La Teoria

Dichiarazione d’intenti

Dichiarazione d'intenti

Lo scopo di questo lavoro è dimostrare chiaramente, attraverso la pura forza della logica, che gran parte del dibattito pubblico su molte delle questioni economiche attuali è privo di valore e spesso arriva al punto di confondere costi con benefici. Questo non è un tentativo di cambiare il sistema finanziario. È un tentativo di far luce sul sistema monetario fiat attualmente in vigore, un sistema molto efficace.

La validità del pensiero attuale sul deficit di bilancio federale e sul debito federale verrà contestata in modo tale da superare sia la visione dei falchi sia quella delle colombe. Una volta che realizzeremo che il deficit può essere privo di rischio finanziario, sarà evidente che i programmi di spesa dovrebbero essere valutati sulla base dei benefici economici che realmente comportano, e pesati a dispetto dei loro costi economici reali. In maniera simile, un’analisi di senso valuta l’impatto delle variazioni fiscali sull’economia, non sul deficit. Verrà anche mostrato che gli incentivi al risparmio con agevolazioni fiscali stanno creando la necessità di spesa in deficit.

La discussione comincerà con la spiegazione della moneta fiat e con la descrizione degli elementi chiave del funzionamento del sistema bancario. Sarà fatta luce sui seguenti aspetti:

  • La politica monetaria determina il prezzo del denaro e solo indirettamente ne determina la quantità. Sarà dimostrato che il tasso d’interesse overnight è lo strumento primario della politica monetaria. La Federal Reserve stabilisce il valore di questo tasso, che costituisce il prezzo del denaro, aggiungendo e drenando riserve. Poiché anche la spesa del Governo, la tassazione e l’indebitamento possono aggiungere e drenare riserve dal sistema bancario, anch’essi fanno parte di tale processo.
  • Il concetto del moltiplicatore monetario funziona al contrario di quanto si pensa. Variazioni nell’offerta di moneta causano variazioni nelle riserve bancarie e nella base monetaria, non viceversa.
  • La monetizzazione del debito non può avvenire e non avviene.
  • Alla base dell’emissione di titoli di debito federale sta la necessità di drenare le riserve in eccesso dal sistema bancario per sostenere il tasso d’interesse overnight, non quella di finanziare la spesa non coperta da tassazione. Quest’ultima (la spesa in deficit) crea in automatico una pari quantità di riserve in eccesso nel sistema bancario. L’indebitamento del Governo è un drenaggio di riserve che serve a sostenere il tasso sui fondi federali stabilito dal Consiglio dei Governatori della Federal Reserve.
  • Il debito federale è in realtà un conto di mantenimento del tasso d’interesse (IRMA – Interest Rate Maintenance Account).
  • La politica fiscale determina la quantità di moneta addizionale creata direttamente dal Governo federale. In breve, la spesa in deficit è creazione diretta di nuova moneta. Quando il Governo federale spende e poi prende in prestito, viene creato un deposito sotto forma di titoli del Tesoro. Di fatto, il debito nazionale è pari alla quantità di moneta addizionale complessivamente creata in maniera diretta attraverso la politica fiscale.
  • Le opzioni di scelta relative a spesa, tassazione e indebitamento, ad ogni modo, non sono vincolate dal processo in sé ma dall’appetibilità dei risultati economici che ne conseguono. L’ammontare e la natura della spesa federale, così come la struttura della legislazione fiscale e il mantenimento del tasso d’interesse (indebitamento), hanno conseguenze economiche considerevoli. La decisione di quanto prendere in prestito e quanto tassare può avvenire in base all’effetto economico che risulta dalla variazione del mix e non deve basarsi unicamente sul mix in sé (così come la decisione di pareggiare il bilancio).

Infine, la conclusione tratterà cinque questioni ulteriori:

  • Che succede se nessuno compra il debito?
  • Come il Governo riesce a spendere quanto spende senza provocare iperinflazione?
  • Piena occupazione E stabilità dei prezzi
  • Tassazione
  • Discussione sul commercio estero.

 

Originale pubblicato nel 1995, Revisione pubblicata nel 2012

Traduzione a cura di Andrea Sorrentino, Supervisione di Maria Consiglia Di Fonzo e Daniele Basciu

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