L'Editoriale

ABC macroeconomia per Bonanni: la spesa pubblica dà lavoro, l’austerità lo toglie

Se dovessimo dare un volto alla spesa pubblica sarebbe di sicuro un volto tumefatto. A forza di tagli e aggressioni non potrebbe essere diversamente. Quando poi pensi che almeno una parte della classe politica si ravveda sull’argomento (per esempio la cosiddetta “minoranza PD” relativamente al pareggio di bilancio) ecco che spunta un altro alfiere del rigore: Raffaele Bonanni, segretario del sindacato CISL.

Nella sua intervista per Rai News 24 che trovate qui, si dice pronto a sostenere il governo Renzi sui tagli alla spesa pubblica, causa di “ruberie” e di tutti mali del paese. Lo esorta a non avere pietà e a redistribuire ad alcune categorie le risorse risparmiate tramite un’estensione della regalìa degli 80 euro.

È il caso di spiegare a Bonanni, leader di un sindacato, che questo discorso va nettamente contro gli interessi delle persone che dovrebbe rappresentare: i lavoratori e in generale va contro l’interesse dell’intero paese.

Tagliare la spesa pubblica peggiora l’economia dell’Italia già esangue e il peggioramento dell’economia distrugge quei pochi posti di lavoro rimasti.

In piena deflazione solo una corretta politica fiscale può rimettere le cose in ordine: aumentare la spesa pubblica e non aggredirla è la ricetta giusta.

L’attuale spirale deflattiva è alimentata dalla continua contrazione dei consumi interni: i consumi sono così bassi da non assorbire l’intera produzione del paese. Le imprese sono costrette a ridurre ulteriormente i prezzi della quota di beni e servizi invenduti con l’obiettivo di collocarli sul mercato e minimizzare le perdite. Ma questo comporta una diminuzione degli occupati e dei salari che a loro volta sono causa del peggioramento del calo dei consumi e conseguente diminuzione dei redditi e ulteriore riduzione dei fatturati. È una spirale che si autoalimenta perché il settore privato (cittadini e imprese, incluso il sistema bancario) è prociclico, cioè segue l’andamento generale dell’economia. Solo lo Stato con la spesa pubblica può rompere questa spirale andando ad aumentare la domanda di beni e servizi. Lo Stato può far ripartire l’economia diminuendo le tasse ed aumentando la spesa pubblica.

Quindi la spesa pubblica oggi non è troppo elevata come Bonanni lamenta ma al contrario è insufficiente e lo è anche a causa della soglia del 3% del rapporto deficit/Pil fissato dai Trattati Europei. Il governo Renzi purtroppo rilancia la sfida fiero di non voler dire stop.

Se poi Bonanni non fosse ancora convinto potrebbe fare qualche calcolo con questo esempio. Ipotizziamo che la ricchezza del settore privato sia pari a 1000 soldi e che con la regalìa renziana vengano immessi 80 soldi ma al tempo stesso, per far quadrare i conti, si taglino spese per 80 soldi su sanità e istruzione (Padoan docet). Un rapido conto:

1000 + 80 – 80 = 1000

il settore privato non ha aumentato la sua ricchezza, è stata solo distribuita diversamente e la spirale deflattiva non viene fermata. La ricchezza disponibile per cittadini e imprese aumenta solo quando la spesa pubblica supera le tasse (G – T > 0), ogni soldo di spesa a deficit erogata dallo Stato corrisponde in egual misura al risparmio del settore privato, come vuole la regola dei saldi settoriali (qui).

La battaglia da combattere quindi non è contro la spesa pubblica ma contro l’austerità perché è quella che sta soffocando il nostro paese. Peccato che Bonanni non stia facendo questa lotta, forse perché non conosce i saldi settoriali o forse perché non li vuole capire.

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