Approfondimento

Scozia e Catalogna, la storia si ripete?

Scozia e Catalogna, la storia si ripete?

Riproponiamo un articolo del 2014 scritto sette mesi prima del referendum scozzese.

Oggi è la Catalogna a rivendicare la propria indipendenza, ma, a differenza del caso scozzese, i Catalani non sanno se riusciranno realmente a votare. Non cambia però la sostanza del problema: si può lottare per la propria indipendenza non curandosi dei problemi legati ai vincoli dell’essere solo utilizzatore della valuta?

Per questo quell’articolo è ancora attuale…

(La Redazione)


Di Daniele Basciu

Con assistenza editoriale di Warren Mosler, a cui sono grato.

Diverse regioni (parte di Stati sovrani) in Europa hanno una significativa tradizione indipendentista e di movimenti politici identitari, Scozia e Catalogna sono due esempi.

Queste spinte indipendentiste sono profondamente radicate nella loro storia e cultura. Sia Scozia che Catalogna hanno governi locali che si caratterizzano per un certo grado di autonomia legislativa, e libertà d’azione rispetto ai rispettivi governi centrali.

La Catalogna ha in aggiunta la propria lingua che è ufficialmente riconosciuta dallo Stato spagnolo. Di queste due regioni, né l’una né l’altra ad ogni modo ha una valuta propria. La Scozia utilizza la sterlina inglese, la Catalogna utilizza l’Euro.

Alcuni dati

Il PIL della Scozia equivale a circa 150 mld £. La frazione di debito pubblico riferibile alla Scozia nell’ipotesi di secessione dalla Gran Bretagna è stata stimata in circa 8,4% del debito pubblico britannico totale, ovvero 153 mld £ (con un rapporto debito/PIL risultante pari al 103%) nel caso più sfavorevole ipotizzato nel “Libro bianco per l’indipendenza della Scozia” pubblicato dal primo ministro scozzese Alex Salmond. Dal 2008 al 2013 il tasso di disoccupazione è quasi raddoppiato passando dal 4.5% al 8.5%, a fronte dell’incremento dal 5.5% al 7.5% avuto dalla Gran Bretagna nello stesso periodo. Nel caso dell’ottenimento dell’indipendenza, la Scozia cercherebbe di ottenere una parte degli introiti derivanti dall’estrazione e vendita di greggio che oggi sono interamente a favore della Gran Bretagna.

Il PIL della Catalogna è di circa 212 mld €, e il debito pubblico della Catalogna è di circa 51 mld di €, con un rapporto Debito pubblico/PIL del 25.9%. La Catalogna è esportatrice netta se includiamo la Spagna nel “settore estero”. Il tasso di disoccupazione è aumentato fino al 22.6% dal 9% del 2008, mentre il tasso di disoccupazione della Spagna è di circa il 25% al momento. È da segnalare che la Catalogna contribuisce con un surplus di circa 15 mld di € al bilancio del governo centrale spagnolo.

2014: referendum e scenari

Durante gli ultimi anni le spinte indipendentiste sono cresciute considerevolmente in entrambe le regioni, e ci sono state imponenti manifestazioni popolari in Catalogna a Settembre 2012 e 2013. E pur esistendo differenze nelle origini storiche e culturali del malcontento in Scozia e Catalogna, è chiaro che lo sviluppo recente di queste spinte è direttamente correlato con la crisi economica che in misura differente ha colpito sia la Gran Bretagna che la Spagna. È perciò probabile che oggi l’indipendenza sia vista come un passo verso ripresa economica e prosperità. Nel 2014 si terranno due referendum sull’indipendenza in Scozia (a Settembre) e Catalogna (Novembre), e ci sono elevate possibilità che entrambe le regioni diventino stati indipendenti.

Risorse e vincoli

Nell’ipotesi di indipendenza, la capacità di impiegare efficacemente le proprie risorse reali, incluso il lavoro e le risorse intellettuali, determinerà i termini reali della capacità di commercio e dello standard di vita di Scozia e Catalogna. Una parte degli introiti dall’estrazione e vendita del greggio sarà di giovamento alla Scozia, benché le risorse naturali non siano un requisito imprescindibile perché l’indipendenza abbia successo. Separandosi dai rispettivi Stati di appartenenza, sia Scozia che Catalogna si faranno carico di nuove responsabilità che oggi sono di competenza dei governi centrali (l’esercito, per esempio). È possibile, ed anche probabile, che la Scozia e la Catalogna si troveranno di fronte a vincoli di natura finanziaria. Sfortunatamente, sebbene entrambe siano in cammino verso l’indipendenza, né Scozia né Catalogna hanno un piano credibile per un sistema monetario indipendente. Ed è assolutamente degno di nota il fatto che dodici anni dopo il disastro-Euro, questa parte fondamentale della sovranità nazionale sia stata ignorata, ottenendo solo lo spazio di superficiali riferimenti a un ventaglio di opzioni monetarie.

Per la Scozia sono state prese in considerazione tre possibilità

  1. Una nuova valuta Scozzese;
  2. Adozione e uso della sterlina Britannica;
  3. Ingresso in Eurozona.

La Commissione europea ha già pubblicato una comunicazione informale in cui afferma che una Scozia indipendente sarebbe fuori da Unione Europea ed Eurozona, non avendone sottoscritto I Trattati costitutivi. Questo rende inapplicabile l’opzione (3). La Gran Bretagna e la Scozia non hanno in programma una vera e propria “negoziazione ufficiale”, così dobbiamo interpretare alcune comunicazioni informali rilasciate da Governo e Ministero del Tesoro, e dal Primo ministro scozzese. Il Tesoro della Gran Bretagna ha dichiarato che garantirà integralmente il debito pubblico UK nell’eventualità che la Scozia diventi indipendente (la secessione avverrebbe nel 2016). In ogni caso, la Gran Bretagna considera la Scozia obbligata ad assumere un impegno verso la Gran Bretagna per una parte proporzionale delle passività esistenti. Questo significa che il secondo scenario è al momento il più probabile, come suggerito dal Primo ministro scozzese. Nello specifico, questo implica che la Scozia:

  1. Sarà utilizzatrice e non emettitrice della valuta, con il risultato, per la Scozia, di essere legata a politiche economiche pro-cicliche basate sui principi della “finanza bilanciata” e l’imperativo del bilancio pubblico in pareggio;
  2. Entrerà in questa nuova fase storica con un rapporto Debito pubblico/PIL elevato e problematico;
  3. Dovrà finanziarsi con una valuta che non emette;
  4. Non potrà fissare I tassi di interesse, inclusi i tassi dei titoli di Stato e il tasso interbancario;
  5. Perderà (come Stato indipendente) i trasferimenti fiscali dalla Gran Bretagna;
  6. Perderà la capacità di finanziamento e garanzia dei depositi bancari da parte della banca centrale.

La collocazione fuori dall’Eurozona potrebbe mettere la Scozia al riparo dalle politiche di Euroausterity, ma la Gran Bretagna potrebbe imporre i medesimi vincoli. Ad esempio l’accesso a un intervento di salvataggio da parte di Bank of England in favore del sistema bancario scozzese potrebbe recare con sé un pacchetto di “termini e condizioni” sulla base del modello UE. Successivamente all’indipendenza, il tasso d’indebitamento privato, o l’impossibilità di espandere l’indebitamento privato, magari dovuto a un rallentamento del ciclo economico, potrebbe portare a una crisi di solvibilità con il noto sintomo del “credito deteriorato” e tutto ciò che ne consegue, in modo molto simile a quanto descritto da Warren Mosler (2001) in “Riti di passaggio“relativamente agli Stati aderenti all’Eurozona .

Le opzioni per la Catalogna sono le seguenti:

  1. Richiesta di ingresso in Eurozona;
  2. Emissione di una nuova valuta ancorata all’Euro;
  3. Emissione di una nuova valuta propria non ancorata;

La Catalogna non sembra prendere in considerazione l’opzione (2), e il governo Catalano ha già esplicitamente dichiarato che le sue priorità sono il bilancio pubblico in pareggio e l’austerity (non è un modo di dire, usano esattamente questa parola!). Questo ha senso in un contesto in cui la Catalogna è un’amministrazione locale utilizzatrice di valuta, sotto i vincoli esistenti in UE. Ad ogni modo, se la Catalogna diventa indipendente ed adotta l’euro, continuerà ad essere vincolata dai legami che sono propri degli altri paesi utilizzatori dell’euro. Considerando che la Catalogna non potrà immediatamente avere accesso all’Eurozona, è più probabile che la Catalogna emetta una nuova valuta ancorata all’Euro. In questo caso I vincoli saranno i medesimi, con il nuovo Stato che sarà forzato ad agire pro-ciclicamente sulla base dei principi della “finanza bilanciata”. Questo significherebbe il permanere della disastrosa situazione della disoccupazione (molto simile alle condizioni in cui versa attualmente la Spagna), pur ottenendo la Catalogna il controllo sul surplus fiscale che attualmente è trasferito alla Spagna. In modo molto simile allo scenario descritto per la Scozia, la Catalogna potrebbe anche trovarsi di fronte a problemi originati dal sistema bancario, senza una banca centrale in grado di gestirli. E senza una banca centrale, c’è la possibilità che il Governo possa essere obbligato ad assorbire le perdite delle banche, come avvenuto nel caso dell’Irlanda. Pur diventando la Catalogna indipendente con un rapporto debito pubblico/PIL più basso rispetto alla Scozia, questo non garantisce che non ci sia una crisi del sistema bancario. L’Irlanda nel 2008 aveva un rapporto debito pubblico/PIL di appena 25%, ma come utilizzatrice della valuta ha avuto dei seri problemi nell’assorbire le perdite derivanti dalla crisi finanziaria, diventando in effetti una “colonia” della Trojka. Va ricordato inoltre che se la Catalogna dovesse accettare l’onere di nuove spese pubbliche, queste sarebbero (a differenza della Scozia) parzialmente controbilanciate dal surplus fiscale oggi riscosso dalla Spagna. E né la Catalogna né la Scozia controlleranno i propri tassi di interesse. E con le deboli prospettive di crescita esistenti nell’economia catalana, il sistema finanziario catalano potrebbe diventare più debole e vulnerabile di quanto sia il sistema spagnolo oggi.

Quali sono i punti in comune tra Scozia e Catalogna nel loro percorso verso l’indipendenza?

  1. Entrambe confidano nell’export per la loro futura crescita
  2. Assoluta noncuranza riguardo ai problemi legati ai vincoli propri di chi è utilizzatore di valuta
  3. Totale assenza di interesse verso politiche esplicite di piena occupazione
  4. Profonda sottovalutazione della vulnerabilità del sistema bancario che non sia fondato su una banca centrale che emetta la valuta sotto il controllo dello Stato

Tutti questi punti sembrano suggerire che la Storia probabilmente, e tristemente, si ripeterà.

Sardegna. Ciechi che guidano ciechi?

In Sardegna stanno emergendo diverse forze politiche indipendentiste. Parteciperanno alle prossime elezioni regionali (Febbraio 2014) dividendosi fra i cosiddetti “centro-sinistra” e “centro-destra” e in liste e coalizioni autonome. Molti di questi partiti hanno buone relazioni con le forze indipendentiste di Scozia e Catalogna. Sfortunatamente, sembrano condividere la medesima incomprensione riguardo lo Stato e il ruolo della tassazione; non danno alcun segno di aver compreso i vincoli inerenti alla struttura istituzionale UE e l’impatto conseguente sull’economia. Molti sognano una “Sardegna Stato indipendente in Unione Europea”, senza comprendere che gli Stati nell’Unione Europea sono stati declassati ad amministrazioni locali utilizzatrici di valuta, sotto la guida di un’élite tecnocratica che persegue politiche che stanno distruggendo le loro economie, realizzando orrendi crimini contro l’Umanità e l’annientamento di una civiltà.

Ma questo punto non sembra rivestire interesse per loro.


Scotland and Catalunya, the history will repeat itself?

by Daniele Basciu

With editorial assistance from Warren Mosler, to whom I’m grateful.

Several regions (parts of sovereign nations) in Europe present a significant tradition of nationalism and tribal politics, of which Scotland and Catalunya are two examples.

These tendencies are deeply rooted in their history and culture. Scotland and Catalunya both have local governments with a high degree of legislative autonomy, and freedom from their central governments. Catalunya even has its own language which is officially recognized by the Spanish State. Neither, however, have their own currencies. Scotland uses the British pound, and Cataluny uses the euro.

Some data

The Scottish GDP is about 150 mld £. The “share”of British public debt related to Scotland in case of secession from UK has been calculated in about 8.4% of British public debt: 153 mld £ (it would generate a 103% Debt/GDP rate), under the ‘worst case’ scenario featured in the “white book for the independence of Scotland“, published by the Scottish prime minister Alex Salmond. From 2008 to 2013 the unemployment rate doubled, increasing from 4.5% to 8.5%, in contrast to the overall increase from 5.5% to 7.5% for UK. In case of independence, Scotland would attempt to receive its share of the oil revenues that today accrue to the UK.

Catalunya’ GDP is about 212 mld €, and the Catalan public debt is about 51 mld € with the public debt/GDP at 25.9%. Catalunya is net exporter if Spain is included in the “foreign sector”. The unemployment rate increased to 22.6% from 9% in 2008, while Spain’s unemployment rate is currently 25%. Interestingly, Catalunya contributed about 15 mld € of fiscal surplus to the central government.

2014: referendum and scenarios

During last several years, the nationalist pressures grew considerably in both regions, and there have been large popular demonstrations in Catalunya in September 2012 and 2013. And while there are differences in the historic and cultural origins of the unrest in Scotland and Catalunya, it’s clear that the recent growth of these pressures is directly related to the economic crisis that in different measures hit both the UK and Spain. It is therefore likely today the independence is seen as a step toward economic recovery and prosperity. In 2014 there’ll be referendums about independence in Scotland (September) and Catalunya (November), and there’s a high probability that both regions will become independent states.

Resources and constraints

In case of independence, the ability to capitalize on its real resources, including labor and intellectual resources, will determine the Scottish and Catalan real terms of trade and standard of living. A share of the crude oil revenues will be a direct benefit for Scotland, though natural resources are not a requirement for successful independence. With independence, both Scotland and Catalunya will have new responsibilities that today are undertaken by their central governments (the national army, for example). It’s possible, and even probable, that Scotland and Catalunya will also face financial constraints. Unfortunately, even as they move towards independence, neither Scotland nor Catalunya has a credible plan for an independent monetary system. And it’s notable that twelve years after the euro disaster, this fundamental part of the national sovereignty has been all but ignored, with only casual reference to a variety of monetary options.

For Scotland three options have been considered:

  1. A new Scottish currency
  2. Adopting the British pound
  3. Entering the euro zone

The European Commission has already published an informal commmunication stating that an independent Scotland would be out European Union and Eurozone, because it didn’t sign the Treaties. This removes option 3. The United Kingdom and Scotland won’t be engaged in an “official negotiation”, so we have to try to interpret some informal messages released by UK Government and Treasury, and the Scottish prime minister. The UK Treasury stated that the UK would take full debt responsibility if Scotland become independent (the secession would be in 2016). However, the UK considers Scotland obligated to assume a proportional part of total UK liabilities. This means the 2nd scenario is currently the most probable, as suggested by the Scottish prime minister. Specifically, this implies Scotland:

  1. Will be user and not issuer of currency, with Scotland engaging in pro-cyclical economic policies based on “sound finance” and balanced public budget imperative;
  2. Will start this new era with a high, problematic public debt/GDP ratio;
  3. Will be required to fund itself with a currency it doesn’t issue;
  4. Will not set its interest rates, including bond rates and interbank rates;
  5. Will lose (as independent State) fiscal transfers from UK;
  6. Will lose central bank lending and guarantees of its bank deposits.

Opting out of the Eurozone could save Scotland from Euro-austerity policies, but the UK could impose the same tiye of constraints. For example the approaching BOE rescue of the Scottish banking system might carry EU type ‘terms and conditions’. After independence, the rate of private debt growth, or the inability to expand private debt, perhaps due to a slowdown in the economy, could lead to a solvency crisis with the usual symptoms of “bad loans” and all the rest that goes with it, very much as described by Warren Mosler for the States entering Eurozone in “Rites of passage“, in 2001.

Catalunya’s options include the following:

  1. Request entry to the Eurozone
  2. Issue a new currency pegged to the Euro
  3. Issue it’s own new currency

Catalunya seems not to be considering option 2), and the Catalan government has already explicitly declared its priorities are a balanced budget and austerity (it’s not a “way of sayng”, they use exactly this word!). This makes sense in the context of Catalunya as a local administration using the currency, under the existing constraints of the EU. However, if Catalunya becomes independent and adopts the euro, it will continue being limited by the constraints that are typical of the other users of the euro. Considering that Catalunya won’t be able to enter Eurozone immediately, it’s more likely that Catalunya would issue a currency pegged to the Euro. In this case the limits will be the same, with the new State forced to act pro-cyclically according to the principles of “sound finance”. This would mean the disastrous situation of unemployment (very similar to Spanish situation) would persist, even if Catalunya retains control the fiscal surplus that today is currently remitted to Spain. And much like the scenario described for Scotland, Catalunya could also face problems originated by the banking system, without a central bank able to deal with them. And without a central bank, there is the possibility that the Government could be forced to absorb the losses of the banks, as was the case for Ireland. Should Catalunya will become independent with a lower public debt/GDP rate than Scotland, there is no guarantee there won’t be a crisis of the banking system. Ireland in 2008 had a Public debt/GDP rate of only 25%, but as “user” of the currency had serious troubles absorbing the losses from its financial crisis, as it effectively became a “colony” of the Trojka. Also remember that should Catalunya (unlike Scotland) accept the burden of new public expenditures, these expenses would be partially offset by the Catalan fiscal surplus today collected by Spain. And neither Catalunya or Scotland will control their interest rates. And along with the dim prospect of improvement in the Catalan economy, the catalan financial system could become weaker and more exposed than the Spanish system today.

What are the similarities between Scotland and Catalunya in their road to independence?

  1. They both rely on exports for future growth
  2. Absolute nonchalance about the problems related to constrainsts of the users of a currency
  3. Total lack of interest in full employment policy
  4. Profound underestimation of the vulnerability of a banking system that is not based on a central bank issuing the currency under the control of the State

All these points seem to suggest that the history will probably, and suddenly, repeat itself

Sardinia. Blinds that drive blinds?

In Sardinia (island italian region in the Mediterraneo sea), several national parties are emerging. They’ll participate in the next regional elections (February 2014), equally divided between the so-called “left”, “right”, and autonomous parties. Many of these parties have good relations with independent parties in Scotland and Catalunya, and see them as an examples to be followed. Unfortunately they seem to share with them the same misunderstandings about the State and the role of taxation; they don’t show any sign of recognizing the constraints inherent in the EU’s institutional structure and how they relate to the economy. Many of them dream of “Sardinia as an independent state in EU”, ignoring that the States in the EU have been declassified to local governments, users of currency, lead by a technochratic elite pursuing policies that are destroying their economies as they carry out what are best described as horrible crimes against humanity and the destruction of civilization.

But this point seems of no interest to them.

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