L'Editoriale

ANSA: l’economia è un’opinione

ABI (Associazione Bancaria Italiana):

L’Italia fuori dalla recessione

FMI (Fondo Monetario Internazionale):

20 anni per il ritorno del lavoro in Italia al periodo pre-crisi

Pochi giorni fa, queste due notizie erano presenti sulla pagina che l’ANSA dedica all’economia. Se stessimo trattando di tecnologia, medicina o di qualsiasi altro ambito scientifico, sarebbe difficile leggere sulla stessa pagina dichiarazioni così contrastanti fra di loro, ma in economia è una consuetudine. È normale che la scienza che concentra tutti gli interessi, i conflitti e le ambizioni materiali dell’uomo venga presentata come qualcosa di completamente opinabile?

L’economia è un “Concetto che una o più persone si formano riguardo a particolari fatti, fenomeni, manifestazioni, quando, mancando un criterio di certezza assoluta per giudicare della loro natura”(1)?

In due parole la risposta sarebbe: assolutamente no.

In modo più articolato, si potrebbe dire che esistono più dimensioni legate all’economia:

il sistema monetario: il meccanismo di accredito e addebito che la società costituisce e usa oggi;

l’economia politica: la scienza descrittiva della creazione e distribuzione sociale delle risorse socialmente disponibili;

la politica economica: la scienza normativa che, dato un obiettivo politico di natura economica, cerca di individuare le misure necessarie a raggiungerlo, utilizzando l’economia politica come strumento.

Che spazio ha l’opinione in queste dimensioni?

Il sistema monetario è un sistema di accredito e addebito, di incremento e di decremento di numeri in un foglio di calcolo, in cui la moneta è una registrazione contabile, che oggi giorno è per intero contabilizzata informaticamente (anche il contante). È un meccanismo contabile creato e gestito interamente dall’uomo, con una complessità finita. Quindi, il suo funzionamento (descritto dalla MMT) non è opinabile in alcuna misura.

L’economia politica è una scienza descrittiva, che si confronta con fenomeni sociali reali (processi produttivi, rapporti di mercato, dipendenze tecnologiche) con una complessità tendente all’infinito, che necessitano di un’interpretazione e di modelli per semplificare il quadro. Si potrebbe introdurre un paragone con la meteorologia, nella quale trovano spazio nessi causali e dinamiche chiare, ma anche variabili che non si possono né rilevare, né tenere in considerazione. In effetti, sarebbe impensabile includere il battito di ali delle farfalle nei modelli che prevedono le correnti. I modelli sono, necessariamente, delle semplificazioni della realtà, non sono la realtà.

Ne consegue che, in economia politica, saranno sempre presenti dei margini di errore e spazio per le interpretazioni. Al contempo, però, esistono realtà scientifiche che escludono completamente la possibilità di alcuni scenari e che, a differenza di quanto sembra emergere dal confronto tra le dichiarazioni di ABI e FMI, delineano le possibili linee di sviluppo dell’intelaiatura su cui verrà costruito il futuro.

I principali fenomeni dell’economia reale, in primis disoccupazione e crescita, essendo oggi l’economia completamente monetizzata, sono strettamente legati al funzionamento ed alla gestione del sistema monetario (funzionamento descritto dalla MMT).

L’occupazione e la disoccupazione sono, per concezione, fenomeni creati dal sistema monetario in sé.

La disoccupazione consiste in persone in cerca di lavoro remunerato in una determinata valuta, per tanto, non può esserci disoccupazione senza valuta. Prima della creazione della moneta, la disoccupazione non è mai esistita. La disoccupazione è una funzione delle politiche fiscali. È la prova che il deficit è troppo piccolo, come viene spiegato nel capitolo dedicato alla disoccupazione di Primavera Economica.

Quindi, non ha senso dire che ci vorranno 20 anni per tornare ai livelli di occupazione pre-crisi, perché non si possono conoscere con certezza ‘storica’ le politiche fiscali che verranno attuate nei prossimi vent’anni.

Ha ancora meno senso affermare che l’Italia sia fuori dalla recessione, a fronte di tassi di crescita da prefisso telefonico: 0,1% secondo l’Istat ed ancora meno stando ad Eurostat. Si tratta di dati talmente piccoli, da non compensare neanche l’incremento demografico, tanto che il PIL pro capite continua a diminuire(2). Quindi, è empiricamente inesatto dichiarare che oggi l’Italia è fuori dalla recessione.

Esiste poi la dimensione della politica economica, che parte dall’individuazione di obiettivi politici quali ad esempio: la crescita, la piena occupazione o la stabilità dei prezzi, che in sé sono sempre passibili di critica.

A prescindere dalla dimensione oggetto di riflessioni (sistema monetario, economia politica o politica economica), per ottenere che le considerazioni siano scientificamente fondate, queste devono sempre essere basate sulla conoscenza di realtà impossibili da trascendere, in primo luogo il funzionamento del sistema monetario, di cui si possono trovare le basi nelle traduzioni degli MMP del prof. Randall Wray. Purtroppo, come dice il Premio Nobel per l’economia Paul Krugman in un recentissimo articolo apparso sul Sole 24 Ore:

La retorica dei dibattiti sulle finanze pubbliche è fatta in larga misura di sciocchezze.

 

Note:

(1) Definizione di “opinione” per l’Enciclopedia Treccani (http://www.treccani.it/vocabolario/opinione/)

(2) Fonte: Trading Economics.

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