Al contrario quando lo Stato favorisce l’occupazione mediante un intervento di spesa pubblica altera quell’atmosfera di fiducia, la quale si dimostra nei fatti uno strumento di forte e decisa pressione sui governi ad opera dei grandi gruppi industriali e finanziari.

Kalecki evidenzia come gli investimenti dello Stato in settori quali ad esempio trasporti o servizi pubblici toglie il mercato ai privati e soprattutto ne riduce la redditività. L’economista fa osservare che i capitani di industria sono contrari anche ad una spesa pubblica orientata all’aumento dei consumi attraverso sostegni economici e sussidi. Tale intervento, agli occhi dei capitani di industria, risulta infatti in contraddizione con il principio “etico” secondo cui il pane deve essere guadagnato con il sudore della fronte (con la sola eccezione, ricorda sarcasticamente Kalecki, di chi vive di rendita da capitale).

Kalecki scrisse la risposta all’articolo del Il Corriere della sera 75 anni prima dell’articolo.

.. in un regime di continuo pieno impiego il licenziamento cesserebbe di agire come misura disciplinare. La posizione sociale del “principale” sarebbe scossa, si accrescerebbe la sicurezza di sé e la coscienza di classe dei lavoratori. Gli scioperi per un salario più alto e il miglioramento delle condizioni di lavoro sarebbero fonti di tensione politica

Ed anche se questo porterebbe ad una crescita economica a vantaggio di tutti capitalisti compresi

..la “disciplina nelle fabbriche” e la “stabilità politica” sono più importanti per i capitalisti dei profitti correnti. L’istinto di classe dice loro che una continua piena occupazione non è “sana” dal loro punto di vista perché la disoccupazione è un elemento integrale di un sistema

 Quello che l’articolo tratteggia con mano leggera e sapiente è esplicitato da Kalecki con la necessaria crudezza come è nella realtà.

Il pensiero neoliberista ha volutamente costruito il falso antagonismo tra occupazione e inflazione con l’obiettivo di trovare un argomentazione apparentemente scientifica per nascondere l’intento reale. Combattere il mostro divino dell’inflazione a costo di lasciare senza lavoro milioni di famiglie è un modo più accettabile per avere una giusta dose (per il mercato) di disoccupazione. È così che va intesa la formula del NAIRU.

È scritto e spiegato da decenni, grazie anche al lavoro di Kalecki, perché quel che la maggior parte delle persone vede come un fatto positivo e ciò che fa tremare le élite.

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