Il Commento

Parigi: una biforcazione del percorso storico

Il divenire della storia non è lineare: da periodi di stabilità, durante i quali anomalie e shock vengono riassorbiti dall’assetto storico, si passa ciclicamente a situazioni in cui perturbazioni dello scenario socioeconomico, anche relativamente piccole, possono dare luogo a quelle che in epistemologia della complessità si chiamano “biforcazioni catastrofiche”.

È il caso dell’attentato di Sarajevo, che ha innescato una concatenazione di eventi sfociata nella prima guerra mondiale, cambiando il corso della storia.

Le biforcazioni catastrofiche sono quelle che hanno portato in auge il cristianesimo con Costantino, oppure i Bolscevichi con la Rivoluzione d’ottobre, e altri fondamentali fenomeni storici.

L’attentato di ieri a Parigi, a tre giorni dalle elezioni a cui sono chiamato anche io a votare come cittadino francese, potrebbe ribaltare il risultato della gara elettorale.

È plausibile che Marine Le Pen aumenti il suo consenso sottraendo voti a Macron molto più che a Mélenchon.

È quindi plausibile che al ballottaggio arrivino Mélenchon, candidato a sinistra del partito socialista e, a parole, promotore di un’espansione del deficit pubblico, e la Le Pen, che nel suo programma parla di “tornare ad autorizzare un finanziamento diretto del Tesoro da parte della Banca di Francia per liberarsi del potere della finanza”. Sulla carta sembrerebbe un tracollo totale del paradigma liberista dell’austerità.

Nel caso plausibile che Mélenchon riuscisse, una volta al ballottaggio con la Le Pen, ad attirare la stragrande maggioranza dei voti degli esclusi al ballottaggio, vi sarebbero i presupposti per l’inizio di un importante asse Podemos-Mélenchon nell’Unione europea e di un asse Podemos-Mélenchon-Corbyn all’interno del discorso politico internazionale. Un asse che nel presente quadro storico potrebbe contribuire a far evolvere il discorso economico. Bill Mitchell, economista MMT, collabora con l’entourage di Corbyn, Red MMT España con il gruppo parlamentare di Podemos e abbiamo anche contatti con i collaboratori di Mélenchon.

Se nell’eventuale ballottaggio tra Mélenchon e la Le Pen vincesse la seconda, la geopolitica mondiale verrebbe radicalmente ribaltata. Come aveva già spiegato Alain Parguez in una precedente intervista, la Le Pen rappresenta il ponte tra Trump e la Lega Nord, oltre che probabilmente tra Trump e Putin, allineamenti di pianeti molto pesanti per l’UE (nonostante in pochi anni Marine Le Pen sia passata da NO UE, NO NATO, NO EURO ad un NO TTIP all’acqua di rose).

Nonostante tutto potrebbe anche vincere Macron, l’europeista pro austerità, quello del “teniamo il deficit sotto il 3%”. Quest’esito potrebbe spingere verso una radicalizzazione, ancor più marcata, delle posizioni politiche delle forze d’opposizione. Più a sinistra che a destra che nel Front National, la nipote di Marine Le Pen – che crescendo, con il tempo, acquisirà sempre più visibilità e potere – si è già completamente addomesticata, in ambito economico, al discorso egemone.

Qui finisce che per la sopravvivenza dell’Unione europea e dell’euro i terroristi potrebbero essere diventare il pericolo numero uno.


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